Il caso

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Sembra molto difficile accettare l’idea che SARS-CoV-2 sia il prodotto del caso e non di un progetto, di un complotto mondiale ordito da qualche organizzazione criminale internazionale.

Abbiamo già visto che cos’è un virus nell’articolo Coronavirus. In quell’articolo ho spiegato che i nuovi virus compaiono in seguito a errori casuali nella creazione delle loro copie, o meglio delle copie delle molecole di acidi nucleici contenute nel virione (particella virale). Alla base di tutto questo c’è il caso. L’errore avviene per caso ed è sempre per caso che alcuni errori portano a delle sequenze di nucleotidi che codificano per qualcosa di funzionale, che può funzionare in un organismo diverso da quello usato in origine dal virus e provocare nuovi danni.

Leggendo ciò che scrivono molte persone su FaceBook o i messaggi che mi arrivano via WhatsApp rilevo che moltissimi non riescono ad accettare questa teoria. L’immaginario collettivo compensa la mancanza di conoscenza con la fantasia più confortante. In modo superficiale potrei citare dei film come Mission Impossible II, dove un cattivone fa creare il letale virus Chimera per diffonderlo sul pianeta e vendere a caro prezzo la terapia. Un virus creato dall’uomo è anche alla base della storia di Resident Evil (il virus T).

Tuttavia, sono costretto a ribadire che i virus mutano per caso, non vengono ingegnerizzati da supercattivi. Non posso avere certezze riguardo all’estraneità di Dio o del diavolo, ma dal punto di vista scientifico devo insistere con la tesi della casualità.

La casualità fa paura, molta paura. Anche il più sprovveduto fra noi capisce che, se i virus che provocano malattie gravi compaiono per caso, non conosceremo mai una causa gestibile della loro comparsa, né potremo mai prevedere in modo preciso quando ne comparirà un altro, dove e quali caratteristiche avrà.

Insomma, fa molta meno paura l’ipotesi di un complotto mondiale, perché contro i supercattivi potremmo schierare James Bond, Ethan Hunt o Alice di Resident Evil. Se va proprio male, nel mondo della fantasia potremmo sempre usare il Guanto dell’Infinito o raccogliere le sette Sfere del Drago.

Se il virus compare per caso, non possiamo fare altro che aspettare e vedere cosa succederà, preparandoci a reagire dopo la sua comparsa. Ovvero dopo che avrà iniziato a fare ammalare e uccidere delle persone.

Quello che ci ha insegnato il caso del coronavirus SARS-CoV-2 è che non possiamo pensare a contromisure locali. Abbiamo fatto scomparire l’isolamento di tutte le comunità umane del pianeta, la connessione efficiente e rapida fra luoghi molto lontani fra loro è il fondamento della nostra economia. Non riusciamo a immaginare un mondo in cui non ci sia trasferimento di persone fra l’estremo oriente e l’Europa, o l’America, l’Oceania. Parliamo di spostamenti di migliaia di chilometri in pochissimo tempo. Un umano può fare il giro del mondo in molto meno di 80 giorni. Usando i voli di linea ne bastano decisamente meno di 8, anzi ne bastano meno di quei 5 giorni che potrebbero rappresentare il tempo di incubazione medio fra il primo contatto con il SARS-CoV-2 e l’insorgenza della CoViD-19 (la malattia).

Questo fa paura, molta paura, e spinge le persone a sperare talmente tanto in una causalità individuabile, da aggrapparsi a insensate ipotesi di complotto come il naufrago si aggrappa al salvagente.

Quello che dovremmo fare invece, almeno fra persone che desiderano fare sopravvivere l’umanità in modo dignitoso ancora per un po’, è elaborare una strategia globale. Avere dei piani pronti per reagire alla prossima pandemia, o meglio per fare in modo che la prossima epidemia di un patogeno facilmente trasmissibile non possa diventare pandemia, ma rimanga contenuta localmente. Dovremmo rendere sistematico quello scambio precoce di informazioni che è avvenuto fra il dicembre 2019 e oggi, quando i ricercatori cinesi hanno messo a disposizione del mondo i dati prima di averli pubblicati. Nel mondo della ricerca fare una cosa del genere è come consegnare tutto ciò che si possiede a degli sconosciuti.

Questa storia ci ha insegnato che la rete creata dai ricercatori di tutto il mondo è essenziale, così come lo sono le banche dati che conservano le informazioni acquisite da chiunque sul pianeta e le mettono a disposizione di tutti gli altri. Mille cervelli che ci pensano sono più efficienti di dieci e mille laboratori che lavorano in modo coordinato sono ancora più potenti. Il problema che stiamo affrontando è globale, la risposta deve essere globale. La prossima volta potrebbe comparire un virus ancora più pericoloso e dovremmo essere più veloci, più efficienti, più ordinati e disciplinati.

La scienza, a differenza dei ciarlatani, può solo fornire stime di probabilità che compaia un altro virus umano, ma non può predire quando arriverà, né che caratteristiche avrà. E’ poco, ma molto di più della pletora di idiozie che stanno inventando centinaia di migliaia di umani terrorizzati.

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