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Le condizioni per una rapida diffusione del virus SARS-CoV-2 sono state create durante gli ultimi decenni, in modo inconsapevole ma con accuratezza. Come è possibile, infatti, che un virus la cui presenza viene rilevata per la prima volta a fine dicembre del 2019 raggiunga l’Italia in poche settimane, generando un focolaio epidemico come quello che abbiamo osservato in Lombardia?

Lo so, girano tante voci sui complotti, il fatto che la malattia non sia provocata dal virus ma da radiazioni elettromagnetiche, untori che girano il mondo, potenze straniere maldestre che lanciano virus devastanti.

La realtà è deludente invece, più semplice, meno affascinante, ordinaria e terrificante. Vi invito a visitare due siti web: FlightRadar24 e MarineTraffic. Cliccate e andate a guardare le mappe. Questa sotto è una mappa copiata da FlightRadar24 nel pomeriggio del 7 aprile 2020, in piena pandemia, con traffico aereo ridotto.

Traffico aereo mappato sul sito FlightRadar24 il 7 aprile 2020.

Ciò che vedete è una mappa che rappresenta la posizione sul pianeta di un grande numero di veicoli, in questo caso aerei, in spostamento fra luoghi molto lontani fra loro, con a bordo del personale e dei passeggeri. Ogni essere umano che si trovi a bordo di uno di quei veicoli è idoneo a ospitare SARS-CoV-2 e a consentirne la riproduzione nelle proprie cellule. La probabilità che, in questo momento, su uno di quegli aerei in volo ci sia un soggetto infetto non è nulla. Se esaminate la mappa del traffico marittimo vi accorgerete che ci sono altre decine (centinaia) di veicoli in viaggio sul pianeta. Queste mappe non considerano le linee ferroviarie o le autostrade.

Facciamo un ragionamento, insieme. Nel XIX secolo, centocinquanta anni fa, prima dell’apertura del Canale di Suez ci volevano almeno 3 mesi per raggiungere l’Inghilterra partendo da Shanghai, settimana più, settimana meno. Il Canale accorciò il viaggio notevolmente, permettendo ai viaggiatori di spostarsi a velocità talmente elevata da impiegare circa 2 mesi per compiere questo percorso.

Ho appena usato un portale per la ricerca di biglietti aerei, ipotizzando un viaggio per Londra da Shanghai. Mi dice che con poco più di 300€ posso raggiungere Londra da Shanghai in circa 20 ore. Il prezzo è molto basso, dev’essere una grande offerta (grazie …), ma i tempi sono gli stessi di sei mesi fa.

Oggi possiamo impiegare 20 ore per muoverci fra Shanghai e Londra, contro 3 mesi del XIX secolo.

D’altro canto, nel XIX secolo uno scienziato cinese avrebbe impiegato almeno 3 mesi per fare arrivare a un collega inglese il suo resoconto su una nuova malattia. Il resoconto sarebbe arrivato contemporaneamente alla malattia, portata dai marinai della nave su cui aveva viaggiato la missiva.

Nel 2020 un ricercatore cinese impiega meno di un minuto per trasmettere a un collega inglese l’informazione. Non solo, se l’inglese ha domande, il cinese le riceverà in meno di un minuto e potrà rispondere immediatamente. Nel XXI secolo abbiamo efficienti protocolli per estrarre il RNA virale, trascriverlo in DNA, amplificare quel DNA e sequenziarlo o ibridarlo con sonde che ci permettano di rilevare la presenza delle sequenze che ci interessano. I protocolli possono essere trasmessi via mail in pochi secondi, così come la sequenza delle sonde.

Questa impressionante accelerazione nella capacità di trasmettere informazioni tuttavia non sembra però proporzionata rispetto alla capacità di spostamento degli umani potenzialmente infetti.

