Da diversi anni il Comune di Marano ha annunciato l’intenzione di “valorizzare” la Valle Grotari, una ex valle da pesca localizzata nei pressi dell’abitato, abbandonata ormai da lungo tempo. Il concetto di valorizzazione è legato allo sviluppo turistico del comune lagunare, coerentemente con la cultura dominante, che tende a non attribuire valore a porzioni i territorio e risorse che non vengano “usate”.
E’ noto, a chi frequenta la laguna, che Marano Lagunare soffra una pesante crisi economica. Finiti gli anni d’oro della pesca in mare, chiuso lo stabilimento della Maruzzella, inconsistente la pesca lagunare, Marano rischia seriamente di tornare a precipitare in quella povertà che l’ha caratterizzata per secoli. Il turismo sembra un approdo sicuro in cui riparare per sfuggire al fortunale socio-economico.
Recentemente il WWF del Friuli Venezia Giulia ha avviato una campagna di sensibilizzazione dell’opinione pubblica, opponendosi alla trasformazione di Valle Grotari in un insiediamento turistico. La valle, nel corso di lunghi anni di abbandono, ha seguito un processo di evoluzione ecologica, che ha determinato la comparsa di un esteso canneto. Nonostante la vicinanza del centro abitato, molte specie di animali, fra cui le più appariscenti sono ovviamente quelle di uccelli, hanno aprofittato del sito, stabilendovi la propria dimora. Il WWF segnala la presenza di 30 specie nidificanti, che verrebbero “sfrattate” con la realizzazione di un insediamento turistico (residenze e posti barca).
Vista da uno spettatore esterno, la discussione sembra mancare di qualche elemento.
Il Comune innanzitutto, dovrebbe chiarire meglio le caratteristiche del progetto, soprattutto sul piano economico. Chi investirà? Quanto? C’è qualcuno disposto ad investire e gestire il nuovo insediamento turistico? Esiste una reale richiesta? Quale sarà il flusso finanziario generato dall’iniziativa? In quanto tempo rientreranno gli investimenti? Quanti posti di lavoro verranno creati e soprattutto, quanti posti di lavoro disponibili per gli abitanti di Marano Lagunare? Bisognerebbe insomma esaminare il business plan dell’iniziativa. Il fatto che gli amministratori annuncino “rilanceremo così la nostra economia” non basta. Gli amministratori locali hanno dimostrato spesso di non avere il minimo senso degli affari: l’intera regione è costellata dei resti di iniziative abbandonate, skilift arrugginiti, centri visite in rovina, ristoranti abbandonati. Il turismo nautico in Alto Adriatico è una risorsa importante fra maggio e settembre. In quei cinque mesi si guadagnerà abbastanza per campare tutto l’anno?
Il WWF dovrebbe spiegare con dati concreti l’importanza del sito. 30 specie nidificanti sono presenti nei campi appena fuori Udine, dove i trattori corrono tutto l’anno ed i pesticidi vengono usati senza troppe remore. Quelle 30 specie sono rare? Sono presenti solo in Valle Grotari? Oppure la valle rappresenta un sito importante per la loro conservazione, dato che è uno dei pochi dove nidificano? Qual’è il rapporto fra il canneto di Valle Grotari e quello della foce dello Stella? Insomma, dal punto di vista ecologico e faunistico, che perdita reale vi sarebbe tornando a trasformare la valle in un’area fortemente antropizzata? Se l’ambiente di Valle Grotari è una risorsa per la comunità maranese, come è possibile usarla per produrre un vantaggio economico e sociale?
L’analisi che vorrei fosse fatta è banale, tutto sommato. Si tratta del tipo di valutazioni che chiunque abbia la responsabilità di gestire un territorio dovrebbe fare, senza bisogno di attendere suggerimenti in merito.
Non ho studiato il problema in modo sufficiente, anche perché non dispongo dei dati necessari, ma ho fatto alcune considerazioni di carattere generale. Secondo me la creazione di un insediamento turistico non rappresenta, oggi, un buon investimento. Io non investirei nemmeno mille euro su un insediamento a ridosso di Marano. Questo innanzitutto perché con la crisi economica il turismo viene ridimensionato.
