Kepler-452b e la confusione

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Scienza e fede, il creazionismo e la pseudoscienza continuano a fare danni

Nei giorni scorsi è stato dato annuncio che i dati della Missione Kepler hanno consentito di individuare un pianeta, chiamato per ora col codice Kepler-452b, il cui diametro e la cui posizione in un sistema solare sono analoghi a quelli della nostra Terra. In via preliminare si può definire un pianeta simile alla Terra e quindi, per questi due aspetti, potenzialmente abitabile.

planet_keplerLa cosa ha generato rapidamente una catena di commenti entusiasti o più o meno sarcastici, fra cui i consueti commenti da parte degli atei e anti creazionisti. Un simpatico post che gira è quello che titola “cattive notizie per Dio”.

Confusione fra scienza e religione, cosa che accade da millenni e continuerà ad accadere fin tanto che non ci saremo un po’ evoluti. Quindi temo che continuerà per altri millenni ancora.

La cosa interessante è che Kepler-452b ha effettivamente un diametro inferiore a due volte quello terrestre, si trova effettivamente in rivoluzione attorno a una stella simile al Sole, si trova a una distanza da questa stella che è paragonabile alla nostra e fa ritenere che il flusso di energia che lo investe sia paragonabile a quello del Sole sulla Terra.

Altre similitudini non sono note. Forse da remoto sarà difficile capire se ve ne siano. Innanzitutto non sappiamo se sia un pianeta roccioso. Anche se lo fosse non sappiamo se abbia un’atmosfera. Non sappiamo se abbia un campo magnetico. Se ci sia acqua. Ossigeno. Insomma non sappiamo molto di sto pianeta. Quindi va bene, non è totalmente diverso dalla Terra, ma prima di capire se ci assomigli veramente ce ne vuole.

Inoltre fa sorridere pensare all’idea che la vita si possa trovare solo su un pianeta simile alla Terra. La vita, proprio per gli atei evoluzionisti, è un insieme di fenomeni chimici e chimico fisici, che potrebbero benissimo verificarsi in altre condizioni. Chi lo dice che solo molecole complesse a scheletro di carbonio possono sostenere processi così complessi? Quella è stata la strada imboccata sulla Terra dall’evoluzione, ma non era proprio l’unica possibile. Chi lo dice che un “metabolismo” debba per forza prevedere come accettore finale di elettroni l’Ossigeno? Sappiamo benissimo che ci sono, anche sulla Terra, organismi che non usano l’Ossigeno.

Ma torniamo alla confusione. La religione non si occupa di pianeti, non si occupa di chimica, non si occupa di evoluzione. La religione si occupa di Dio.
È ovvio che nel corso della storia l’Uomo abbia rivestito di significato religioso alcune sue convinzioni, a volte necessarie. Prima che esistessero teorie e modelli sull’evoluzione delle specie, l’Uomo doveva in qualche modo spiegare a sé stesso come potesse esistere tanta varietà di forme viventi. Spiegare anche la propria esistenza. Sinceramente troverei più saggio non porsi domande, ma l’Uomo è curioso e vuole una spiegazione per tutto, come i bambini che ti inondano di “perché?”.

Pensiamo al nostro sistema di religioni, monoteiste, derivanti da quella di una tribù di pastori mesopotamici che, ad un certo punto della sua storia, per motivi che non ci sono ancora chiari dal punto di vista antropologico, sono divenuti monoteisti. Per la religione tutto è chiaro, Dio deciso di riprendere il contatto diretto con l’Uomo e lo ha fatto con questo gruppo di pastori, in particolare usando come intermediario un uomo di nome אַבְרָהָם (Abramo).

La storia così come la sto raccontando è contenuta in diversi scritti antichi, non proprio riportata con una versione univoca, ma in linea generale con una certa coerenza. Questo corpo di scritti è raccolto in quello che noi definiamo “il libro”, ovvero la Bibbia. Di Bibbia non ce n’è una sola, oltre tutto la parola “bibbia” non è assolutamente presente nella lingua di quel gruppo di pastori mesopotamici, che parlava una lingua ben distante dal latino da cui deriva “biblia”. A tutti gli effetti, ciò che noi chiamiamo Vecchio Testamento della Bibbia in italiano viene definita תנך (Tanakh) in ebraico e la storia della creazione si trova nel libro chiamato בראשית (Bereshit), con cui inizia la תורה (Torah). Noi chiamiamo quel libro col termine greco Γένεσις, latinizzato Genesi.

Dunque, per un ebreo, un cristiano e per un mussulmano, la Terra, tutti i viventi e l’uomo stesso sono prodotto della creazione da parte di Dio. Creazione diretta e non mediata in alcun modo. Il Bereshit dice come sono andate le cose (non troppo chiaramente per alcuni versi ripetuti in modo confuso). In principio non c’era nulla, a parte Dio. In ebraico “bereshit” significa proprio “in principio”.

Secondo la scienza fisica contemporanea, la Terra, tutti i viventi e l’uomo sono prodotto di processi fisici e chimico fisici che hanno portato alla nascita casuale e selezione di strutture e processi. Casuale fino a un certo punto, perché esistono delle “leggi” di base, definite leggi naturali, al di fuori delle quali i fenomeni non si possono verificare. Queste leggi le conosciamo in modo parziale, probabilmente assai parziale, ma non ne siamo consci. Il dato è che uno scienziato fisico dovrebbe sapere di non sapere.