Per adottare misure di contenimento l’informazione del ricercatore cinese, in assenza di protocolli internazionali concepiti allo scopo, deve essere inoltrata per via ufficiale, dunque dal Governo della Repubblica Popolare Cinese ad ogni Governo degli altri paesi del mondo. Questa trasmissione si fa materialmente in secondi, ma preparare la comunicazione è faccenda delicata. Chi riceve la comunicazione, dopo secondi dall’invio, la deve vagliare e girare alle persone giuste, che saranno probabilmente il Primo Ministro e il Ministro competente per la sanità. Questi a loro volta trasmetteranno l’informazione agli organi tecnici, che la dovranno esaminare, quindi il Direttore dell’Organo Tecnico supremo dovrà telefonare al Primo Ministro e dirgli “Signore, è opportuno alquanto agire”.

Nel frattempo saranno passate più delle 20 ore necessarie perché un individuo infetto abbia volato dalla Cina all’Inghilterra e nessuno saprà che è arrivato, dove sia stato, chi fosse con lui sull’areo. Mentre le strutture tecniche e politiche dei due paesi svolgono il normale protocollo di comunicazione, che richiede oggi meno di 24 ore invece di 3 mesi, il virus è già arrivato.

Questo ci fa capire, spero in modo chiaro, che la meravigliosa possibilità di spostarci sulla superficie del pianeta Terra, volando velocemente e ad un costo piuttosto basso, non è solo fonte di gioia, ma anche di rischio.

E’ bellissimo viaggiare e poterlo fare in tempi ristretti è fantastico. Ve lo dice uno che aveva la fidanzata a 830 km da casa.

L’altra faccia della medaglia è che un virus, capace di provocare una malattia, con sintomi anche molto gravi, che abbia un tempo di latenza fra contatto e manifestazione dei sintomi di alcuni giorni, può circolare senza incontrare ostacoli, spostandosi per molte migliaia di chilometri in poche ore, ovvero prima che i primati con pollice opponibile e corteccia cerebrale molto sviluppata siano in grado di rendersene conto.

Molti dicono che nulla tornerà come prima. Sono d’accordo. Non potremo continuare a essere ingenui e spensierati nel nostro spostarci rapidamente attraverso il globo. Ma non sono dell’idea che sia necessario tornare a viaggi di tre mesi, che sono ben più lunghi di una quarantena efficace. Non dovremo compartimentare perennemente il pianeta e rinchiuderci in recinti. Sarebbe una soluzione infantile e forse inefficace.

Quello che la pandemia di CoViD-19 ci suggerisce è che il nostro sistema di rilevamento delle malattie e di risposta rapida deve essere adeguato alla velocità di spostamento degli umani sul pianeta. Dobbiamo tentare di individuare tutte le potenziali sorgenti di patogeni in circolazione e vigilare, in modo da rilevare tempestivamente la comparsa di un nuovo virus, o ceppo di batteri, o funghi o qualunque altro organismo capace di provocare danni all’organismo dell’uomo o degli altri esseri viventi.

Abbiamo enormi capacità di comunicazione, abbiamo laboratori sparsi su tutto il pianeta, possiamo crearne altri con un costo che, diviso fra tutti i paesi, è ridicolo.

Ricordiamoci degli errori commessi fino ad oggi: abbiamo portato SARS-CoV-2 su tutto il pianeta, abbiamo consentito la diffusione di Xylella fastidiosa, abbiamo permesso la diffusione di Aphanomyces astaci, quella di Pseudogymnoascus destructans. Alcune delle specie che abbiamo portato in giro per il mondo provocano malattie letali per l’uomo, altre per animali che alleviamo o piante che coltiviamo, altre ancora lo sono per specie che fanno parte di ecosistemi naturali il cui funzionamento ci permette (spesso senza che ne siamo coscienti) di vivere su questo pianeta piccolo e affollato.

Possiamo organizzarci, tutti insieme, per ridurre il rischio che la prossima pandemia sia peggiore di questa. Il resto, mi sembra molto meno importante.

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