Dati pubblici per guardarci attorno

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Come ho scritto un milione di volte il mio mestiere è quello di biologo ambientale. Questo implica la necessità di svolgere una parte rilevante del mio lavoro “sul campo”, ovvero fuori da un ufficio. In genere, per la mia specializzazione, mi occupo di fiumi, torrenti, laghi e in parte di lagune e mare. Per questo motivo il mio lavoro è fortemente influenzato dalle variabili ambientali, in particolare quelle che definiamo “meteorologiche” e “climatiche”. Ho dovuto per forza imparare a gestire il rischio idrometeorologico, per evitare di essere travolto da qualche piena improvvisa, oppure per non fare un viaggio di 300 km fino a un fiume dove non potrò lavorare perché non ci sono adeguate condizioni.

Per tentare di orientarmi utilizzo moltissimo l’accesso ai dati idrologici e meteorologici “in tempo reale” e consulto dei modelli predittivi sintetici. Questi ultimi vanno dalle “previsioni del tempo” fino a modelli non interpretati che descrivono la situazione del continente europeo. Nel primo caso l’interpretazione è banale: pioverà, non pioverà, caldo, freddo, sole, nuvoloso ecc. Nel secondo caso serve un minimo di formazione e di esperienza per confezionarsi le proprie previsioni personalizzate.

Per le previsioni meteorologiche classiche prediligo la consultazione di alcuni siti web, che non sono i classici portali “nazionali” o comunque di area vasta noti alla maggior parte di voi. Mi oriento preferibilmente su portali di agenzie pubbliche che elaborano previsioni per aree ridotte, applicando la modellistica su scala continentale, ma declinando l’interpretazione dei risultati su scala locale, usando spesso il giudizio esperto degli operatori. Un esempio di questo tipo di portale è quello dell’Osservatorio Meteorologico Regionale (OsMeR) del Friuli Venezia Giulia, afferente all’ARPA. Lo potete consultare all’indirizzo http://www.osmer.fvg.it/home.php.

Tipico riquadro delle previsioni con orizzonte ai tre giorni successivi.

In questo portale potete trovare le previsioni classiche, con un orizzonte che si spinge ai quattro giorni successivi. Ci sono poi le tabelle che riportano i dati rilevati nelle ultime ore nelle stazioni regionali. Queste sono particolarmente utili in alcuni frangenti, in particolare quando volete sapere se nella zona X ci sarà “caldo” oppure “freddo”, se e quanto stia piovendo.

Quello che le previsioni non fanno, perché semplicemente è quasi impossibile fare, è prevedere alcuni eventi meteorologici su scala locale ristretta. Per essere chiari, una seria informazione meteorologica si ferma a “temporali molto probabili”, ma se qualcuno vi dice che domani pomeriggio ci sarà o non ci sarà un temporale a Timau, sta spacciando un’ipotesi per una certezza. Molto più facile è invece prevedere fenomeni a più vasta scala. Se qualcuno dice che in un dato giorno di novembre passerà una perturbazione atlantica e pioverà, la probabilità che accada è talmente elevata che accettarla come una certezza è ragionevole.

Cosa succede quando piove? Ci si bagna! Nel mio lavoro ad esempio la pioggia rende estremamente sgradevole e complicato esaminare in modo accurato un campione di invertebrati acquatici, annotando l’abbondanza di ogni taxon raccolto.

