Effetto del pascolamento di Myocastor coypus sulla vegetazione di una piccola area umida

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Le aree umide naturali della bassa pianura friulana sono ormai fortemente limitate per estensione, a seguito del processo di bonifica occorso durante gli ultimi secoli. Talvolta ambienti del tutto analoghi a quelli originari si trovano in aree marginali, oppure in siti abbandonati dopo una profonda modificazione antropica.

All’ultimo tipo di sito appartiene la piccola area umida annessa all’odierno Acquario presso il Laboratorio Regionale di Idrobiologia di Ariis di Rivignano.

Inquadramento generale dell’area. La posizione di Ariis è indicata dal rettangolo rosso.

L’area studiata è stata modificata a metà del XX secolo ed adattata ad uso di allevamento ittico, gestito originariamente dal Consorzio per la Pesca della Provincia di Udine. Per problemi legati alla protezione dalle esondazioni del fiume Stella, artificialmente accentuate dall’immissione delle acque del reticolo artificiale dell’alta pianura friulana durante la stagione invernale, l’allevamento ittico venne abbandonato, lasciando in esercizio solamente un incubatoio, ospitato dai locali dell’attuale Laboratorio.

Area dell'Acquario di Ariis: ortofoto 2003 (sn) e 2014 (dx) a confronto.

Area dell’Acquario di Ariis: ortofoto 2003 (sn) e 2014 (dx) a confronto.

L’abbandono dell’area ad evoluzione naturale ha determinato profondi cambiamenti rispetto alla fase di esercizio dell’impianto. Quando venne riavviata l’attività del Laboratorio con l’inaugurazione dell’Acquario, nel 1999, i bacini dell’ex ellevamento ittico e le loro sponde erano coperti da vegetazione, per lo più spontanea. Nei due bacini principali, di superficie pari a circa 2670 m2, si era insediata una formazione ad elofite con copertura continua. Il bacino settentrionale era coperto quasi interamente da Phragmytes australis (cannuccia palustre), con pochi individui di Typha latifolia. Nel bacino meridionale i rapporti di copertura risultavano invertiti, con marginale presenza di P. australis ed una netta dominanza di T. latifolia, accompagnata nelle aree marginali da pochi esemplari di Typha angustifolia.
Altri bacini risultavano parzialmente occupati da Phragmytes e Typha, ma in condizioni di ombreggiatura queste elofite non raggiungevano mai coperture superiori al 10%.

I primi individui di Myocastor coypus comparvero nell’area nel 2003. Inizialmente era costantemente osservabile un individuo, che pascolava prevalentemente nel canale di distribuzione dell’ex allevamento ittico, a ridosso dell’edificio che occupa l’acquario. Il canale presentava sul fondo una copertura di idrofite pari a circa il 60%, rappresentate prevalentemente da Callitriche sp..
Nella primavera del 2003 la copertura di idrofite sul fondo del canale era divenuta non rilevabile. L’individuo di Myocastor coypus iniziò quindi a pascolare prevalentemente nei bacini principali.

Quando venne avviato il progetto di trasformazione dell’area dell’ex allevamento, per consentirne l’accesso ai visitatori dell’Acquario attraverso un percorso su passerelle, la copertura di elofite nel bacino settentrionale rimaneva pari al 100%, ma risutava presente solo Phragmytes australis.
Nel bacino meridionale risultavano evidenti gli effetti del pascolamento da parte di Myocastor: gli animali recidevano gli esemplari di Typha alla base delle foglie e ne consumavano la parte inferiore, lasciando sulla superficie dello stagno la parte superiore. La copertura di elofite presentava ampie discontinuità

Canneto dello stagno principale dell’Acquario di Ariis, bacino meridionale

Dopo due anni la copertura di Typha è divenuta quasi nulla. Alla primavera 2012 sono presenti una decina di piante di Typha latifolia in un canneto costituito da Phragmytes australis. Secondo le osservazioni effettuate, Myocastor coypus non pascola sulle piante di Phragmytes sviluppate, limitandosi a consumare parte dei germogli primaverili. Nemmeno le piante di Nuphar luteum sono state soggette a pascolamento. Allo stato attuale dunque la presenza di Myocastor coypus nell’area ha determinato la scomparsa di Typha latifolia e T. elongata nei bacini stagnanti, la riduzione di oltre il 90% della copertura di Callitriche nei canali di distribuzione ed una prevalenza di Phragmytes australis e Nuphar luteum nei bacini dove maggiore è l’irraggiamento solare.

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