Salute e culture

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Le medicine, intese come complesso di conoscenze e pratiche volte a migliorare la salute umana, sono uno degli aspetti culturali più interessanti dell’umanità. Oggi, in un mondo “globalizzato” si confrontano tre grandi sistemi: la medicina scientifica moderna, la medicina tradizionale europea, la medicina tradizionale asiatica. Come biologo ho sempre seguito con attenzione, ma distacco, il dibattito fra sostenitori delle diverse linee di pensiero. Trovo che spesso il confronto sia impossibile, semplicemente perché l’argomento su cui avviene il confronto è realmente diverso per i soggetti coinvolti.

L’organismo di un essere umano è complesso, per definizione. Gestito da una rete immensa di connessioni nervose, percorso da chilometri di vasi sanguigni, reti attraverso cui viaggiano segnali capaci di regolare l’attività di tutte le cellule del corpo.
Questo meccanismo meraviglioso ed efficiente funziona in modi che stiamo tentando di capire da millenni, usando gli strumenti cognitivi a nostra disposizione, soprattutto per tentare di “curare” le “malattie”.

Innanzitutto abbiamo un problema: come definiamo una “malattia” o un “male”? A mio parere si tratta di qualcosa che riduce o annulla le nostre capacità, conducendoci nel caso estremo ed inevitabile all’interruzione del funzionamento di questo sistema: la morte.

Spesso confondiamo i sintomi, la manifestazione percepita dall’individuo, con la patologia in senso esteso. Quando dico “ho mal di gola”, mi riferisco al dolore che provo in una zona retrostante il cavo orale, derivante da una infiammazione, a sua volta provocata probabilmente da un’infezione. In linea di massima il “mal di gola” viene identificato con l’infezione, ovvero con il nocciolo del problema.

Ma qui entra un altro problema. Se io anestetizzassi quella zona, non percepirei più il dolore. L’infiammazione però persisterebbe, così come l’infezione, ma io non avrei più “mal di gola”. Avrei dunque eliminato la percezione, il sintomo, ma non la malattia, né la sua causa.
Se invece disinfiammo, scompare il dolore, perché scompare l’infiammazione. Ma la riduzione del processo infiammatorio non implica la scomparsa dell’infezione. I batteri continuano a moltiplicarsi, semplicemente ho bloccato una parte della risposta del mio organismo a quell’infezione.
Se infine uccido i batteri usando un farmaco o lasciando lavorare il mio sistema immunitario, alla fine questi si riducono a un numero talmente esiguo da non generare più l’infiammazione e il “mal di gola” mi passa. In questo caso ho eliminato la causa della malattia e di conseguenza quest’ultima e i suoi sintomi.

Ora analizziamo un altro problema: cause non estranee al nostro organismo. Coi batteri è facile, sono organismi diversi da noi, estranei seppur presenti nel nostro corpo, li uccidiamo e siamo a posto. Ma ci sono dei “mali” che derivano da azioni del nostro stesso organismo. Un caso drammatico è quello delle malattie dette auto immuni: è il nostro sistema immunitario ad attaccarci, considerando estranee alcune delle nostre cellule.

Le medicine tradizionali hanno sempre avuto scarsa capacità di comprendere l’origine del “male”, perché nate quando i metodi di indagine erano sostanzialmente inconsistenti. Il guaritore dei tempi antichi e il medico fino a circa duecento anni fa, avevano a disposizione solo l’osservazione dei sintomi e l’esperienza. La medicina era realmente empirica, come può essere qualunque scienza, ma si basava su prove fatte sostanzialmente “a caso”. Mi si passi il termine.

L’osservazione per cui si è scoperto che l’olio essenziale di garofano è un anestetico, non si basa di certo sulla conoscenza della composizione chimica di questo estratto, né su quella del funzionamento del sistema nervoso. Qualcuno ha masticato un “chiodo” di garofano e si è accorto di avere la bocca anestetizzata. Molto utile in caso di mal di denti. Altri hanno scoperto, bevendo l’acqua in fondo a un silos di granaglie andate a male, che ci si poteva prendere una sonora sbronza. Nessuno, fino al XX secolo, ha potuto dare una spiegazione di questi fenomeni, intesa come descrizione dei meccanismi biochimici che li determinano.

