Elettropesca – introduzione

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L’elettropesca è una tecnica per la cattura degli organismi acquatici, in particolare dei pesci, che è in uso da alcuni decenni. Molto spesso le sue finalità sono tutt’altro che scientifiche, dato che le tecniche di elettropesca hanno trovato ampio uso fra coloro che vogliono catturare grandi quantità di pesci con il minore sforzo, senza tenere in alcuna considerazione la conservazione della risorsa a cui attingono. In sostanza, è una tecnica di pesca usata dai bracconieri di tutto il mondo.

Nonostante questo, si tratta di una tecnica, o meglio di un insieme di tecniche, che si rivela molto utile per l’attività scientifica, sia per l’acquisizione di campioni di pesci da sottoporre ad analisi di laboratorio, sia per l’esecuzione di censimenti ittici.

Durante un campionamento ittico mediante elettropesca

Durante un campionamento ittico mediante elettropesca

La conoscenza di ogni “oggetto” è essenziale per la sua gestione, così è ovvio che sia impossibile qualunque pianificazione delle attività di conservazione o di pesca se non si conosce la composizione delle comunuità ittiche e la consistenza e struttura delle singole popolazioni.

Per fare questo è necessario individuare metodi standard di acquisizione dei dati, siano essi quantitativi o qualitativi. Molto spesso, nelle regioni meno scientificamente progredite del mondo e d’Europa, si tende a dare peso predominante alla percezione che hanno della fauna ittica i pescatori, siano essi professionisti o dilettanti (o sportivi e ricreativi). Di questo ho già parlato in un articolo su La percezione delle risorse.

L’elettropesca è una tecnica piuttosto curiosa, se si considera quali sono i principi adottati. Gran parte dell’azione si basa sugli effetti che un campo elettrico in acqua ha sugli organismi

che vi sono immersi, ad esempio i pesci. Un tipico schema di apparato per elettropesca prevede la presenza di un generatore che garantisca un’adeguata differenza di potenziale fra due elettrodi. Le tecniche di elettropesca che utilizzo per la cattura dei pesci nelle acque interne continentali sono basate sull’impiego di un generatore di corrente continua, quindi possiamo individuare un polo positivo e uno negativo.

Linee di forza campo elettrico

Quando un pesce si trova immerso nel campo elettrico, si possono verificare una serie di eventi diversi a seconda dell’intesità che questo campo ha in quella specifica zona, ovvero in relazione alla differenza di potenziale elettrico che si instaura lungo il corpo del pesce, fra il muso e la coda.

Ricordiamo che vale sempre la famosa Legge di Ohm:

I = V/R

Ovvero, la corrente (I) che attraversa un conduttore è direttamente proporzionale alla differenza di potenziale ai suoi estremi (V) e inversamente proporzionale alla resistenza (R).

Nel caso dell’elettropesca, la corrente che misuriamo all’uscita del generatore può essere piuttosto “importante”. Il generatore che uso io in teoria può arrivare a 30A di corrente all’uscita dell’accumulatore (una protezione impedisce correnti più elevate), con una differenza di potenziale a circuito aperto di 24V. Ovviamente appena chiudo il circuito e inizia a girare la corrente la differenza di potenziale misurata diminuisce. Ad ogni modo fra i due elettrodi che immergo in acqua non ci sono 24V, ma una differenza di potenziale ben più elevata, con un minimo di 115V e un massimo di 565V.

Quando la differenza di potenziale è poca, il pesce percepisce gli effetti di una piccola corrente elettrica, che attraversa il suo corpo. Sebbene il pesce non parli, si capisce che questa piccola scossa non dev’essere piacevole, dato che il pesce scappa e cerca di allontanarsi da ciò che provoca questa sensazione fastidiosa.

Se il pesce si trova immerso in un campo più intenso, ovvero se la differenza di potenziale fra muso e coda è maggiore, la corrente che attraversa il suo corpo sarà più intensa e gli effetti più marcati. A questo punto i muscoli dell’animale potranno contrarsi involontariamente. Come sappiamo il controllo della contrazione dei muscoli è legato alla trasmissione di segnali lungo la rete di cellule del sistema nervoso, segnali che viaggiano come onde di depolarizzazione della membrana cellulare dei neuroni. Il campo elettrico generato dall’apparato da elettropesca interferisce con questo meccanismo fisiologico e può ingannare i muscoli, facendo credere alle loro cellule che il cervello del pesce abbia inviato un segnale che ordina la contrazione.

Qualunque fisiologo troverà da ridire sulla rozzezza e inesattezza di questa mia descrizione, ma per chi è digiuno di fisiologia del sistema nervoso e di quello muscolare, l’aprossimazione può risultare utile.

Se il pesce si trova immerso in un campo elettrico ancora più intenso, la sua capacità natatoria inizierà a diminuire e a un certo punto verrà completamente inibita, giungendo a una sorta di narcosi. Il pesce in sostanza si addormenta. A elevata intensità del campo elettrico può intervenire una contrazione di tipo tetanico, ovvero duratura, dei muscoli per cui il pesce si irrigidisce.

Questi diversi effetti si verificano quando il pesce che vogliamo catturare si trova a distanze sempre più piccole rispetto all’elettrodo. Tuttavia dovremo tenere conto anche di un altro fattore importante: la dimensione del pesce.

Più il pesce è lungo, maggiore sarà la differenza di potenziale fra il suo muso e la sua coda, quindi più intensa la corrente che attraverserà il suo corpo. Teniamo conto anche del fatto che il corpo del pesce ha una conducibilità elettrica migliore rispetto all’acqua.

La conducibilità elettrica è la relazione fra la differenza di potenziale che applichiamo agli estremi di un conduttere e la corrente che lo attraversa. E’ il reciproco della resistenza (R) di cui abbiamo fatto cenno prima nel caso della Legge di Ohm. L’acqua in cui pesco di solito ha una conducibilità che si aggira fra 200 e 500 μS/cm, mentre il corpo di una trota ha una conducibilità attorno a 1200 μS/cm. Il che significa che la corrente elettrica “passa più volentieri” lungo il corpo del pesce che attraverso l’acqua del torrente. La cattiva notizia è che non tutte le specie di pesci hanno la stessa conducibilità specifica, quindi la risposta di una trota non è necessariamente uguale a quella di uno scazzone o di un cavedano a parità di taglia.

La questione della dimensione è molto importante, ci torneremo sopra nelle prossime puntate perché è ovvio che una risposta differenziata per taglia costituisce un problema nel campionamento dei pesci, privilegiando la cattura di esemplari grandi e sfavorendo quella dei più piccoli. Ma di questo parleremo nell’affrontare il tema della tecnica di campionamento.

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