A tempo e luogo debiti

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I concerti fuori dagli stadi  Jovanotti sulla spiaggia

Infiamma da qualche tempo la polemica sui concerti nell’ambito del così detto Jova Beach Party, ovvero una tournee di concerti tenuti da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, su diverse spiagge italiane.

Questo tipo di iniziativa si inserisce nel quadro di una moda, in costante crescita durante l’ultimo decennio. Molti artisti e organizzatori di eventi cercano di aggiungere “qualcosa in più” utilizzando il contesto. Uno stadio, un palazzetto, un teatro sono “roba vecchia”, già vista. Figuratevi che certe cose si fanno nei teatri da tremila anni, come fate a non essere annoiati? Invece vuoi mettere fare un bel concerto di musica pop nel contesto di un altopiano dolomitico, sulle rive di un lago alpino, o su una spiaggia?

Lasciamo da parte il punto di vista personale di coloro che, come me, vorrebbero lasciare almeno le montagne fuori dalla contaminazione di tutto ciò che vediamo in città ogni giorno. Parliamo di questioni oggettive. Gli ambientalisti hanno contestato a Jovanotti (sottolineo a Jovanotti) di avere organizzato degli eventi su spiagge, senza tenere conto del fatto che sono ecosistemi delicati, che portarci migliaia di persone avrebbe creato disturbo alla fauna, danneggiato la flora e la morfologia dei litorali. Si è parlato in modo particolare di un probabile massacro di pulli (pulcini) di fratino, un simpatico uccello limicolo che non sta proprio bene, nel senso che la sua numerosità è decisamente molto bassa a detta degli ornitologi.

Recentemente Jovanotti ha risposto in maniera decisamente incazzata alle contestazioni, affermando (così leggo sul web)

il mondo ambientalista è più inquinato delle fogne.

Nientemeno!

Dato che sono, come molti sanno, un rompipalle che non accetta di farsi trascinare dalla corrente, ho fatto alcune considerazioni in merito e ho concluso che in questa storia si è perso di vista il problema reale e si è individuato un colpevole che in realtà non lo è. A me di Jovanotti come artista non importa e le sue opere non mi hanno mai interessato, nonostante debba ammettere che alcuni brani abbiano una ritmica che riesce a farti muovere i piedi.  Ma mi importa la verità e mi interessa che in questo povero Paese si ragioni prima di fare e parlare.

Lorenzo Cherubini non ha una formazione scientifica, né alcuna competenza in campo ambientale, almeno che io sappia. Dunque, gli viene un’idea, o forse è venuta a qualche manager o organizzatore di eventi che lavora con lui, non lo so. Sta idea non è nemmeno tanto innovativa: facciamo dei concerti in spiaggia d’estate. E certo, dove cacchio li vuoi fare dei concertoni d’estate, su una pista da sci? Vai dove c’è la gente. E le spiagge italiane sono molto ben servite, ovvero antropizzate in modo terrificante. Le spiagge in grado di ospitare migliaia di persone sono tutte raggiunte da strade piuttosto comode, c’è sempre un chioschetto o due, in tantissimi casi ci sono veri stabilimenti balneari con sdraio e ombrelloni fissi per tutta la stagione estiva.

Credetemi, ci sono belle spiagge dove trovate poca gente a ferragosto, ma non vi dico dove sono. Arrangiatevi.

Dunque il Jova ha sta idea (o qualcuno per lui). Sorvolo ora sul fatto che a me (sottolineo a me) i concerti fuori dalle strutture costruite appositamente non piacciono. Jova deve avere presentato una proposta, un progetto, a delle autorità che devono autorizzare gli eventi e tutte le attività ad esse connessi. Qualcuno ha ricevuto delle richiesta da Jovanotti e, in base alle norme vigenti, ha assentito le autorizzazioni necessarie. Attenzione, domandare è lecito, autorizzare non è dovuto.

In questo caso la parte rognosa della vicenda è che il buon Jovanotti (o chi per lui) ha avuto una pensata intelligente: ne parlo col WWF. Si, perché è molto di moda in questo periodo dire o fare cose che c’entrano col mare, la plastica in mare e tutte ‘ste altre sacrosante battaglie di moda, che prese singolarmente non servono a un cavolo, ma nel complesso aiutano a ricordarci che stiamo mandando a remengo il nostro habitat, non solo quello del fratino, il nostro.

Il WWF ha gradito l’idea, così dicono i mezzi di disinformazione di massa, e ha in qualche forma (che non conosco) benedetto l’iniziativa. Qui si scatena l’inferno, perché la più importante organizzazione ambientalista mondiale avrebbe gradito e appoggiato il tour sulle spiagge di Jovanotti, compresi i concerti che, secondo altri ambientalisti, sono stati devastanti per habitat e specie anche rare ed a rischio di estinzione.

Certo, Jovanotti avrebbe dovuto rivolgersi a un professionista serio come me (bella battuta!) invece che a un club di dilettanti? Non è così, perché il WWF ha al proprio interno molti ambientalisti emotivi, ma anche molti professionisti ben preparati e capaci di valutare gli effetti di un concerto. Così come deve essere in grado di valutarli chi ha autorizzato gli eventi.

Il popolo del web però se la prende con Jovanotti, che non è uno scienziato, non sa una benemerita banana di ecologia, specie, morfologia costiera, ma ha avuto almeno l’idea di parlare con la più grossa associazione ambientalista al mondo. Insomma è come se io volessi organizzare un incontro di preghiera e chiedessi una mano a Papa Francesco I.

Ecco, secondo me in questa vicenda ci sono una serie di vittime:

  • i pulcini di fratino probabilmente uccisi;
  • la morfologia di alcune spiagge che erano un po’ meno antropizzate rispetto alle altre;
  • Jovanotti;
  • le gonadi di migliaia di naturalisti seri.

I responsabili? Ignoti, non pubblici se non altro, e assolutamente non additati al pubblico ludibrio. Certo, a prendersela con un personaggio noto come Jovanotti si guadagna visibilità, è quasi meglio che farsi un selfie col Ministro (sempre in spiaggia). Da vero rompipalle cercherei in quest’ultima considerazione le ragioni per cui molte migliaia di persone, a cui la natura fa schifo, si sono sentite in dovere di dire la loro stupidaggine quotidiana.

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