Pesci con la valigia

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La migrazione riproduttiva di Anguilla anguilla e Salmo marmoratus

L’autunno è tempo di viaggi nuziali, almeno per alcune specie. Chi sicuramente si sta mettendo in viaggio per raggiungere i siti riproduttivi sono due specie di pesci, un tempo piuttosto comuni nelle acque interne continentali del Friuli: l’anguilla e la trota marmorata.

Femmina adulta di Anguilla anguilla in via di trasformazione in argentina migratrice, il diametro dell’occhio è più del doppio rispetto a quello degli individui immaturi di pari taglia

Si tratta di due specie che vengono definite migratrici, ovvero che svolgono diverse fasi del loro ciclo biologico in ambienti del tutto differenti, anche se per la trota marmorata questa migrazione è decisamente di poco conto rispetto a quella che affronta l’anguilla.

Suddividiamo i pesci migratori in tre macro-gruppi, entro cui si distinguono alcuni comportamenti differenziati:

  • diadromi (si spostano fra mare e acque dolci)
    • anadromi (crescono in mare e si riproducono in acque dolci)
    • catadromi (crescono in acque dolci e si riproducono in mare)
    • anfidromi (senza preferenza o vincoli di habitat)
  • potamodromi (si spostano nell’ambito delle acque dolci)
  • oceanodromi (si spostano nell’ambito delle acque marine)

Alcune specie diadrome celebri nella nostra zona sono la passera pianuzza – Platichthys flesus italicus (catadroma), lo storione cobice – Acipenser naccarii (anadromo), la cheppia – Alosa fallax (anadroma), la lampreda di mare – Petromyzon marinus (anadroma), l’anguilla – Anguilla anguilla (catadroma). Specie chiaramente potamodrome sono la trota marmorata – Salmo marmoratus, il temolo – Thymallus aeliane, la lasca – Pseudochondrostoma genei, mentre altre specie effettuano spostamenti relativamente brevi, tali da non farle considerare realmente migratrici.

L’anguilla è dunque una specie catadroma, ovvero una di quelle specie di pesci che crescono nelle acque “dolci”, ma possono riprodursi solamente in mare. Al contrario la trota marmorata è una specie potamodroma, ovvero un pesce che svolge l’intero ciclo biologico nelle acque interne continentali (potamos (ποταμός)= fiume), ma separa i quartieri riproduttivi da quelli dove vivono gli adulti e i subadulti.

L’autunno è la stagione migratoria preferita da questi due pesci, il cui ciclo biologico è straordinariamente differente, ma le motivazioni per la scelta della stagione migratoria sono analoghe. Per chi vive in acque interne continentali l’autunno, almeno nella fascia temperata dell’emisfero boreale, è la stagione piovosa per eccellenza, ovvero quella in cui i corsi d’acqua hanno portate elevate. Le portate elevate si verificano anche in primavera, nei bacini dove vi sia un accumulo di neve invernale, ma ora concentriamoci sull’autunno.

Avere portate elevate significa che vi sia certamente continuità fra ogni angolo di un bacino idrografico e il mare, fatto che avvantaggia chi deve migrare in discesa, come l’anguilla. Nello stesso tempo, le portate elevate consentono un riduzione notevole degli ostacoli alla risalita dei pesci. C’è una credenza popolare secondo cui, nel corso delle piene, i pesci scendono. In verità la piena e la successiva fase di morbida sono due momenti eccellenti per risalire un fiume. In queste condizioni infatti un salto di un metro, insuperabile per gran parte dei pesci più piccoli, può essere “spianato”, mentre la velocità della corrente nella parte più vicina alle rive è sempre piuttosto bassa.

Vi suggerisco di non avventurarvi nell’alveo di un fiume durante una piena, perché è una situazione estremamente pericolosa anche per chi sia esperto, potenzialmente letale. A me è capitata la ventura di entrare in acqua durante alcune piene rilevanti.

