7 novembre 2009 – Isola della Cona

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Isola della Cona
Sabato (7/11/2009) abbiamo fatto un giro nella Riserva Naturale Regionale Foce dell’Isonzo (sito web), in particolare nell’area dell’Isola della Cona. La giornata era grigia e la diminuzione della temperatura faceva ben sperare per la presenza di migratori.
Durante la solita sosta alla diga fra Isonzo e Quarantia abbiamo contato una trentina di folaghe, due svassi maggiori ed almeno un chiurlo minore. Di passaggio è arrivato un martin pescatore, intento a battere sotto riva alla ricerca di piccoli pesci. In mancanza di rami sporgenti sull’acqua si è esibito in un bel volo librato.
Arrivati piuttosto tardi al parcheggio della Cona abbiamo trovato l’acqua alta. La marea era al massimo ed il vento tendeva ancora ad essere di Scirocco. Fortunatamente ci siamo muniti in anticipo portando gli stivali di gomma, che sono essenziali nei giorni che seguono le piogge.
Dopo avere diligentemente versato il contributo di 2€ a testa presso il banchetto biglietteria al bar del centro visite (mi raccomando, non tirate via dritto!) siamo saliti all’osservatorio sopra il museo delle anatre. Devo dire che c’è stata un po’ di delusione. La zona del serpentone, la palude ripristinata alta, era semivuota. Poche oche selvatiche, alcune alzavole, dei mestoloni, i soliti germani reali stanziali, pavoncelle, cigni reali, un airone cenerino, due garzette, alcune volpoche. A spasso per gli stagni la solita nutria. Mentre Anna frugava col cannocchiale alla ricerca dei suoi amati/odiati limicoli (per me sono tutti uguali) mi sono messo ad osservare la vegetazione, interessato professionalmente per un progetto di ripristino che ho in corso di elaborazione. Il canneto non ce la fa ad avanzare, complici probabilmente i cavalli della Camargue e la presenza di idrofite flottanti con una copertura elevata. I cavalli funzionano particolarmente bene nella zona centrale della palude, dove non c’è nulla a parte acqua e fango. Ricordo di avere attraversato questa parte della palude anni fa e non c’era un vegetale, nemmeno una chiazza.
Dal centro visite abbiamo quindi costeggiato la palude sul lato occidentale per dirigerci all’osservatorio della Marinetta, da cui si può osservare il ripristino a valle, in genere più popolato di quello a monte. Avvicinandoci abbiamo sentito la consueta confusione prodotta dalle oche, anche se non il solito frastuono. In effetti anche il ripristino a valle non era molto popolato. Oltre alle specie già viste a monte c’erano una ventina di cormorani ed un falco di palude in perlustrazione. Il solito martin pescatore è passato avanti ed indietro più volte, mentre svariati misteriosi piccoli uccelli si nascondevano fra le canne. Ho rinunciato quasi a vederli questi abitanti del canneto. Nello scantinato con le finestre-acquario abbiamo avuto un incontro ravvicinato con un piccolo luccio, di cui non mi ero assolutamente accorto, dimostrando che gli idrobiologi non sono sempre portati per l’osservazione dei pesci.
Dopo la tappa alla Marinetta abbiamo preso il sentiero che attraversa il bosco golenale e scende verso la parte più esterna dell’isola. La zona è molto meno trafficata, rispetto al percorso centro visite-Marinetta, che comunque abbiamo trovato deserto. Ci siamo fermati per un po’ all’osservatorio del Biancospino, che permette di osservare la parte di ripristino di valle più lontana dalla Marinetta. Ma ancora nessuna particolare novità rispetto a quanto osservato prima. Ci siamo quindi spinti più lontano, verso l’osservatorio del Cjoss, che si raggiunge dopo una bella passeggiata attraverso ambienti palustri con giunchi, un po’ di fango (il giusto) e diverse tracce delle vacche e manze che frequentano la zona. Un’occhiata all’Isonzo e poi si scavalca l’argine per raggiungere il piccolo capanno del Cjoss, da cui si guardano le barene esterne, aperte verso il mare. Lontano, troppo per cannocchiali e binocoli, il mare sembrava nero, coperto di anatidi. Vicino solo un paio di cigni ed un bel martin pescatore, che ovviamente si è fermato su un palo per due secondi, mentre la macchina fotografica ne impiega cinque per accendersi e due per mettere a fuoco.
Dopo avere atteso un po’ al Cjoss il freddo e l’umido hanno iniziato a farsi sentire. Il vento ha girato ed il sole ha preso la strada del tramonto. Siamo tornati sui nostri passi incrociando una manza un po’ schiva ed una delle visite a cavallo (prima o poi ci andremo anche noi). Tornati a controllare alla Marinetta abbiamo solo fatto conoscenza con un piccolo uccello che si muoveva in modo frenetico sul nocciolo fuori dalla porta. Aveva tutto l’aspetto di un luì piccolo, ma riporto l’identificazione con beneficio del dubbio. Sul lato Est del ripristino a monte ha fatto bella mostra di sé uno splendido falco, fermo per un po’ su un ramo basso di un albero. Macchina fotografica ormai scarica, al cannocchiale Anna l’ha riconosciuto come un astore.
Siamo rientrati al parcheggio seguendo il percorso che passa ad Est del ripristino a monte, che sinceramente sconsiglio all’ora del tramonto: i punti di osservazione sono rivolti ovviamente ad Ovest, e quindi ci si trova il sole calante in faccia. Direi che è un ottimo posto per l’alba e la prima mattina. Bella giornata, in totale siamo rimasti cinque ore sull’Isola ed è stato indubbiamente rilassante, come sempre.

Lista delle specie osservate

Accipiter gentilis (astore)
Alcedo atthis (martin pescatore)
Anas platyrhynchos (germano reale)
Anas clypeata (mestolone)
Anas crecca (alzavola)
Anser anser (oca selvatica)
Ardea cinerea (airone cenerino)
Cygnus olor (cigno reale)
Circus aeruginosus (falco di palude)
Egretta garzetta (garzetta)
Erithracus rubecula (pettirosso)
Fulica atra (folaga)
Gallinula chloropus (gallinella d’acqua)
Larus michahellis (gabbiano reale)
Larus ridibundus (gabbiano comune)
Phalacrocorax carbo (cormorano)
Phylloscopus collybita (luì piccolo)
Podiceps cristatus (svasso maggiore)
Tachybaptus ruficollis (tuffetto)
Vanellus vanellus (pavoncella)

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