Fatto sta che l’effetto era noto e con esso, lentamente, sono divenuti noti anche gli effetti collaterali. Questo significa, fondamentalmente, che la medicina tradizionale non è necessariamente spazzatura, solo perché dà una spiegazione apparentemente fantasiosa dei fenomeni. In particolare credo fornisca un boun complesso di rimedi per limitare o eliminare i sintomi spiacevoli di molte malattie, la cui origine può essere nota o non conosciuta dalla medicina scientifica.

Un dibattito molto acceso riguarda le così dette malattie di origine psicosomatica. Queste trovano raramente una spiegazione scientifica, quindi la loro stessa esistenza viene a rifiutata da molti medici scientifici. Eppure, il fatto di non avere una descrizione dei meccanismi non rende meno reale un fenomeno. Dall’altro lato, spesso le medicine tradizionali forniscono spiegazioni oggi inadeguate, per fenomeni che hanno invece un’origine nota e dimostrata, con tanto di spiegazione dei meccanismi basata su osservazioni ripetute.

Qui voglio tornare alla prima considerazione: l’organismo è estremamente complesso e il suo funzionamento non è del tutto conosciuto. Qualunque scienziato vi dirà che ci sono meccanismi chiari e provati, altri meno chiari, altri ancora ignoti.
Dato che sono biologo ed ho una formazione strettamente scientifica, non posso che riconoscere i principi della scienza galileiana, ovvero di quella scienza che chiede di provare tutte le tesi prima di farle divenire delle teorie accreditate. La scienza galileiana non prevede delle verità assolute, ma piuttosto degli assunti di base, degli assiomi, che definiscono in un certo senso le regole del gioco. Tutto il resto va dimostrato. In questo si scontra spesso con le scienze non sperimentali, ovvero con quei sistemi di conoscenza e speculazione che si basano esclusivamente su un’osservazione superficiale, sulla non ripetitività dei fenomeni e sul ragionamento come strumento massimo di indagine, oppure sull’ispirazione di tipo spirituale.

Pur essendo formato nella scienza sperimentale di tipo galileiano, non posso fare a meno di osservare che un insieme di fenomeni complessi come il funzionamento, o il mal funzionamento, di un organismo sia probabilmente costituito da meccanismi non ancora spiegati secondo i canoni della scienza che pratico.
Per restare in tema, sono convinto che la nostra mente influisca sul funzionamento del corpo non solo nel modo più evidente, ovvero gestire la contrazione di qualche muscolo, ma anche attraverso un sistema di processi che non ci sono ancora chiari. Ipotizzo infatti che il cervello possa attivare il rilascio di messaggeri in determinate aree del corpo e che questi possano attivare o disattivare processi fisiologici così come attivano la contrazione di un muscolo.

Sappiamo ad esempio che la paura, un processo psicologico, determina cambiamenti importanti nel metabolismo, mediati dal rilascio di adrenalina, cui conseguono variazioni nella concentrazione di glucosio nel sangue, della pressione nei vasi arteriosi, ritmo della respirazione e altri processi che mettono il sistema muscolare in grado di sopportare uno sforzo straordinario e immediato: necessario per fuggire o combattere. Un fenomeno analogo viene attivato dall’ira. Ebbene, sono convinto che stati prolungati di paura, insicurezza, nervosismo, tristezza, possano attivare processi metabolici e fisiologici tali da cambiare il funzionamento dell’organismo in modo così radicale da fare emergere dei sintomi analoghi a quelli di malattie provocate da infezioni o da danni fisici agli apparati.

Si tratta di una “sensazione”, ma pensate a quando lunghi periodi di tensione ci portano a sperimentare il dolore che chiamiamo “mal di stomaco”. Possiamo curare il sintomo assumendo qualche medicamento come un sale, che aumenta il pH, ma questo non risolve il problema. In effetti questo può essere risolto solamente calmandosi.

Dove voglio arrivare? Ne parliamo in una prossima puntata, questo vuole essere uno spunto di riflessione.

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