Lettera al Presidente della P.A. di Trento sulla gestione dell’orso

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Pubblico la lettera che ho appena inviato al Presidente della Provincia Autonoma di Trento, Ugo Rossi.

L’intervista al presidente Ugo Rossi sull’abbattimento di KJ2 (fonte: http://www.ufficiostampa.provincia.tn.it)

Sulla gestione di Ursus arctos arctos in Trentino

Gent. Sig. Presidente,
le scrivo come (temo molti) altri per discutere la condotta della Sua Amministrazione, in relazione ai recenti eventi che riguardano la gestione della popolazione di Ursus arctos arctos (orso bruno) nel territorio della Provincia Autonoma di Trento.
Premetto che non sono un animalista, né un ambientalista in senso comune, ma pur lavorando da vent’anni nel campo della biologia ambientale sono un pescatore che trattiene e mangia ciò che cattura, sostengo la compatibilità della caccia con la conservazione della fauna, partecipo con gioia alle cene a base di selvaggina e ho perfettamente coscienza del valore che la nostra società attribuisce (ancora) alla vita umana rispetto a quella degli altri animali.
Ciò che contesto nell’agire del Trentino non è tanto l’atto di abbattere un orso in sé, ma l’impianto complessivo di un progetto che sembra non potere avere altro destino se non generare una serie di incidenti e successive soppressioni. La scelta di reintrodurre l’orso attuando delle transfaunazioni, sebbene sostenuta da colleghi specializzati nella materia, mi pare un errore dettato da ingenuità che non riesco ad accettare serenamente. Una cosa è reintrodurre le marmotte dove erano localmente estinte, un’altra Ursus arctos arctos . La sola considerazione riguardo alla dimensione dell’animale dovrebbe essere sufficiente per capire di cosa stia parlando.
L’home range (la dimensione della “casa”) dell’orso non è limitato, ma piuttosto ampio e dipendente dalle caratteristiche morfologiche del territorio, dalla disponibilità di risorse trofiche (cibo), dall’interferenza con altre specie, innanzitutto con Homo sapiens sapiens. In particolare la nostra specie è sempre stata in competizione con l’orso, considerato che siamo l’altro grosso mammifero onnivoro presente in Europa. Nel corso dei millenni l’uomo ha sempre cercato di vincere nella competizione con le altre specie e la vittoria dell’umanità si è concretizzata quando, grazie allo sviluppo di nuove armi, siamo riusciti a eliminare l’orso, il lupo, l’aquila. Tutti competitori che riducevano la nostra capacità di attingere alle magre risorse del territorio alpino. Nella guerra per la conquista delle Alpi sono caduti anche alcuni innocenti, come il grifone e il gipeto, rei di assomigliare troppo all’aquila: pareva inverosimile che uccelli così grandi si limitassero a nutrirsi sulle carogne e non predassero le greggi o rapissero gli infanti in fasce. L’uomo è intelligente, e questa fu la nostra arma, ma quando un atto non ha conseguenze dirette ed evidenti sulla sua vita, può compiere atti molto stupidi senza rendersene conto.
Reintrodurre l’orso in Trentino fu un atto avventato, esaminando il territorio della vostra Provincia. L’antropizzazione della montagna non è inferiore a quella dei tempi in cui l’orso venne cacciato da quelle terre, grazie a un’oculata politica di mantenimento delle comunità, convertendo abilmente l’economia di un tempo in quella moderna, dove il turismo rappresenta un importante complemento alle attività tradizionali agricole e pastorali o a quelle più innovative che si sviluppano nei centri della valle dell’Adige. Il turismo è, oltre tutto, un’attività che spinge a occupare aree trascurate dall’uomo fino a poco più di un secolo fa. Non serve che spieghi a un trentino la storia delle Alpi e del “tourismo” alpino. Su come mantenere in vita le comunità alpine voi trentini siete stati un esempio fulgido, che noi friulani purtroppo non sappiamo imitare.