Chi non ha tranquillità economica non viaggia, fa le ferie a casa, o fuori porta. Chi ha grande disponibilità economica verosimilmente non desidera passare le proprie vacanze in laguna, non quel tipo di laguna per lo meno.
Ho navigato per quasi trent’anni percorrendo in lungo ed in largo le nostre lagune, apprezzandone l’enorme valore naturalistico (anche fuori dalle oasi dove vanno tutti), ma se non fossi un appassionato delle scienze naturali, non andrei mai in vacanza in laguna, meglio le Maldive.
Ho cercato di ricordare la valle. Ci sono passato spesso, ma non mi ha colpito. Si tratta di 13 ettari circa di canneto, mentre nella riserva della foce dello Stella ci sono circa 150 ettari di un bellissimo canneto, molto ricco dal punto di vista faunistico.
Personalmente non amo la realizzazione di nuovi progetti di urbanizzazione, creazione di porticcioli, riduzione degli habitat naturali o prossimo-naturali. Emotivamente sarei contrario alla “valorizzazione” in senso turistico della Valle Grotari, d’altro canto credo che agire in quella direzione costituirebbe una piccola perdita dal punto di vista ambientale, ma una grossa perdita dal punto di vista economico. Insomma, se io fossi il Sindaco di Marano Lagunare, non ci crederei.
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marzo 2, 2011 alle 8:57 am |
Buongiorno dott. Moro.
Vivo a Marano, mi occupo di ornitologia a livello professionale da oltre 25 anni, e conosco bene tutta l’area lagunare e perilagunare in cui ho svolto e svolgo indagini e monitoraggi sull’avifauna per conto di diversi enti.
Le scrivo in merito al suo articolo datato 26.02.2011, in cui lamenta scarsa informazione da parte del WWF e del Comune . Mi sono stupito perché, se è vero che il Comune non ha predisposto né divulgato, un business plan dell’iniziativa come da lei notato, al contrario invece, per quanto riguarda gli aspetti ambientali e naturalistici, gran parte delle notizie che lei cerca, erano di pubblico dominio già una settimana prima del suo articolo (vedi sito del WWF, Blog su Valle Grotari, archivio del Messaggero Veneto e altra stampa locale). Mi preme quindi farle presente direttamente alcune di tali informazioni, affinchè possa avere tutti gli elementi per valutare più attentamente il “caso” della Valle Grotari.
1) Solo brevemente un cappello sugli aspetti “burocratici” e non ambientali : l’area viene venduta all’asta dal comune al miglior offerente e l’investitore in seguito costruirà e probabilmente gestirà direttamente il polo turistico. La progettazione dell’area è normata dal Piano Regolatore e dal Piano del Porto, che detta tutte le previsioni in termini di metri cubi edificati, abitanti insediabili etc.,; tale documentazione se si è interessati ad approfondire l’argomento, dovrebbe (il condizionale è d’obbligo) essere reperibile presso il Comune.
2) La valle ospita 1-2 coppie di falco di palude, circa 45-50 coppie di airone cenerino, circa 15-20 coppie di airone rosso, circa 10-15 coppie di tarabusino, è stata accertata la nidificazione del tarabuso nel 2003, nitticora e sgarza ciuffetto sono da considerarsi probabili nidificanti. Queste, eccetto l’airone cenerino, sono tutte specie di Direttiva Uccelli (79/409) e sono sufficienti, per chi si interessa di ambiente, a fare le opportune valutazioni sull’importanza dell’area, anche considerato che è l’unica zona umida in regione a possedere una tale varietà di specie di Ardeidi nidificanti.
3) Oltre ad essere area oggetto di monitoraggi a livello nazionale come il MITO (Monitoraggio Italiano ornitologico) e IWC (censimenti invernali Uccelli acquatici), la valle è una IBA (Importanting Bird Area) e questo è un riconoscimento dato a livello Europeo a siti di comprovata importanza per gli uccelli, in cui sono documentate le presenze e l’abbondanza dei nidificanti, soprattutto delle specie di Direttiva Uccelli (di queste valutazioni a livello di Comunità europea si è occupata Birdlife International tramite la LIPU). Tuttavia, in barba alle regole dettate dalla CE, la valle non è poi diventata ZPS, come invece sarebbe stato previsto dalla legge.
