Cambiamento climatico e benessere

by

Indipendentemente dalle cause o dalla possibilità di arrestarlo, il cambiamento climatico è in corso e sta modificando le condizioni in cui viviamo. Dunque nei prossimi decenni vedremo cambiare la nostra capacità di produrre cibo, le condizioni meteorologiche dei luoghi dove viviamo, la frequenza e intensità di eventi negativi intensi.

Senza entrare nel merito riguardo alla figura di Greta Thunberg e al suo impegno per sensibilizzare il mondo riguardo al climate change e alla possibilità di arrestarlo, dobbiamo ammettere che negare il cambiamento sia diventato molto difficile.

Gran parte di noi non ha studiato fisica del clima, non sappiamo nulla di oceani e venti, non capiamo un accidente quando ci parlano di energie in gioco, temperatura. Addirittura gran parte di noi non ha nemmeno le idee chiare su cosa significhi “temperatura media”, confondendola spesso con ma moda delle temperature massime o minime a seconda che si discuta di “caldo” o di “freddo”. Diventa difficile alla luce di questo valutare i dati che ci vengono forniti, anche perché sono spesso sintetici. Per sapere “come stanno le cose” bisognerebbe disporre dei dati disaggregati, conoscere il metodo con cui sono stati acquisiti ed elaborati, avere competenze in fatto di fisica dell’atmosfera e degli oceani. In mancanza di questo io mi limito a leggere le sintesi disponibili.

Penso che tutti noi abbiamo visto almeno una volta il famosissimo grafico detto hockey stick graph, ovvero “grafico a mazza da hockey”, pubblicato per la prima volta nel 1999 da Mann, Bradley e Hughes. Il grafico prese questo nome popolare perché l’andamento della temperatura media dell’aria nell’emisfero boreale (quello dove vivo io e, penso, anche voi) ricorda tantissimo la forma di una mazza da hockey. Va via più o meno dritto per secoli, poi improvvisamente fa una curva netta e punta verso l’alto.

Hockey stick graph (Mann, Bradley & Hughes, 1999) – immagine da Wikipedia (vedi articolo cliccando sull’immagine)

Quello che questo grafico dice è che dai dati disponibili la temperatura media dell’aria dell’emisfero boreale è in rapida crescita. Se sia a causa di azioni compiute dall’uomo o di eventi naturali è argomento interessantissimo (fondamentale) ma non ne voglio parlare perché sono piuttosto ignorante in materia. Quello che mi interessa è piuttosto mettere in evidenza una cosa forse non troppo ovvia: un aumento di temperatura media annua dell’aria pari a decimi di grado si può ottenere solamente se le temperature puntuali, quelle che possiamo misurare anche noi fuori casa, aumentano molto più di qualche decimo di °C.

Pensate a quando siete in autostrada. Io purtroppo ci viaggio spesso. Se volete mantenere la media dei 120 km/h, una velocità massima pari al limite di 130 km/h spesso non è sufficiente. Ovvero, se voi regolate il cruise control della vostra auto a 130 km/h, state sicuri che la vostra velocità media non sarà mai di 130 km/h. Tant’è vero che per fare 100 km finite per impiegarci, se va bene, 50′, ovvero avrete una velocità media di circa 120 km/h, ma nella maggior parte dei casi ci metterete circa 55′ se non 1h (nel caso siate sulla A4 anche di più).

Trasponendo l’esempio autostradale al clima, immaginate che, con escursioni termiche annuali di circa 30°C che si possono verificare nella mia città (Udine), la minima media decadale di -1,8°C registrata nella prima decade di febbraio del 1991 faceva media sull’anno con i 24,0°C della prima decade di luglio. Un po’ come se quel -1,8°C fosse “auto ferma al casello” e il 24,0°C fosse “vabbé supero un attimo il limite per un sorpasso”. Il problema è che superare il limite in autostrada aumenta il rischio di incidente, così come le alte temperature estive aumentano il rischio di vedere seccare le piante nei campi, oppure di avere temporali molto violenti, i quali a loro volta aumentano i danni alle coltivazioni, ma possono anche mettere in moto smottamenti, fare esondare torrenti, provocare danni un po’ dovunque. Un bel clima temperato senza caldi eccessivi e senza freddo pazzesco è quello ideale per il nostro attuale stile di vita.

Giusto per parlare degli affari miei, quello qui sotto è il grafico dell’andamento delle temperature medie decadiche (ovvero su dieci giorni) rilevato all’osservatorio meteorologico di Udine dal 1990. La mia sensazione in questi 29 anni è stata “fa sempre più caldo”. La mia prima ipotesi è stata ottimistica: forse sono diventato sempre meno tollerante alle alte temperatura (per me “alta” è oltre i 25°C). I dati climatografici invece dicono altro. Questi dati sono pubblicati sul sito web dell’Osservatorio Meteorologico Regionale dell’ARPA del Friuli Venezia Giulia (li trovi qui).

