Diversità nei torrenti montani

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Si fa presto a dire “torrente montano”, in realtà in questa categoria, mai ben definita, si possono annoverare ambienti molto diversi fra loro, anche se talvolta sono contigui geograficamente e posti in perfetta continuità. Potete vedere qui un’immagine composta che rappresenta due corsi d’acqua montani, definibili come torrenti, anche se quello più piccolo viene spesso indicato con nome di “ruscello” o “rio”.

Ciò che li differenzia non è solo la portata, ma anche la pendenza, che determina la composizione sedimentologica del letto, la quale a sua volta è uno dei fattori abiotici più importanti dell’ecosistema, dato che definisce le caratteristiche morfologiche su piccola scala, quelle che sono proprie dei così detti microhabitat dagli ecologi. Habitat perché sono “luogo abitato da organismi viventi”.

Due esempi di ambiente torrentizio nelle Prealpi Carniche (Friuli)

A sinistra vediamo il ruscello. L’acqua scorre occupando una sezione larga circa un metro, ma spesso più stretta, con una pendenza notevole, saltando lungo una serie di gradini creati da massi (diametro > 0,4m) e da roccia affiorante (o bedrock). Il ruscello scorre in un bosco, costituito interamente da specie che non hanno rapporti particolarmente stretti con l’acqua, ma ovviamente lungo le rive non troviamo specie xerofile. In particolare in questo caso ho osservato una copertura predominante di Fagus sylvatica, a cui si accompagnavano Carpinus betulus e Acer pseudoplatanus. Al di sotto dello strato arboreo il sottobosco è costituito da arbusti (ad esempio in quel sito c’è Rosa pendulina) e numerose erbacee, per lo più Poaceae che onestamente non ho identificato a livello specifico. Muovendo i sedimenti più fini, che in questo caso hanno un asse maggiore fra 100 e 200 mm, si nota immediatamente che le parti emerse ed esposte alla luce sono coperte da muschi, mentre quella sommerse conservano il colore bianco o grigio chiaro tipico di calcari e dolomie. Al tatto si nota che la superficie non è coperta da una patina viscida percepibile di Diatomee, sia perché c’è un ombreggiamento totale, sia perché questi ambienti non sono generalmente ricchi di nutrienti (composti di azoto e fosforo). Fra le pietre sono ancora presenti a primavera detriti vegetali in grande quantità, costituiti da foglie morte e frammenti di rami. Raccogliendo gli organismi bentonici con un retino con maglia da 0,5mm si nota subito il brulicare di un gran numero di animali, fra cui spicca la presenza di Crostacei Anfipodi della famiglia Gammaridae, in questo caso si tratta quasi certamente di appartenenti al genere Gammarus, ma non ho effettuato l’identificazione. Accanto ai gammaridi ci sono numerose ninfe di Plecoptera delle famiglie Nemouriidae e Perlodidae, oltre a diversi Ephemeroptera Baetidae del genere Baetis, alcuni Heptageniidae dei generi Rhithrogena ed Epeorus, un gran numero di Diptera della famiglia Chironomidae, accompagnati da pochi Tipulidae e Athericidae. Ho osservato anche Coleoptera della famiglia Elmidae. Pur avendo cercato per un po’ fra le pietre, non sono riuscito a trovare Crustacea Decapoda, ma devo confessare che di giorno fatico sempre a trovarne, dato che sono piuttosto propensi a rintanarsi il più possibile lontano da sguardi indiscreti. Nel ruscello non si vede muovere nemmeno un pesce.

A destra si vede un torrente più ampio. La sezione del filone attivo varia fra 3 e 5 metri circa, ma le sponde sono occupate per lo più da barre laterali di ghiaia e ciottoli o da grandi massi. La vegetazione forestale raramente sovrasta l’acqua o le è prossima, sebbene sia evidente che nei periodi di piena occupi interamente la porzione di alveo che distinguiamo in modo chiaro perché “nuda”. Le specie che circondano questo tratto sono le stesse del ruscello ritratto nella parte sinistra della foto, la cui confluenza si trova a meno di duecento metri verso valle. La cosa che colpisce immediatamente è la minore interazione fra l’ambiente acquatico e quello terrestre in termini di apporto di materiale organico. Qui l’illuminazione del fondo permette lo sviluppo di patine di Diatomee percepibili (si scivola), ma muovendo i sedimenti si nota che ci sono molti meno frammenti vegetali. Questi possono raggiungere il filone attivo attraverso tre vie:

  • diretta, ovvero per caduta nei punti in cui il filone attivo passa nei pressi di alberi e arbusti
  • per presa in carico durante le piene al margine dell’alveo
  • mediata dai piccoli affluenti come quello ritratto a sinistra.

Nell’ultimo caso i detriti vegetali che raggiungono il torrente non sono più foglie intere e rami, ma frammenti che possono essere anche molto piccoli a causa di alcuni meccanismi di trasformazione.
Quello più ovvio è meccanico: mentre i detriti vegetali vengono trascinati verso valle, insieme ai sedimenti, vengono macinati in frammenti sempre più piccoli.
Un altro meccanismo è quello biologico, allorché un gran numero di invertebrati si ciba dei detriti vegetali, sminuzzandoli e ingerendoli, per poi espellere attraverso le feci una poltiglia fine di detriti organici ormai ben trasformati. Dobbiamo considerare che questi invertebrati non sono capaci di “digerire” la cellulosa, ma solo i funghi, i batteri e i protozoi che hanno colonizzato i detriti vegetali. Tutta la parte strettamente vegetale, con tessuti ricchi di cellulosa e lignina, passa indisturbata attraverso l’apparato digerente di questi invertebrati, per tornare nella corrente ed essere nuovamente attaccata da funghi e batteri, mentre viene trasportata verso valle. Una cosa interessante da considerare è che questi nuovi detriti organici sono molto fini e quindi possono essere facilmente trasportati dall’acqua anche dove la sua velocità si riduce. Sono proprio questi gli apporti più importanti che dai boschi della montagna raggiungono i fiumi di pianura, se non addirittura il mare.

Frugando sul fondo del torrente a destra ho trovato una densità di invertebrati minore rispetto a quella del ruscello, oltre a una composizione differente della comunità. Innanzitutto i Gammaridae, numerosissimi nel ruscello, sono pochi nel torrente più grande. Per essere chiari, nel ruscello c’erano 108 gamberetti per metro quadrato, nel torrente ce n’erano appena 5. Compaiono però un gran numero di Ephepemeroptera Heptageniidae, che si alimentano raschiando le patine di Diatomee sui ciottoli e sui massi. Altro elemento interessante è la presenza di detritivori che si nutrono di materiale fine, come i Trichoptera Philopotamidae. In tutto il tratto che ho esaminato ho visto fuggire pesci di taglia approssimativa fra 15 e 25 cm circa. Visto il comportamento e l’habitat si tratta certamente di trote, assai probabilmente di Salmo trutta, specie introdotta in questo torrente nel passato e perfettamente adatta a viverci.

Questo è solo un esempio della grande diversità di ambienti e comunità che si possono osservare nei corsi d’acqua torrentizi montani, anche in una porzione molto piccola di territorio. Di questa grande diversità, che è funzionale sia alla conservazione della biodiversità che alla capacità di consentire un gran numero di processi ecologici, è necessario tenere conto sia quanto si valutano le caratteristiche degli ambienti acquatici che nella loro eventuale gestione.

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