Si fa presto a dire pesce

ottobre 21, 2021 by

Quello che vedete in foto è un pesce. Conosco alcune decine di naturalisti che si occupano professionalmente di pesci e alcune centinaia di persone che se ne interessano per hobby, qualcuno lo fa perché è un pescatore, qualcun altro perché ha una passione per la fauna in generale. Questo mondo per me si divide in due categorie: chi spara nomi e chi cerca di identificare correttamente un taxon.

Personalmente, dato che ho studiato Biologia, ho un approccio scientifico alla questione e non mi piace sparare nomi. Il mio docente di Zoologia II (sistematica), il prof. Valli, ci ripeteva sempre che l’importante è procedere per passi successivi, restringendo il campo, cercando sempre di essere sicuri di ogni passaggio. Guardare un animale e dare un nome così, senza un processo di riconoscimento logico, porta a errori madornali.

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Convivere e proteggere

ottobre 19, 2021 by

Oggi è stato pubblicato sul sito web del Parco Nazionale d’Abruzzo un comunicato che annuncia la morte di un orso marsicano travolto da un mezzo lungo l’autostrada A25. Potete leggere il comunicato sul sito web ufficiale del Parco.

Torno ancora una volta su un argomento che ho già affrontato in passato: la convivenza fra Homo sapiens sapiens e altre specie. Al momento su questo pianeta la specie dotata del cervello capace della maggiore capacità intellettiva a me nota è proprio Homo sapiens sapiens, che si è presuntuosamente attribuito questo nome specifico proprio in riferimento alle capacità che gli vengono conferite da una sviluppata corteccia cerebrale. Escludendo quanto si vede nei film di animazione, riteniamo che gli altri animali non siano in grado di ragionare, agire e comunicare come fa la nostra specie. Il raziocinio e la capacità di scelta delle altre specie animali è decisamente più limitato dei nostri, a quanto ci è dato sapere, quindi ci troviamo di fronte a una situazione piuttosto semplice: noi possiamo scegliere, progettare, pianificare, decidere, agire come società, gli altri animali poco o per nulla.

Dunque l’orso fa l’orso, il delfino fa il delfino e il pesce pagliaccio fa il pesce pagliaccio. L’Uomo fa l’uomo e di questo fa parte la presunzione di potere dominare tutte le altre specie. Lo abbiamo pure scritto in un testo sacro per una quota rilevante della popolazione umana (ricordo che il contenuto della Genesi è considerato valido da tutte tre le religioni monoteiste principali).

Mi capita spesso, per motivi di lavoro, di confrontarmi con umani che ritengono giusto conservare e proteggere ogni altra specie vivente, ma altrettanto spesso (anzi più spesso) incontro persone che ritengono doveroso innanzitutto tutelare gli interessi individuali degli umani e proteggere solo le specie “utili” o per lo meno “belle”, “simpatiche”, “affascinanti”.

Come ecologo, so quanto sia importante conservare tutte le parti di un sistema. La singola specie in sé è un patrimonio prezioso, ma è anche l’ingranaggio di un meccanismo complesso. Non si possono conservare alcune specie e non altre, pretendendo che questo lasci immutato il sistema. Il sistema stesso è presupposto per l’esistenza delle sue parti, che altrimenti potrebbero scomparire. D’altro canto, nonostante i nostri sforzi, non conosciamo ancora abbastanza bene il funzionamento dei sistemi. Si tende a semplificare, come viene spesso fatto da chi gestisce ambiti forestali produttivi, o si occupa di agricoltura, o di caccia e pesca. Lo fanno anche tanti ambientalisti, prendendo granchi clamorosi. Si semplifica perché se dovessimo aspettare di avere compreso le Leggi che regolano i processi in un ecosistema, dovremmo restare fermi. Non conosciamo ancora nemmeno tutti i processi, figurarsi le Leggi che li governano!

Questo tuttavia non è un alibi accettabile, nel momento in cui siamo già in grado di comprendere alcuni fenomeni. Ad esempio, sappiamo che gli orsi si spostano e lo fanno rapidamente e su lunghe distanze. Il loro spazio vitale, l’home range, non è limitato come quello di specie più piccole, semplicemente perché un orso ha bisogno di accedere alle risorse di un grande territorio per potere vivere. Per capirci, un capriolo può tranquillamente vivere in una zona piuttosto piccola, dove ci siano un po’ di prato e boscaglia. Un cervo usa una valle intera, se non più. Un orso chiama “casa” una piccola regione che comprende ben più di una sola vallata. Altri animali vanno addirittura oltre. Le rondini che siamo abituati a vedere vicino alle nostre case costruiscono il nido su queste rupi artificiali create dall’Uomo, ci sembra che vivano lì attorno, come noi, ma in realtà quelle rondini non potrebbero esistere se non compissero migrazioni di migliaia di chilometri, che le porteranno a passare l’inverno in terre dove sono disponibili le risorse alimentari di cui hanno necessità: insetti volanti.

Sappiamo che l’orso vaga e sappiamo che le nostre strade, autostrade, ferrovie, canali artificiali tagliano il territorio. E’ quasi inevitabile che un orso debba attraversare una strada, dato che queste sono dovunque. Nella maggior parte dei casi attraverserà piste forestali, o strade della viabilità secondaria montana, poco trafficate e strette, spesso talmente tortuose che le auto non possono percorrerle a velocità elevata, ma l’orso marcia per decine di chilometri e prima o poi finirà per volere attraversa l’autostrada, dove i mezzi viaggiano velocemente. L’orso non ha le idee chiare riguardo al moto dei veicoli, non ha mai avuto bisogno, nella storia della sua specie, di evolvere meccanismi di valutazione della distanza e velocità di un camion su una spianata di conglomerato bituminoso. E’ un’esigenza che è nata pochissimo tempo fa e il problema non risulta ancora pienamente risolto da noi umani. Basta provare a passare con l’auto nei pressi di una scuola, all’orario di fine delle lezioni, per vedere decine di giovani Homo sapiens sapiens attraversare una strada senza valutare il rischio di essere travolti da un’auto.