Andamento delle temperature medie decadiche dell’aria presso la stazione meteorologica di Sant’Osvaldo (Udine) – Elaborazione da dati OsMeR ARPA FVG

La cattiva notizia (per me) è che la temperatura dell’aria a Udine è effettivamente aumentata dal 1992 a oggi, fatto che giustifica il sempre maggiore disagio che provo d’estate.

Sia chiaro, la nostra specie si è evoluta nelle savane dell’Africa orientale, la nostra temperatura ideale è fra 20 e 30°C, ma non mi sto riferendo alla temperatura dell’aria come fattore che determina il benessere di una persona in costume da bagno. Per ovviare al problema del freddo che c’è a Nord del Mediterraneo abbiamo adottato un abbigliamento adeguato.
Proprio al riguardo, un amico recentemente ironizzava sul fatto che Greta Thunberg manifesti contro il riscaldamento globale perennemente intabarrata in un giaccone pesante e indossando un berretto di lana. Questo perché per colonizzare la Scandinavia abbiamo dovuto adattarci, rubare la pelliccia e il piumaggio ad altre specie, ed oltre tutto abbiamo anche perso il colore scuro della pelle che caratterizza gran parte degli esseri umani sul pianeta Terra (gli unici “bianchi” sbiaditi siamo noi europei centro settentrionali).

Torniamo “a bomba” sulla questione generale. A parte la mia scarsa tolleranza al caldo, potrei dire che mia moglie apprezzi moltissimo lo sforzo per aumentare le temperature dell’aria a Udine, ma non voglio farne una questione di discussione familiare. Se esaminassimo altri dati del genere, scopriremmo che all’aumento della temperatura si stanno accompagnando altri fenomeni interessanti. Innanzitutto le piogge hanno una distribuzione differente rispetto al passato. Questo significa che mentre fa più caldo, i periodi durante i quali le precipitazioni sono scarse hanno una durata maggiore. Questo ha conseguenze non solo sugli ecosistemi naturali, ma enormi conseguenze negative sull’agricoltura e su alcune altre attività produttive, come l’allevamento ittico o la produzione di energia dall’acqua. Perché un grosso problema è la distribuzione nel tempo dei giorni caldi e secchi. Se ad esempio piovesse un giorno si e due no, facesse caldo un giorno si e uno no, sarebbe una cosa ben diversa dall’avere lo stesso numero totale di giorni di secco ma consecutivi e con temperature elevate. La terra perde acqua, le piante vanno in crisi e il raccolto è perso. Certo, c’è l’irrigazione, ma per irrigare dobbiamo prelevare l’acqua da qualche parte.

In Friuli, in particolare, l’irrigazione di metà pianura (detta la Alta) è legata al prelievo dell’acqua dai fiumi alpini e prealpini. I canali che conducono acqua ai campi dell’Alta pianura prelevano acqua da Cellina, Colvera, Meduna, Cosa, Tagliamento, Torre, Isonzo. Se in quei fiumi d’estate c’è poca acqua, proprio nel momento in cui non piove e fa più caldo, anche prelevando tutto quello che c’è e annientando l’ecosistema acquatico, potremmo non avere abbastanza acqua a disposizione. Basta che accada per una settimana e avremo perso il raccolto per quell’anno. Se poi l’acqua diventasse scarsa e più calda, bastano poche ore per annientare un intero allevamento di trote, perdendo la produzione di un anno e il reddito per l’allevatore. Non parliamo poi delle centrali idroelettriche ad acqua fluente, che dipendono totalmente da quanta acqua possono prelevare dai torrenti: se per lunghi periodi ce n’è poca, produrranno poco o nulla.

Ve lo dico chiaro e netto: tutto il nostro sistema produttivo è stato organizzato facendo affidamento su temperature più basse e maggiore disponibilità di acqua nel corso dell’anno. Possiamo anche rimanere insensibili agli appelli lanciati da Greta Thunberg, agli allarmi di scienziati che parlano usando un linguaggio appena meno comprensibile della lingua klingon, ma il dato rimane. Il nostro benessere fisico ed economico dipendono da condizioni climatiche che c’erano trent’anni fa, ma sono cambiate e sembra continuino a cambiare per il futuro. Dunque, scettici o non scettici, ambientalisti o industrialisti, dobbiamo renderci conto che il mondo sta cambiando e non in meglio per noi. E’ urgente rivedere il nostro sistema produttivo, da cui dipende il reddito per le nostre famiglie, e il nostro stile di vita, da cui dipende il benessere futuro.

Pubblicità

Tag: , , , , , , , , , , , , , , ,

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...


%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: