Diversità nei torrenti montani

giugno 18, 2021 by

Si fa presto a dire “torrente montano”, in realtà in questa categoria, mai ben definita, si possono annoverare ambienti molto diversi fra loro, anche se talvolta sono contigui geograficamente e posti in perfetta continuità. Potete vedere qui un’immagine composta che rappresenta due corsi d’acqua montani, definibili come torrenti, anche se quello più piccolo viene spesso indicato con nome di “ruscello” o “rio”.

Ciò che li differenzia non è solo la portata, ma anche la pendenza, che determina la composizione sedimentologica del letto, la quale a sua volta è uno dei fattori abiotici più importanti dell’ecosistema, dato che definisce le caratteristiche morfologiche su piccola scala, quelle che sono proprie dei così detti microhabitat dagli ecologi. Habitat perché sono “luogo abitato da organismi viventi”.

Due esempi di ambiente torrentizio nelle Prealpi Carniche (Friuli)
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Bentonici poco noti, i Nematomorfi

giugno 15, 2021 by

I Nematomorpha sono un Phylum di animali poco noti, anche se non è difficile osservarli.

Il corpo è vermiforme, molto lungo nel caso delle femmine adulte, sottile e senza segmentazione (o meglio, senza metameria).

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Una strana lucertola

giugno 8, 2021 by

Riprendo l’argomento di cui ho parlato nell’articolo precedente, traendo spunto da un simpatico incontro odierno: vuarbite in friulano, orbettino in italiano. Nonostante il corpo serpiforme, questo animale è a tutti gli effetti una lucertola senza zampe.

Alle popolazioni a Sud delle Alpi e lungo la penisola italiana viebe oggi attribuito il binomio Anguis veronensis, distinguendo questi animali in base a caratteri genetici (non fenotipici) da Anguis fragilis, a distribuzione centro e nord europea. In Friuli tuttavia sono stati rinvenuti individui ibridi fra le due specie (Gvoždík et al., 2013): la barriera alpina qui è piuttosto permeabile ai flussi di animali terrestri da quando sono scomparsi i ghiacciai e lo è stata verosimilmente in ogni periodo interglaciale. L’individuo ritratto qui in foto è stato osservato nei pressi delle spartiacque alpino e, sebbene non sia possibile determinare il suo status genetico in base all’esame del fenotipo, è molto probabile che appartenga a una popolazione ibrida fra la specie italica e quella centro europea.

La scomparsa delle zampe in questi sauri consente loro di trovare rifugio in piccole cavità del terreno e di cacciare invertebrati in esse o sulla superficie.

Confuso spesso con i serpenti, se ne distingue chiaramente per due caratteristiche tipiche delle lucertole: la presenza di palpebre e la capacità di staccare volontariamente la propria coda (autotomia) al fine di distrarre i predatori.

Io una volta ho vomitato

giugno 5, 2021 by

La necessità di dire qualcosa, qualunque cosa, anche se non si ha la più pallida idea di cosa potere dire

C’è una scena stupenda nel film a cartoni animati L’Era Glaciale 2. Il mammut Manny racconta una storia a un gruppetto di “cuccioli” di varie specie di mammiferi simil-pleistocenici. Terminata la storia i piccoli fanno una serie di osservazioni critiche, impertinenti ed esilaranti, fino a quando ne rimane uno che non ha ancora detto nulla. Non volendo essere da meno rispetto ai suoi amici il piccoletto prende la parola, ma dato che non sa cosa dire sulla storia appena ascoltata, dice “io una volta ho vomitato!”.

Voi direte: non c’entra niente.

Appunto, non è adorabile?

Quella scena del film riproduce qualcosa che fa parte della nostra esperienza comune, o dovrebbe esserlo. Insomma lo sarebbe se prestassimo sempre attenzione a ciò che dicono e scrivono gli altri.

Osservo questo tipo di eventi frequentando alcuni gruppi nell’ambito del social network Facebook. O per lo meno me ne accorgo in quei gruppi, perché si parla di materie in cui ho delle nozioni piuttosto solide. Parlo di gruppi dove si fanno domande e si “raccontano cose” legate alle Scienze Naturali. Capita spesso che qualcuno posti la foto di una pianta, o un animale, chiedendo “sapete dirmi cos’è?”.

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Neuroni sprecati

giugno 2, 2021 by

Il paradosso messo in evidenza da CoViD-19

Quando frequentavo il Liceo Scientifico mi lamentavo molto dell’obbligo di studiare materie come Latino e Filosofia. Per quanto riguarda Latino, i sostenitori della sua utilità affermavano che “apre la mente” e “sviluppa l’intelligenza“. All’epoca pensavo che lo studio di qualunque materia, se non limitato a imparare a memoria nozioni, consenta di “sviluppare l’intelligenza”. Lo può fare lo studio della Fisica, ad esempio. Non c’è motivo per cui il Latino debba impegnare la mente più della Fisica.

In Italia lo studio delle discipline afferenti alle scienze “materiali” o “dure” è poco valutato. Siamo un paese in cui si considera colto solo chi abbia nozioni relative alle materie umanistiche. Si è percepito chiaramente l’effetto di tali convinzioni dopo l’inizio della pandemia di CoViD-19, con risvolti apparentemente paradossali.

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