Una cosa che notai subito era che l’acqua torbida mi impediva di vedere il fondo. Questo per i pesci migratori è un vantaggio, perché non sono visibili ai predatori. La seconda cosa di cui mi resi conto fu che nei pressi della riva profondità dell’acqua e la velocità della corrente erano basse. Una persona che abbia l’acqua a metà coscia con 0,5 m/s di corrente potrebbe essere già in seria difficoltà, ma per un pesce quella velocità è moderata. Questi migratori sono perfettamente in grado di nuotare controcorrente e vincere velocità ben maggiori. Ovviamente percorrendo distanze sempre più brevi tanto maggiore è la velocità della corrente. Il migratore in risalita può però giovarsi della presenza di ampie aree dove la corrente è lentissima, se non addirittura assente. Questo avviene per una serie di ottimi motivi fisici, che esulano dal discorso in questo momento, in ogni caso qualunque canoista sa che in molti punti sotto riva non serve pagaiare per restare fermi e i pesci, che vivono da qualche milione di anni in quegli ambienti, sono abilissimi nello sfruttare queste zone di riposo.

Maschio adulto di Salmo marmoratus catturato al piede di un salto artificiale nel periodo migratorio

L’anguilla da adulta, matura sessualmente, desidera scendere verso il mare e le piogge sono un alleato prezioso. Considerate che questo pesce ha una grande capacità di muoversi anche fuori dall’acqua, strisciando con il suo corpo serpiforme. Durante le piogge un’anguilla può tranquillamente abbandonare una zona paludosa, uno stagno, un lago scollegato dal reticolo delle acque correnti e raggiungere una via d’acqua che le permetta di scendere al mare. Un anziano ex pescatore di mestiere di Alesso mi raccontò anni fa della discesa delle anguille che attraversavano la campagna durante le piogge autunnali, abbandonando il Lago dei Tre Comuni (o di Cavazzo), usando a tratti anche il bosco allagato. Così ha inizio una migrazione di circa 9000 km, che condurrà questi pesci fino al Mar dei Sargassi, dove deporranno le uova per poi morire stremati. Molti dubitano che questo viaggio straordinario avvenga, come pure quello ancora più straordinario delle forme larvali, ma tutte le osservazioni fatte finora hanno suggerito che la migrazione dell’anguilla europea si verifichi proprio su questo percorso lunghissimo.

La trota marmorata, da potamodroma, effettua migrazioni decisamente più brevi. O meglio dovrei dire che le effettuava, prima che noi umani inventassimo decine, o centinaia, di ostacoli insuperabili persino durante le piene (briglie, sbarramenti, dighe ecc). Le trote marmorate non amano vivere nei piccoli torrenti montani, né in quei tratti di fondovalle caratterizzati da acque basse e veloci. Si tratta di pesci che possono raggiungere taglia superiore a un metro e un peso record di quasi 25 kg. E’ evidente che un pesce di un metro per 10 kg di peso non possa vivere in un torrentello, né in una buca di un torrente più grande. Gli individui cui siamo abituati negli ultimi decenni sono in effetti “bambine” o al più delle “giovinette”. Nella mia carriera di biologo non ho mai visto viva una trota marmorata che pesasse più di 7 kg e come pescatore sportivo il mio record è stato di 3,6 kg. Se visitate l’Acquario di Ariis, vedrete un individuo imbalsamato che pesava 10 kg. E’ stato trovato morto sulle rive del fiume Stella e verosimilmente viveva nel tratto profondo che si trova proprio accanto alla sede dell’acquario. Quello è il posto giusto per la trota marmorata, che a tutti gli effetti è un “salmone delle Alpi meridionali”. Questi ambienti tuttavia non sono adatti alla deposizione delle uova, né alla vita degli individui più giovani. Le grosse trote che vivevano nel tratto planiziale dei fiumi alpini, spingendosi spesso fino alle foci e nel mare Adriatico (fra fine inverno e primavera) avevano bisogno di risalire la corrente e raggiungere corsi d’acqua di piccole dimensioni, dal fondo ghiaioso e ciottoloso, dove deponevano le uova per poi tornare verso acque più profonde e ricche di prede.

Sto parlando al passato perché la sequenza impressionante di opere idrauliche che separa il basso corso dei fiumi dalle porzioni di testa dei loro bacini ha generato una situazione decisamente sfavorevole per i migratori. Oggi gli individui adulti di trota marmorata tentano la risalita, fino a sbattere letteralmente il muso sul primo muro che l’uomo ha piazzato di traverso alla corrente, per proteggere qualche altra opera. Lo stesso problema affligge le anguille, quando da giovani desiderano risalire dal mare verso le acque interne continentali.

Ad ogni modo, quando passate vicino a qualunque corso d’acqua della mia regione in questa stagione, sappiate che ben celati ai nostri occhi ci sono dei viaggiatori formidabili.

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