Mi ha sempre fatto sorridere la questione dell’incompatibilità fra religione e scienza. O meglio fra scienza e fede. Oppure, per essere proprio precisi, fra fede nel metodo scientifico e fede nell’esistenza di Dio. Mi fa sorridere oggi, in un tempo in cui posso più o meno dire e fare quel che mi pare, ma non dovette fare sorridere per nulla tale Giordano Bruno. Il buon frate domenicano che a fine XVI secolo scrisse più o meno le cose che scrivo io, finendo arso vivo per condanna del Sant’Uffizio il giorno 17 di febbraio dell’anno 1600, nella piazza di Campo dé Fiori a Roma.

Ad ogni modo, all’epoca in cui Giordano Bruno venne arso vivo, la Chiesa Cattolica aveva un’etica analoga a quella dell’ISIS di oggi e difendeva i dogmi con l’uso della violenza, diffuso in tutte le terre governate da re cattolici, che di buon grado lasciavano alla Chiesa il potere di disporre delle vite dei sudditi. Il punto stava nel fatto che Giordano Bruno, io e molti altri, sosteniamo che quanto è scritto nella Torah sia vero ma non la verità.

Facciamo un esempio galileiano, tanto per citare uno che il rogo l’ha evitato abiurando: la Terra ruota attorno al Sole. Quando mi sveglio al mattino il Sole sorge e le radiazioni che emette entrano dalla finestra della camera da letto, mentre quando torno dal lavoro la sera il Sole sta tramontando e le sue radiazioni entrano dalla finestra del bagno. Ora che sapete che ho la camera da letto a Est e il bagno a Ovest, potete anche capire come per me, osservatore terrestre, il Sole ruoti attorno alla terra. Visto da qui è così.

Se invece vado a guardare il tutto dal Sole, cosa improbabile, vedrei un po’ di palle di roccia e gas ruotarmi attorno lentamente. La Terra impiega un anno a fare il giro completo. Se fosse più lenta impiegherebbe comunque un anno, perché l’anno è il tempo di rivoluzione della Terra. Questo suona molto relativistico.

Giordano Bruno sosteneva che di mondi così ce ne sono infiniti e che in fondo ci dovevano essere sicuramente altri esseri senzienti su questi mondi. La scienza fisica moderna concorda, anche se non si è proprio certi dell’infinito e si ritiene che non tutti i pianeti simili alla Terra ospitino realmente vita come la intendiamo noi.

Diciamo che gli autori di Star Wars e Star Trek hanno scampato il rogo per un pelo, in termini temporali, dato che sono arrivati poco più di trecento anni dopo l’incenerimento di Giordano Bruno.

Quello che è importante in effetti, ma dubito che possa essere accettato dalla Chiesa Cattolica e Apostolica Romana, oppure dalle autorità religiose di diverse altre correnti cristiane, ebraiche e mussulmane, è rendersi conto che le scritture di cui disponiamo sono il riflesso della verità. Il riflesso, non la Verità. Quest’ultima appartiene a Dio ed è intravista, distorta, da noi come un riflesso su uno stagno increspato da una leggera brezza.

Uno scienziato corretto non vi dirà mai “è così”, ma probabilmente seguirà il metodo scientifico, che dopo il galileiano orientamento alla sperimentazione è stato affinato da Newton. Quest’ultimo direbbe hypotheses non fingo, ovvero non la sparo solo perché l’ho pensata, ma seguo un processo che dal fenomeno osservato porta alle sue cause.

Un rigoroso fedele aderente alla dottrina delle religioni monoteiste, potrà accettare il principio di Newton se si parla di calcolare la traiettoria di un sasso lanciato con velocità e direzione nota, ma non accetterà di mettere in discussione ciò che viene riportato nelle sue Sacre Scritture. Proprio perché sacre. Secondo il fedele nella religione quelle pagine scritte sono ispirate da Dio, praticamente sotto dettatura, tanto che nella liturgia Cattolica quando viene letto un brano dei Vangeli il sacerdote dice “parola del Signore”. Eppure i testi dei Vangeli sono stati scritti da uomini, che forse hanno preso parte alle vicende narrate (Giovanni) o ne hanno raccolto le testimonianze.

La valutazione storica ci dice che i testi che chiamiamo Vangeli sono in realtà i quattro Canonici scelti nel novero di una ridda di scritti che narrano la vita di Gesù e riportano i suoi insegnamenti. I quattro che oggi fanno parte del Nuovo Testamento vennero definitivamente scelti solo nel IV secolo, oltre trecento anni dopo la morte di Gesù.

Questo non è un problema per chi crede che una Chiesa si possa identificare con la manifestazione di Dio in terra. Per questo tipo di fedeli le scritture non sono il riflesso ma la trascrizione della Parola di Dio. Il che crea qualche grosso problema nel momento in cui si scopre che effettivamente la Terra ruota attorno al Sole, che esistono pianeti simili in rivoluzione attorno a stelle simili, che i fossili non sono artefatti del demonio o databili al periodo antidiluviano, diventa un problema nel momento in cui scopriamo che forse c’è stata una Eva, o comunque un piccolo gruppo di donne da cui tutti discendiamo, ma che queste discendevano da altre donne e non vennero create durante i famosi sei giorni di lavoro di Dio descritti nel Bereshit.

Continuo a pensare che il problema sia quello di non confondere le cose e accettare l’idea che le Sacre Scritture siano il prodotto della mente umana, parzialmente illuminata dalla Verità Divina, o meglio una trascrizione della visione di questo riflesso confuso sullo stagno increspato dalla brezza. A volte ho il sospetto che l’Uomo continui a guardare il riflesso nello stagno, invece di levare il suo sguardo direttamente verso Dio, proprio perché l’uomo è presuntuoso ed egoista: nello stagno vede il suo riflesso molto più nitido, e l’Uomo è terribilmente narcisista.

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