Archivio dell'autore

Campionamento ittico

febbraio 1, 2023

Come ottenere dati sui pesci che vivono in un fiume

Un po’ di tempo fa scrissi un articolo introduttivo sull’elettropesca, promettendo di approfondire l’argomento. Sono passati alcuni anni, ma meglio tardi che mai; inoltre più lavoro di fiumi, più imparo, quindi oggi posso raccontarvi qualcosa di più rispetto al 2017.

Abbiamo già capito quali siano i principi fisici che stanno alla base della capacità di catturare i pesci usando un generatore in corrente continua. Ora vediamo cosa si fa in pratica. L’argomento è difficile e non sono certo di potere riassumere 25 anni di esperienza, ma ci provo.

Innanzitutto dobbiamo avere chiaro il concetto di campionamento. Nella scienza un campione è un sottoinsieme, una piccola parte rappresentativa di qualcosa di molto più grande che desideriamo studiare. Siamo consapevoli del fatto che non possiamo catturare tutti i pesci presenti in un tratto di corso d’acqua, quindi dobbiamo accontentarci di esaminare un campione. Il campionamento è ciò che ci permette di acquisire il campione da osservare, su cui eseguire delle misure. Considerate che quindi, campionando i pesci, stiamo acquisendo un campione limitato, in una parte limitata del corso d’acqua. Scegliere bene la porzione di quest’ultimo dove campionare è molto importante,  ma ne parlerò in un altro articolo (non fa 5 anni,  prometto!).

Cosa vogliamo sapere? Rispondere a questa domanda è essenziale per decidere come campionare e cosa misurare.

Iniziamo con qualcosa di facile: ipotizziamo di volere sapere quali specie siano presenti in un certo tratto.  Il campionamento sarà qualitativo. Non vogliamo sapere quanti pesci ci sono, ci basta catturare più specie possibile, aspirando a prenderle tutte! Nelle acque interne continentali italiane è un’aspirazione legittima,  dato che le specie non sono mai numerosissime, a differenza di quanto accade in alcune zone tropicali.

(more…)
Pubblicità

Offensiva sanitaria contro l’etanolo

gennaio 27, 2023

In questi giorni si discute molto della scelta del governo irlandese di rendere obbligatoria l’esposizione in etichetta, sulle bevande alcoliche, di informazioni sulla pericolosità dell’alcol etilico. In Italia se ne parla molto, in particolare riguardo al rischio legato ad alcune forme di tumori.

La discussione allarma i produttori, in particolare quelli vinicoli, che temono una futura diminuzione dei consumi, analoga a quella che ha interessato il tabacco.

Mi piacerebbe un approccio scientifico alla questione. Non che i sanitari non abbiano questo tipo di approccio, ma alcune affermazioni perentorie che ho ascoltato negli ultimi giorni sono di tutt’altro tenore. Invito a cercare sul web qualche pagina che spieghi i concetti di pericolo e rischio, se non vi sono già familiari.

Innanzitutto esaminiamo l’affermazione, ascoltata più volte in questi giorni: non esiste una dose di alcol innocua. È di un’ovvietà sconcertante. L’etanolo è una sostanza la cui tossicità è ben nota. Il problema della dose non è relativo a “non fa male” ma a “quanto fa male”. Ricordo che durante il corso di Igiene, quando studiavo Scienze Biologiche all’Università di Trieste, ci spiegarono come quasi tutto faccia “male” in qualche misura, ma si faccia una valutazione del rischio. Cosa che ogni persona sensata dovrebbe fare in qualunque frangente.

Chiunque guidi, ad esempio, fa continuamente una valutazione del rischio. Se non la fa, il rischio aumenta automaticamente!

Il consumo di alcol etilico aumenta il rischio da tumori? Significa che la probabilità di sviluppare un tumore aumenti, o che aumenti quella di svilupparne uno non curabile, consumando alcol etilico. Di quanto? La probabilità è comunque > 0 per qualunque individuo, con qualunque dieta e stile di vita. È evidente che, quando ti ammali gravemente, non è consolante sapere che sei 1 su x milioni o uno su x migliaia. Sei ammalato e potresti morire molto prima di avere superato un’età che ritieni accettabile, purtroppo patendo pure un bel po’.

Fra i miei parenti e amici deceduti, quasi tutti sono morti a seguito di malattie neoplastiche (tumori, leucemie ecc), eccetto tre. Quindi ho una certa sensibilità verso l’argomento.

(more…)

Le vaschette di dissoluzione di Capo Sant’Elia (Cagliari, Sardegna)

gennaio 20, 2023

Osservazione per diletto di microforme carsiche

Una delle vaschette di corrosione osservabili alla sommità del colle Sant’Elia

Il Colle Sant’Elia (su IGM indicato come “monte”) costituisce l’estremità sud orientale del sistema di rilievi su cui sorge la città di Cagliari, nella Sardegna meridionale. Il rilievo ha una quota massima di 138 m slmm ed è caratterizzato da un versante SW che digrada piuttosto dolcemente verso il mare, mentre è delimitato da alte falesie al margine SE, verso NE si trova una bassa parete al cui piede il versante digrada abbastanza ripido verso il mare, mentre verso NW il colle è separato da una bassa sella dal contiguo colle di San Ignazio.

