Monte d’Accoddi

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Un luogo sacro preistorico

Fra Sassari e Porto Torres, su una zona pianeggiante non lontana dal solco del rio d’Ottava, si erge un curioso rilievo che viene chiamato oggi Monte d’Accoddi. Il suo punto culminante è tutt’altro che naturale, dato che è occupato da una delle più importanti e interessanti opere costruite da umani in Sardegna.

Vista della struttura dalla rampa di accesso

Nel sito di Monte d’Accoddi possiamo osservare oggi una grande struttura, composta da due piattaforme sovrapposte a cui si accede mediante una lunga rampa sul versante meridionale.

Agli appassionati di archeologia non sfugge di certo la somiglianza di questa struttura con due tipi di edifici a gradoni molto famosi, come le ziqqurat mesopotamiche e le mastaba della valle del Nilo. In effetti sembra che questo edificio non abbia relazioni con quelli presenti in altre aree e rappresenti semmai un caso unico (finora) nell’ambito europeo e mediterraneo.

Le indagini eseguite finora hanno permesso di riconoscere diverse fasi di frequentazione del sito del Monte d’Accoddi, a partire dalla fine del Neolitico e fino all’inizio dell’Età del Bronzo. L’area dove si trova questo sito è piuttosto ricca di testimonianze preistoriche, fra cui necropoli neolitiche con tombe ipogee, dette localmente domus de janas (case delle fate). Il sito è stato frequentato certamente prima dell’edificazione della struttura che osserviamo oggi, probabilmente già a scopo rituale, dato che gli archeologi hanno individuato alcuni elementi tipici dei luoghi sacri. Annesso al sito rituale c’era un piccolo abitato. Secondo le descrizioni che ho consultato, la prima fase di edificazione della struttura a livelli ha avuto inizio nel IV millennio a.C., con la creazione della prima ampia piattaforma alta circa 5 m. Sulla sommità di questa si trovava il primo santuario, costituito da un edificio in opera mista pietra e legno con le pareti intonacate internamente. I resti del santuario sono stati rinvenuti ed è stato osservato intonaco di colore rosso, per cui è stato definito “Tempio rosso”. Ovviamente non abbiamo la più pallida idea di come venisse chiamato questo luogo dagli edificatori del tempio, né di quale lingua parlassero, dato che stiamo parlando di un periodo ancora in piena preistoria.

Vista da SudEst della struttura monumentale

Le tracce rinvenute dagli archeologi suggeriscono che il primo tempio sia stato abbandonato, probabilmente a causa di un incendio e di crolli della struttura. A questa fase è seguita la ricostruzione e ampliamento del sito. All’inizio del III millennio a.C. è stato realizzato un muraglione in grosse pietre, che rinforza il rilevato originario, ed è stata costruita la seconda piattaforma, più piccola rispetto alla prima, che innalzava il livello sommitale dell’opera. Questo ampliamento ha richiesto la realizzazione di una seconda rampa, che permetteva l’accesso alla sommità del monumento, piana e quasi rettangolare. Probabilmente su questa venne eretto un secondo tempio, ma non ne è stata trovata traccia. È ragionevole pensare che anche questa struttura fosse in legno, dunque può essere stata completamente cancellata da un incendio e dalla successiva azione del vento, che certo non manca in quest’area.

Ciò che mi ha colpito nella struttura è l’orientamento, che nel giorno della nostra visita risultava leggermente ruotato verso Ovest rispetto al Sud astronomico attuale. Ci trovavamo sulla sommità dell’area sacra proprio a mezzogiorno e il Sole si trovava a circa 10° a Est dell’orientamento definito dall’asse principale delle piattaforme rilevate e della rampa di accesso, eravamo oltre tutto sul posto il 19 dicembre, dunque molto vicini al solstizio d’inverno. Ovviamente, non ho nessuna idea di quale fosse la posizione del Sole al solstizio d’inverno 5000 anni fa, ma la scelta dell’orientamento rende quasi ovvio che degli allineamenti fossero stati progettati in modo da permettere agli osservatori dell’epoca di rilevare un evento importante.

Il sito al momento è gestito con aperture regolari; per informazioni aggiornate vi consiglio di consultare il sito web del Comune di Sassari o la pagina Turismo Sassari.

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