Ma un’altra cosa accade quando piove: l’acqua cade anche tutto attorno a noi, sulle pendici delle montagne. Quell’acqua scenderà ruscellando e si raccoglierà in ruscelli, torrenti e fiumi. La portata di questi corsi d’acqua aumenterà, più o meno rapidamente. Questo, per me e per molti altri, è un fenomeno importante. Avete mai visto arrivare la piena “lampo” di un piccolo rio montano? A me è capitato: ero uscito da poco dall’alveo di un torrente quando è arrivato un violento acquazzone, di quelli che definivo “non prevedibili con certezza”. In breve tempo molta acqua è scesa su un versante franoso, generando una colata di fango e detriti che è arrivata sul corso d’acqua principale attraverso un affluente. Un vero e proprio muro di acqua, fango, pietre e rami, da cui nessuno potrebbe trovare scampo. In genere le cose sono meno drammatiche e il livello dell’acqua sale nell’arco di mezz’ora in un piccolo rio montano, di un’ora nel torrente di fondovalle e nel giro di alcune ore nel fiume che raccoglie tutte queste acque. Questo fenomeno si osserva molto bene utilizzando i dati disponibili in rete. Io uso spesso quelli sul portale della Protezione Civile del Friuli Venezia Giulia e in particolare nella sezione dedicata alla Rete Idrometeorologica.

 

Rete idrometeorologica regionale del Friuli Venezia Giulia

In questa pagina potete selezionare una stazione dalla mappa, oppure una tipologia di sensore. Se ad esempio selezionate “Temperatura” la mappa verrà aggiornata con la posizione di tutte le stazioni per cui è disponibile la misurazione della temperatura. Selezionando una stazione, si aprirà una pagina dedicata ad essa dove si trovano i dati dell’ultimo rilevamento e i grafici relativi ai valori dei parametri disponibili nelle ultime 24 ore. Per accedere a dati più vecchi, dalla pagina della rete idrometeorologica dovete selezionare nel menù sulla sinistra la voce “Dati dell’ultimo mese”. Vi permetterà di visualizzare solo i grafici giornalieri e non su periodi più lunghi, ma con un po’ di esperienza e occhio potrete comprendere l’andamento dei valori nel corso del tempo.

Qualcosa di analogo è disponibile anche sul sito web dell’agenzia per l’ambiente della Slovenia, la Agencija Republike Slovenije za Okolje (ARSO), dove si trova una pagina dedicata ai dati idrometrici e idrologici (Podatki samodejnih hidroloških postaj).

Mappa di accesso ai dati idrologici sloveni (ARSO)

In questo caso potete visualizzare i grafici relativi a livello idrometrico, portata del corso d’acqua e temperatura dell’acqua. L’impostazione di base riguarda le ultime 24 ore (graf za 1 dan), ma sono disponibili i dati anche per l’ultima settimana (graf za 7 dni) o per gli ultimi 30 giorni (graf za 30 dni). Avete le stesse opzioni per i dati in formato tabellare (tabela za …). Personalmente trovo molto utile disporre della stima di portata oltre che del livello idrometrico, inoltre apprezzo moltissimo il dato relativo alla temperatura, considerato che questo parametro influenza molto tanti processi biologici di cui devo tenere conto.

I dati dell’ultima settimana relativi alla stazione idrometrica di Log Čezsoški sul fiume Soča (Isonzo)

Nell’immagine qui sopra potete ad esempio apprezzare il piccolo evento di piena occorso sabato scorso (27 luglio 2019), iniziato poco dopo che i miei amici e io avevamo terminato una discesa in kayak proprio al ponte dove si trova questa stazione idrometrica. Il giorno dopo abbiamo sceso nuovamente il fiume e constatato la differenza notevole di condizioni determinata da quell’aumento di portata pari a circa 10 mc/s.

Anche i nostri vicini di casa austriaci mettono a disposizione un servizio simile. Trovate i dati relativi all’Austria sul portale dedicato del Bundesministerium Nachhaltigkeit und Tourismus (ministero federale per la sostenibilità e il turismo) e in particolare nella pagina eHYD dedicata all’idrologia.

Mappa delle stazioni idrometriche disponibili per l’Austria (eHYD)

Da questa pagina potete accedere a una lista delle stazioni e selezionarne una, di cui visualizzerete i dati relativi alle ultime 72 ore in forma di grafico. Trovo questo dato particolarmente utile quando lavoro nell’area di Tavisio, ovvero nel bacino del torrente Slizza, che passa in Carinzia col nome di Gailitz e su cui si trova la stazione idrometrica di Thörl, a breve distanza dal confine.