Dobbiamo quindi guardarci nelle palle degli occhi e farci delle domande: vogliamo continuare a condividere con l’orso marsicano e altri animali questo pianeta? So che molti risponderanno di si, ma moltissimi altri pensano che la decisione giusta sarebbe non farlo. Una volta assunta una decisione, è bene fare in modo che questa si trasformi in azione. Se vogliamo conservare l’orso, dobbiamo impedirgli di attraversare l’autostrada e creare dei passaggi sicuri.

Una questione gravissima è che molti rimandano a una futura pianificazione, richiamano la necessità di norme che giustifichino certe misure e gli oneri che ne derivano, si trincerano dietro al sacrosanto principio di controllo della spesa, anche in nome di una pianificazione chiara e di lungo respiro. Il punto è che queste cose me le sento dire da quando sono andato all’Università, ovvero da 30 anni, e oggi mi sembrano sempre più delle scuse per non trasformare le decisioni in atti concreti. Vogliamo continuare a prenderci in giro?

Piccola analisi locale dei dati CoViD

ottobre 17, 2021 by
Malati CoViD ricoverati in FVG a confronto i dati dal 1 settembre al 16 ottobre degli anni 2020 e 2021 (dati Min. Salute)

Ho scaricato i dati dal sito web a cui si accede pubblicamente da questo link. E’ molto interessante. Nel 2021 fino a due giorni fa ci sono stati più ricoverati che nel 2020, ma l’andamento è esattamente l’opposto. Mentre nel 2020 stava partendo l’ondata che ci avrebbe portati a 703 ricoverati il 10 gennaio del 2021, questo autunno sta partendo in discesa e, se tutto continuerà come ora, il numero di ricoverati scenderà ancora. Questo è esattamente lo scenario che ci permette di dire “continuiamo così”, ovvero non renderà necessarie restrizioni come quelle delle famose Zone. In questo momento il FVG è “Zona Bianca” e i ricoverati stanno diminuendo.

Perché siamo partiti da valori più alti? Probabilmente ci sono di mezzo molti fattori diversi. Innanzitutto quando nel 2020 è iniziato tutto i numeri non erano spaventosi. Per essere chiari, nel marzo 2020 siamo partiti con 0 ricoverati e saliti fino a 236, mentre nel marzo 2021 siamo già partiti da 373 ricoverati e saliti fino a 680. Questo significa che col passare del tempo il virus è sempre più diffuso. Nel 2021 però siamo stati un po’ meno attenti. Meno restrizioni durante l’estate, molta meno paura, siamo andati nei locali a bere e mangiare senza indossare la mascherina al tavolo.

D’altro canto, nel 2021 sta aumentando rapidamente il numero dei vaccinati, ovvero di coloro che pur infetti hanno una probabilità molto bassa di essere ricoverati (o peggio). In sostanza, sebbene la temperatura cali, i virus a diffusione aerea si diano da fare (raffreddore e influenza sono provocati da virus che si diffondono come quello della CoViD) la vaccinazione di massa sta funzionando nel tenere basso il numero di ricoverati.

Questo, per quanto mi riguarda, è l’obiettivo da raggiungere. Che circoli pure il virus, l’importante è che gli ospedali siano sottoposti a un carico basso. Perché il personale che lavora coi casi CoViD non può lavorare con gli altri e il numero di malati per altre malattie non diminuisce certo. Ci servono posti liberi per infarti, ictus, incidenti vari, cancro, operazioni di ogni genere. Più ricoverati CoViD ci sono e più è probabile che i malati con altre patologie non possano essere curati.

Fiumi che cambiano

settembre 15, 2021 by

Qui sotto vedete due immagini a confronto, acquisite a maggio e settembre 2021 dalla missione Sentinel-2 con lo strumento MSI, vedete una porzione del fiume Tagliamento che include il ponte fra Dignano e Spilimbergo. La straordinaria differenza fra le due immagini è dovuta a numerosi fattori, che concorrono a dare un volto diverso al fiume in stagioni e condizioni idrologiche differenti.

Il tratto di Tagliamento presso il ponte “di Dignano”, confronto maggio – settembre 2021 (dati Copernicus Sentinel 2021 – ESA)
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Terza dose

settembre 6, 2021 by

Non ho un’esperienza in fatto di vaccini, a parte quella derivante dall’averne assunti molti: la mia generazione è stata vaccinata per molte malattie, io ho aggiunto volontariamente il vaccino contro il virus della TBE. In nessuno dei casi durante la mia vita, a parte quello del vaccino anti SARS-CoV-2, ho ricevuto due dosi ravvicinate a distanza di un mese l’una dall’altra.

Rileggendo i miei vecchi appunti riguardo al funzionamento del sistema immunitario adattativo umano, penso di capire perché sia meglio somministrare due o tre dosi distanziate nel tempo (molti mesi) piuttosto che avere fretta di inoculare due dosi in poco più di un mese. Provo a spiegarmi e a fare qualche ipotesi. Sia chiaro agli incompetenti complottari che queste sono ipotesi di buonsenso basate sulle conoscenze che un biologo non specializzato ha riguardo al funzionamento del sistema immunitario umano.

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