L’area del colle Sant’Elia con l’omonimo capo
(estratto da carta IGM 1:25.000 – www.pcn.minambiente.it)

Il punto più alto del rilievo si trova quasi alla sua estremità orientale ed è separato da un caratteristico torrione roccioso da una sella che, ben visibile da molti punti dell’area urbana e periurbana, viene indicata dai locali col nome di Sella del Diavolo e rappresenta uno degli elementi caratteristici del paesaggio cagliaritano. Nei pressi della sommità la pendenza del versante è modesta ed è pressoché coincidente con l’immersione degli strati di roccia. In quest’area affiora la così detta Pietra Forte; con questo nome, dovuto alle sue proprietà meccaniche, viene designato nell’area cagliaritana un calcare organogeno miocenico. La copertura di suolo è scarsa e discontinua e pertanto la vegetazione arbustiva non maschera completamente l’affioramento del calcare. Questa località è molto frequentata dagli abitanti della zona, che la utilizzano come una sorta di parco cittadino dove è possibile fare escursioni in ambiente quasi del tutto naturale ma in vista del centro storico. La frequentazione ha portato alla presenza di numerosi sentieri e tracce e contribuito a ridurre localmente la copertura.

In questo contesto è facile osservare diverse micro forme morfologiche da dissoluzione, caratteristiche delle aree interessate da fenomeni carsici, fra cui le più evidenti sono numerose vaschette di dissoluzione. Queste forme morfologiche sono costituite da piccole depressioni da subcircolari ad oblunghe, con asse maggiore che non raggiunge il metro di lunghezza, hanno orlo irregolare e pareti verticali o con orlo aggettante. Nell’area del colle le precipitazioni sono modeste e per lo più concentrate nei mesi invernali. L’osservazione di cui riferisco è stata effettuata il 5 gennaio 2023, dopo precipitazioni moderate.

(more…)

Di Tagliamento, di macroinvertebrati e di fiumi vivi

gennaio 19, 2023

Una chiacchierata dell’idrobiologo chiacchierone

Sono stato coinvolto nella realizzazione di un podcast, realizzato da Legambiente FVG, nell’ambito di una serie che riguarda il fiume Tagliamento. Di questo fiume ho scritto diverse volte, ma in questo caso potete ascoltare cosa ho raccontato durante una intervista – chiacchierata con Elisa Baioni. Non potete ascoltare il dopo intervista che è stata un’interessantissima chiacchierata su scienza, divulgazione, epistemologia e percezione umana del “mondo”. Chi mi conosce sa cosa succede quando qualcuno mi accende. Poi tocca trovare il tasto “arresto di emergenza”.

Turismo alpino senza sci

gennaio 12, 2023

Iniziamo a pensarci sul serio

Sono certo che qualcuno stia gongolando mentre guarda l’immagine che posto, prelevata dal portale dell’Osservatorio Meteorologico Regionale dell’ARPA FVG. È la parte terminale (di valle) delle piste presso Forni di Sopra (UD), una delle località turistiche regionali attrezzate per lo sci alpino. Oggi è il 12 gennaio e quello che vedete non ha paragone con quanto eravamo abituati a osservare negli anni della mia infanzia e adolescenza. Per capirci, parlo di ricordi 1976 – 1990.

Io non gongolo affatto. Questa immagine mi rattrista molto.

È pur vero che questa immagine rappresenta una conferma di tesi che sostengo anche io da anni, ovvero che le condizioni per praticare lo sci alpino al di sotto dei 1500 m di quota diventeranno sempre più rare in futuro. Questa tesi l’ho sentita formulare a meteorologi, climatologi e nivologi circa 20 anni fa, a conclusione di un’analisi di dati e tenendo conto dei risultati più ottimisti dei modelli climatici disponibili. Non erano previsioni di estemporanei “esperti” da bar o di bastiancontrari di professione, ma di studiosi e tecnici preparati. Mi convinsero e iniziai da allora a pensare, per quanto attiene alla mia professione di consulente ambientale, come elaborare una strategia di gestione degli ambienti di acque interne continentali in Friuli Venezia Giulia.

Altrettanto avrebbero dovuto fare altri soggetti, pensando sia ai corpi idrici che all’agricoltura, alla produzione di energia, al turismo. Sono certo, per esperienza diretta, che molti hanno ragionato a lungo su queste previsioni. Ma coloro che lo hanno fatto e ne hanno parlato sono per lo più ai “livelli bassi” nella gerarchia tecnica, amministrativa e politica. Ai “piani alti” si è continuato a operare come niente stesse accadendo, come se le siccità estive fossero un fenomeno raro, gli inverni senza neve a bassa quota un’eccezione e via dicendo.

(more…)