Ovviamente nel mezzo fra la previsione e l’innalzamento del livello del fiume ci sono le precipitazioni. Conoscere la loro distribuzione ed intensità è necessario per prevedere se e quando ci sarà un incremento di portata del corso d’acqua dove sto lavorando. Per avere occhi anche lontano dal mio ridotto orizzonte (in una valle alpina raramente si vede molto lontano) posso usare i portali di cui vi ho parlato per visualizzare i dati più recenti relativi alle precipitazioni. Se la rete di pluviometri è ben articolata, i dati che fornisce sono adatti allo scopo. Un altro modo per capire dove sta piovendo è usare il radar meteorologico. Ormai quasi tutte le regioni d’Europa si sono dotate di questo strumento utilissimo che consente di valutare, usando la riflessione delle onde radar, la presenza di nubi, nebbie e pioggia. Quando sono disponibili buoni dati di taratura, a ogni riflettività radar viene associata l’intensità delle precipitazioni e si ottiene una mappa di riflettività interpretata in questo senso. Ovviamente è raro che la mappa sia accurata nel caso di precipitazioni deboli, ma i temporali vengono individuati con una certa efficienza. In Friuli Venezia Giulia il radar meteorologico è fuori uso da molto tempo, ma dispongo dei radar del Veneto e della Slovenia, che sopperiscono abbastanza bene alla mancanza di quello locale. Purtroppo un radar meteo non riesce a rilevare qualcosa che si trovi dietro un ostacolo impermeabile alle onde radio utilizzate, quindi è impossibile che un radar posizionato in pianura rilevi le precipitazioni in una valle alpina, se le nubi sono più basse delle creste dei monti. Questo caso non è infrequente, ma comunque il dato disponibile è sempre risultato molto utile nel caso di episodi temporaleschi violenti, quando le nubi si alzano “a torre” sopra le cime dei monti e si mostrano chiaramente ai radar.

Mappa radar delle precipitazioni sulla Slovenia e paesi limitrofi (copre tutto il Friuli) – dati ARSO.

 

Mappa delle precipitazioni generata in base ai dati del radar di Concordia Sagittaria (dati ARPA Veneto)

In genere io consulto le mappe generate coi dati di entrambi i radar meteo, perché trovo utile guardare le cose da due punti di vista ed eliminare eventuali zone cieche create dai monti.

Un altro modo per tenere d’occhio gli eventi meteorologici, in particolare i temporali estivi, è seguire le reti di monitoraggio dei fulmini. Se una grande perturbazione autunnale in genere non ne procura, i temporali sono per definizione ricchi di scariche elettriche. Il rilevamento dei fulmini è possibile grazie a speciali antenne che captano gli impulsi elettromagnetici che genera ogni scarica, anche a grandissima distanza. I dati di questa rete possono essere visualizzati grazie a una mappa continuamente aggiornata sul portale Blitzortung.org.

Mappa dei fulmini rilevati negli ultimi 60 minuti in una porzione di Europa meridionale centrata sul Friuli (dati Blitzortung.org)

Con questo vi ho spiegato in che modo cerco di acquisire informazioni utili per non annegare quando lavoro in fiumi e torrenti, ma anche di non organizzare gite al mare con gran pioggia annessa. Imparando a leggere questi dati pubblici e ad interpretarli tutti possiamo evitare un sacco di problemi. Questo è uno degli aspetti positivi della civiltà del web.

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Una Risposta to “Dati pubblici per guardarci attorno”

  1. Marzo 2022 – l’asciutta dell’Isonzo | Osservazioni Says:

    […] Come potete vedere da giorni c’è “calma piatta” ovvero il rilascio minimo costante che dichiarano pari a circa 20 metri cubi al secondo. Per una serie di motivi, che non discuteremo in questo momento, noi misuriamo portate più basse a Gorizia. Il Vipacco era sui 3.3 mc/s. Questi dati sono reperibili in rete, potete fare riferimento al mio articolo intitolato Dati pubblici per guardarci attorno. […]

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