Neuroni sprecati

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Il paradosso messo in evidenza da CoViD-19

Quando frequentavo il Liceo Scientifico mi lamentavo molto dell’obbligo di studiare materie come Latino e Filosofia. Per quanto riguarda Latino, i sostenitori della sua utilità affermavano che “apre la mente” e “sviluppa l’intelligenza“. All’epoca pensavo che lo studio di qualunque materia, se non limitato a imparare a memoria nozioni, consenta di “sviluppare l’intelligenza”. Lo può fare lo studio della Fisica, ad esempio. Non c’è motivo per cui il Latino debba impegnare la mente più della Fisica.

In Italia lo studio delle discipline afferenti alle scienze “materiali” o “dure” è poco valutato. Siamo un paese in cui si considera colto solo chi abbia nozioni relative alle materie umanistiche. Si è percepito chiaramente l’effetto di tali convinzioni dopo l’inizio della pandemia di CoViD-19, con risvolti apparentemente paradossali.

In assenza, o carenza, di formazione sulla branca della Fisica che studia i fenomeni della vita (detta Biologia), ma in presenza di una diffusa conoscenza delle materie umanistiche, ci si aspetta che milioni di persone abbiano una mente aperta e intelligenza ben sviluppata, grazie allo studio del Latino. I più fortunati hanno studiato addirittura il Greco antico, nella scuola che, a detta dei suoi ex alunni, sviluppa più di ogni altra l’intelligenza degli adolescenti: il Liceo Classico.

In entrambi i corsi di studi è previsto, oltre allo studio di almeno una lingua antica, quello della Filosofia. Una combinazione perfetta per rendere l’individuo capace di affrontare ogni nuova sfida, con mente aperta e un’intelligenza meravigliosamente sviluppata.

Fatto sta che in questo Paese, dove milioni di cittadini fra i 18 e i 110 anni di età hanno portato a termine con successo i corsi dei Licei, sono fiorite immani idiozie. Si è ascoltato e letto di tutto, ma in prevalenza affermazioni deliranti, scaturite da ragionamenti privi di logica e fondati su assunti buttati lì a caso. Menti talmente aperte che vi circola liberamente qualunque cosa, generando un flusso di parole intenso e perdurante. Proprio coloro che, grazie allo studio del Latino, hanno l’intelligenza più vivace, hanno dimostrato la totale incapacità di osservare un fenomeno e intuire le leggi che lo governano. Proprio coloro che hanno studiato, nell’età che forma la mente critica, la Filosofia hanno dimostrato di non avere la più pallida idea di cosa sia l’epistemologia.

A 31 anni dall’ultima volta in cui ho dovuto dimostrare la conoscenza della lingua latina e del pensiero filosofico, posso serenamente affermare che a mio parere lo studio del Latino, nella scuola italiana, sviluppi la propensione allo sproloquio.

PS: Aristotele, che non fu esattamente un cretino, non studiò Latino. Dubito avrebbe reputato utile imparare a parlare come un βάρβαρος.

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