4) E’ chiaro che un’area di tali dimensioni non può complessivamente competere con le Foci dello Stella (12-15 Ha contro 1400 Ha), ma sono ambienti diversi fra loro: livelli idrici, flussi di marea, salinità fanno la differenza. Comunque alle Foci dello Stella sono presenti circa 5-8 coppie di falco di palude, 10-12 coppie di airone cenerino, 120 di airone rosso, 2-3 di tarabusino. Questo per rimarcare che non è certo la dimensione di un’area a renderla più o meno interessante dal punto di vista ambientale/faunistico.
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5) Mi è parso infine inverosimile che, pur frequentando Marano, lei non si sia mai accorto della spettacolarità faunistica della valle, e che affermi “Ho cercato di ricordare la valle. Ci sono passato spesso, ma non mi ha colpito”. Forse non ci è passato negli ultimi 5-6 anni…. La invito comunque a venire da marzo a giugno, a guardare con i suoi occhi, perché anche un profano camminando sull’argine si rende conto di quello che è presente al suo interno, così come si sono accorte di ciò alcune centinaia di maranesi che hanno firmato una petizione contro la distruzione della valle e continuano a inviare mail di protesta al Comune. Mi telefoni e venga, la accompagno volentieri, sono certo che anche lei, poi, manderà una e-mail indignata al comune.
Cordiali saluti
marzo 2, 2011 alle 12:29 pm |
Apprezzo molto l’intervento, anche se temo che l’intento del mio articolo non sia stato compreso.
Sto facendo l’avvocato del Diavolo, non l’avvocato del Comune di Marano, con cui non ho alcun rapporto, né del WWF, di cui non sono più socio da molti anni.
Ciò che desideravo mettere in evidenza è che, nel rapportarsi con il pubblico, sia le amministrazioni che i movimenti ambientalisti, siano carenti sotto il profilo informativo. Le informazioni riportate dalla stampa e dal sito del WWF non sono sufficienti a formulare un giudizio, per lo meno non lo sono per chi si occupa professionalmente di ambiente. Ho esaminato tutte le informazioni pubblicamente disponibili, ed ho acquisito altre informazioni, come sono solito fare quando devo giudicare un programma od un progetto. Ho cercato di essere obiettivo, ovvero di non seguire il cuore, che mi porterebbe a rifiutare qualunque progetto di cementificazione, e proprio per questo motivo non ho trovato gli elementi utili per dire “no” oppure “si”. Se io fossi l’autorità concedente autorizzazione, richiederei corpose integrazioni alla documentazione. Questo è quanto volevo sottolineare, soprattutto a vantaggio di coloro che lavorano per tutela dell’ambiente (gli investitori sono bravissimi a curare i propri interessi).
Passo agli aspetti tecnici. Sapere che Valle Grotari ospiti un certo numero di specie (e so che sono molte più di quelle che ha elencato qui) e che la comunità sia differente da quella delle foci dello Stella è un elmento utile, ma non dice molto sull’importanza del sito.
La domanda che io farei, da avvocato del Diavolo, è: se noi privassimo di quel sito di nidificazione gli aironi rossi ed i tarabusini, il numero di coppie in Friuli Venezia Giulia diminuirebbe in modo tale da rendere a rischio la conservazione delle specie? Questa è la domanda che si deve porre per forza chi gestisce il territorio in un’ottica regionale.
La risposta non mi sembra evidente esaminando le informazioni diffuse.
Questo vuole essere uno stimolo a migliorare la qualità degli interventi a salvaguardia degli ecosistemi e delle specie presenti sul nostro territorio. Un buon esempio, di cui sono in piccola parte “colpevole”, è stato il successo del comitato che si è opposto efficacemente alla realizzazione di un impianto idroelettrico sul torrente Resia. Il loro modo di operare è stato ottimo e credo dovrebbe costituire un esempio per tutte le comunità interessate a salvaguardare il proprio patrimonio ambientale.