Il depuratore c’è ma …

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La presenza degli sfioratori è tipica nelle reti fognarie italiane e i fiumi mostrano evidentemente i segni di questa situazione.

Ti dicono “c’è il depuratore” con aria soddisfatta. Ma quando hai un po’ di anni d’esperienza alle spalle (nel mio caso 24 anni) non ti coglie un entusiasmo incondizionato.

Allora vai nel fiume e scopri che il fondo è coperto di alghe, qua e là formano festoni lunghi mezzo metro. Risali un po’ e trovi un tubo, a monte del quale ci sono molte meno alghe.

Dal tubo spesso scende a filo un po’ di acqua, che puzza come l’inferno. Quasi sempre è

torbida, lattescente o grigiolina. Se non piove da giorni a volte non esce nulla, ma nei mesi piovosi è un flusso continuo.

Si, il depuratore c’è, ma può trattare un certo volume orario di refluo. E’ una questione strutturale, una caratteristica dell’impianto. Per evitare che al depuratore arrivi troppo refluo, sia lungo la rete di raccolta dei reflui che poco prima dello stadio primario del depuratore, ci sono dei punti di sfioro.
In pratica si tratta di punti in cui la condotta arriva a un bivio. Molto spesso c’è un semplice pozzetto, da cui si dipartono due tubi. Uno si trova alla quota del fondo del pozzetto e va verso il depuratore, l’altro è un po’ più in alto. Il tubo basso può portare fino a X litri al secondo, quando la portata in arrivo è più alta non ce la fa, il livello del refluo sale e raggiunge il secondo tubo. Da qui il refluo “sfiora” e segue un tubo diretto al più vicino “recettore“, che può essere un grosso corso d’acqua, oppure un torrentello da poco, un piccolo canale, per non parlare dei casi in cui c’è solo un avvallamento nel terreno che “magicamente” assorbe tanto bene. Spesso è una dolina e chi se ne intende di geologia sa di cosa parlo.

Una delle cose che mi sento dire da 24 anni, oltre a “c’è un depuratore”, è che gli sfiori in fondo non sono un problema. Perché tanto entrano in funzione quando c’è tanta acqua anche nel recettore. E allora i reflui non trattati che escono da lì vengono diluiti. Il punto però è che nessuno ha mai progettato depuratori e reti fognarie (almeno nei casi che conosco) tenendo conto delle caratteristiche del recettore.

Eppure il D.Lgs. 152/2006 (leggi qui) individua chiari obiettivi di qualità per tutti i corpi idrici. La depurazione è finalizzata a conseguire quegli obiettivi, non fine a sé stessa.

Chi progetta sa quanta acqua aspettarsi dalle case, dai negozi, dalle fabbriche e dalle caditoie lungo le strade, dalle Avere reti separate è un obbligo, che si scontra con il fatto che le reti di raccolta dei reflui spesso ci sono già, realizzate prima dell’aggiornamento delle leggi.

Altre volte le reti sono effettivamente separate ma, come mi ha detto sconsolato un gestore, chi fa gli allacciamenti si attacca al primo tubo che trova. Così l’acqua che arriva dai gabinetti di un condominio potrebbe finire nella condotta delle acque di pioggia, quella che al massimo subisce un trattamento fisico, ma più spesso va dritta nel recettore. Tanto è acqua piovana.

In quei casi trovi dei tubi che fanno uscire continuamente acqua grigia e puzzolente, più abbondante in certe ore del giorno, ma senza nessun legame con le piogge.

Spesso dimentichiamo che anche facendo le cose per bene, un depuratore non trasforma necessariamente il refluo in acqua potabile. Bisogna tenere conto della capacità del recettore.

Qualche giorno fa un ingegnere mi ha detto “lo scarico è come non ci fosse, c’è il depuratore nuovo“. Si, ma l’acqua che esce è come quella del fiume? “E’ depurata“. Va bene, ma dopo depurata è come quella del fiume? “L’acqua rispetta i parametri di legge, è depurata, pulita!“. Va bene ingegnere, quindi lei andrebbe a fare il bagno nel fiume a valle dello scarico? “Ma cosa c’entra!“. C’entra, c’entra, perché lo sappiamo tutti due che un depuratore per bene che funzioni non scarica acqua come quella del fiume.

Se la portata, ovvero la quantità di acqua che passa in un secondo nel fiume, è paragonabile a quella dello scarico? In quel caso il fiume si trova con acqua che è metà scarico e metà sua. Non invoglia a farci il bagno. E poi ci sono gli sfiori e i casi di errato collegamento.

Non vi cito dei casi concreti, anche se tutto è documentato e potrei facilmente vincere una causa intentata contro di me per diffamazione da parte di qualche gestore. Non credo ce ne sia bisogno perché chiunque può andare su un fiume o un torrente vicino casa, fare una passeggiata e verificare di persona quello che sto dicendo.

Tutto questo non rientra fra le preoccupazioni dei gestori, né dei progettisti. Ripetono come un mantra che è tutto a norma, anche se ne dubito. I politici non si sognano nemmeno di immaginare una situazione del genere, mentre gli ambientalisti sembrano ritenere che sia di secondaria importanza. Prima di tutto vengono le centraline, la plastica negli oceani, le auto con motori vecchi. Vero. Sono tutte cose che rovinano il nostro mondo in qualche misura. Ma anche una gestione approssimativa dei reflui fognari lo rovina.

Io, che immerso nei “recettori” ci lavoro, me ne accorgo, mentre altri infilano la testa nella sabbia. C’è tanto da fare, per migliorare la qualità della nostra vita attraverso il miglioramento di quella dell’ambiente da cui, volenti o nolenti, dipendiamo.

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