Offensiva sanitaria contro l’etanolo

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In questi giorni si discute molto della scelta del governo irlandese di rendere obbligatoria l’esposizione in etichetta, sulle bevande alcoliche, di informazioni sulla pericolosità dell’alcol etilico. In Italia se ne parla molto, in particolare riguardo al rischio legato ad alcune forme di tumori.

La discussione allarma i produttori, in particolare quelli vinicoli, che temono una futura diminuzione dei consumi, analoga a quella che ha interessato il tabacco.

Mi piacerebbe un approccio scientifico alla questione. Non che i sanitari non abbiano questo tipo di approccio, ma alcune affermazioni perentorie che ho ascoltato negli ultimi giorni sono di tutt’altro tenore. Invito a cercare sul web qualche pagina che spieghi i concetti di pericolo e rischio, se non vi sono già familiari.

Innanzitutto esaminiamo l’affermazione, ascoltata più volte in questi giorni: non esiste una dose di alcol innocua. È di un’ovvietà sconcertante. L’etanolo è una sostanza la cui tossicità è ben nota. Il problema della dose non è relativo a “non fa male” ma a “quanto fa male”. Ricordo che durante il corso di Igiene, quando studiavo Scienze Biologiche all’Università di Trieste, ci spiegarono come quasi tutto faccia “male” in qualche misura, ma si faccia una valutazione del rischio. Cosa che ogni persona sensata dovrebbe fare in qualunque frangente.

Chiunque guidi, ad esempio, fa continuamente una valutazione del rischio. Se non la fa, il rischio aumenta automaticamente!

Il consumo di alcol etilico aumenta il rischio da tumori? Significa che la probabilità di sviluppare un tumore aumenti, o che aumenti quella di svilupparne uno non curabile, consumando alcol etilico. Di quanto? La probabilità è comunque > 0 per qualunque individuo, con qualunque dieta e stile di vita. È evidente che, quando ti ammali gravemente, non è consolante sapere che sei 1 su x milioni o uno su x migliaia. Sei ammalato e potresti morire molto prima di avere superato un’età che ritieni accettabile, purtroppo patendo pure un bel po’.

Fra i miei parenti e amici deceduti, quasi tutti sono morti a seguito di malattie neoplastiche (tumori, leucemie ecc), eccetto tre. Quindi ho una certa sensibilità verso l’argomento.

Il difficile è avere una stima della probabilità. Ci viene detto “il fumo provoca il cancro”. È vero, molte sostanze contenute nel fumo di tabacco interferiscono con la normale espressione del genoma e innescano quei meccanismi che trasformano una cellula normale in tumorale. Quello che non c’è scritto sul pacchetto delle sigarette è di quanto aumenti la probabilità di ammalarsi per un fumatore rispetto a chi non lo sia. Di molto, sul serio, l’incremento della probabilità di sviluppare tumori fumando è veramente notevole, lo sappiamo da molti anni, anche se in alcune parti del mondo c’è una totale negazione degli esiti di decine di studi condotti con rigore scientifico. Trattandosi di un effetto di più fattori è molto difficile dare un numero valido per tutti, ma è dimostrato che l’incremento della probabilità di sviluppare un tumore se si inizia a fumare c’è ed è rilevante, sebbene non sufficiente per indurre gli stati a vietate del tutto la vendita di tabacco. Diversi stati vietano la vendita di marijuana, senza dimostrare che una canna faccia più male di una normale sigaretta.

Tornando al consumo di alcol etilico. Sebbene non disponga di dati, posso accettare che non esista una dose di etanolo che risulti priva di effetti. Ne sono convinto. Ma per decidere se e quanto etanolo assumere, ho bisogno di sapere quanto il consumo incrementi la probabilità di ammalarmi.

È corretto permettere a tutti noi di decidere quanto vogliamo rischiare. Purtroppo non siamo abituati a farlo, in particolare se si parla di comportamenti molto diffusi e socialmente accettati. C’è anche l’illusione che sia possibile il rischio zero. Ci riesce facile stabilire che non sia il caso di mettere realmente la mano sul fuoco (letteralmente), ma molto difficile decidere se smettere di consumare alcolici, carne, verdure da colture trattate, acqua di qualunque origine.

Per questo comprendo i timori dei produttori vinicoli, poiché un’informazione parziale a un pubblico non preparato può portare a due soli risultati: l’informazione viene ignorata, oppure si scatena l’isteria collettiva. Entrambe le opzioni sono fortemente negative!

Per questo motivo continuerò a cercare informazioni valide, derivanti da studi condotti con un rigoroso metodo scientifico, con risultati esposti in modo chiaro e corretto, mentre non darò seguito a dichiarazioni perentorie e altisonanti prive di supporto sperimentale e che non seguano un’adeguata analisi matematica dei dati.

Ammetto di ritenere che il consumo di alcol etilico faccia male, ma voglio sapere quanto (e perché). Consapevole del fatto che nell’aria che respiro in casa ci siano certamente sostanze in grado di favorire l’insorgenza di tumori.

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