La vostra Amministrazione volle operare per la reintroduzione dell’orso in un territorio che, a ben pensarci, era poco adatto per l’inevitabile costante interazione fra quella specie e la nostra. Il progetto prevede misure per gestire questa interazione, che sembrano volere guidare alla selezione di orsi dal comportamento sostenibile, a scapito della naturale inclinazione dell’animale che, per sua disgrazia, condivide con noi la voglia di adattarsi e cercare nuove soluzioni. Rimangono alcuni elementi di base difficilmente modificabili con la selezione in tempi molto brevi. Ad esempio il comportamento di una femmina con prole. Per coronare col successo il vostro progetto voi vorreste un orso pacifico, che abbia paura dell’uomo al punto giusto per non avvicinarsi ai centri abitati, ma che non abbia una reazione di paura di fronte all’uomo se lo incontra mentre vaga con i suoi cuccioli. Mi permetto di dirle che è un desiderio ben difficile da soddisfare, anche se suppongo che nella preparazione delle azioni di progetto vi siate dotati di qualche lampada magica e relativo genio. Io che genio non sono, umilmente osservo che una specie così sia inadatta a esperimenti del genere e che il percorso per una sua semi addomesticazione non possa che essere irto di pericoli, con perdite di vite umane e ursine.
Comprendo che ormai la vostra Provincia si trovi in una situazione imbarazzante. Avete iniziato anni fa una intensa campagna pubblicitaria, volta a sostenere il turismo montano, usando l’orso come simbolo. Venite in Trentino, la terra dell’orso! Me lo ricordo bene e ricordo di averci creduto, di avervi molto invidiati per la vostra grande fortuna, prima di iniziare a lavorare nel campo della gestione di fauna e risorse naturali. L’esperienza e lo studio hanno affievolito il mio entusiasmo nei confronti dell’esperienza trentina, spento definitivamente dal ripetersi di incidenti prevedibilissimi e conseguenti goffe reazioni.
Non invidio la Sua posizione e quella di coloro che sono in questo momento responsabili della presenza e della gestione dell’orso in Trentino. Ma la mia comprensione non mi autorizza a tacere, né a lasciar correre. Appartengo senza lamentarmi alla nostra specie e a una civiltà che per necessità, più che per scelta, si è sviluppata sul versante meridionale delle Alpi; credo che sia dovere di ciascuno di noi mettere il proprio impegno nel sostenere l’evoluzione culturale delle nostre comunità, se non dell’intero genere umano.
Nel mio piccolo voglio dare un contributo a migliorare il rapporto dell’uomo con gli altri elementi che fanno parte del territorio alpino, anche prendendo misure dolorose. Doloroso è abbattere un orso che si reputa (a torto o a ragione) pericoloso, doloroso è certamente sculacciare il proprio figlio, doloroso è sculacciare il Trentino inteso come comunità e non come entità amministrativa, di cui Lei è presidente. Per questo motivo, proprio perché credo che l’uomo sia intelligente ma abbia bisogno di imparare da successi ed insuccessi, mi unisco al coro di coloro che con motivazioni meno nobili stanno manifestando il loro dissenso con le azioni dei trentini. Personalmente, per quanto questo sia a sua volta doloroso per un amante dell’escursionismo e dell’alpinismo come me, rinuncerò a spendere il mio denaro nelle vostre strutture ricettive per quest’anno e sceglierò di acquistare delle ottime mele friulane anche se costano di più di quelle trentine, così come farò a meno dei vostri vini che trovo molto gradevoli. Nel fare questo ovviamente lo dichiarerò pubblicamente, motivando la mia decisione; questa stessa lettera verrà condivisa da me pubblicamente anche attraverso i social media. Dal basso del mio essere un cittadino qualunque: è l’unico modo che ho per sculacciare il Trentino. Mi creda, non è un gesto di rabbia, è un atto di fiducia nei confronti della vostra gente: imparerete e meriterete per questo il nostro rispetto.
Auguro a Lei e al Trentino buona fortuna,
Udine, 16/08/2017
Giuseppe-Adriano Moro

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