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Supramonte

settembre 22, 2019

Era notte, la prima volta in cui ci arrivai e avevo in mente solo idee molto confuse. Come gran parte di coloro che non ci sono mai stati. Anni fa mi interessai al Supramonte fu perché ci sono molte grotte, fra cui alcune decisamente estese.

E se vai all’Hotel Supramonte e guardi il cielo …

La canzone di De Andrè ha reso celebre il Supramonte, sebbene non abbia nulla a che vedere con esso. De Andrè si riferì al nome in codice del luogo dove era recluso durante il suo rapimento, che si trova nel Logudoro. Il Supramonte invece è un’area di rilievi a cavallo fra due sub regioni della Barbagia: l’Ogliastra (Ollastra) e la Barbagia di Nuoro (su Nugorèsu).

Una parte del Supramonte montano

Per la speleologia i rilievi del Supramonte sono estremamente interessanti. Si tratta infatti di un ampio affioramento di rocce carbonatiche (calcari e dolomie) che appoggiano sul basamento cristallino (granitoidi) del batolite sardo-corso. Le rocce carbonatiche, come è noto, sono soggette a corrosione e dunque interessate da quei fenomeni che definiamo, in generale, carsici. I prodotti di questi fenomeni sono osservabili sia in superficie che nel sottosuolo. In quest’ultimo caso le manifestazioni più eclatanti del carsismo sono le cavità naturali che chiamiamo grotte. Fu proprio una grotta ad attirarmi su questi rilievi, così diversi da quelli che considero la mia casa. Attraverso quella grotta (more…)

Global Climate Strike for Future

settembre 20, 2019

Non è solo una questione di clima, o delle emissioni che possono accelerarne il cambiamento. La questione è globale e totale: si tratta del nostro stile di vita, della nostra società, del nostro sistema economico.

In tutta la storia dell’umanità abbiamo agito cercando di usare il più possibile le risorse naturali e lo spazio, con il solo e semplice obiettivo di avere sempre più

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A tempo e luogo debiti

settembre 3, 2019

I concerti fuori dagli stadi  Jovanotti sulla spiaggia

Infiamma da qualche tempo la polemica sui concerti nell’ambito del così detto Jova Beach Party, ovvero una tournee di concerti tenuti da Lorenzo Cherubini, in arte Jovanotti, su diverse spiagge italiane.

Questo tipo di iniziativa si inserisce nel quadro di una moda, in costante crescita durante l’ultimo decennio. Molti artisti e organizzatori di eventi cercano di aggiungere “qualcosa in più” utilizzando il contesto. Uno stadio, un palazzetto, un teatro sono “roba vecchia”, già vista. Figuratevi che certe cose si fanno nei teatri da tremila anni, come fate a non essere annoiati? Invece vuoi mettere fare un bel concerto di musica pop nel contesto di un altopiano dolomitico, sulle rive di un lago alpino, o su una spiaggia?

Lasciamo da parte il punto di vista personale di coloro che, come me, vorrebbero lasciare almeno le montagne fuori dalla contaminazione di tutto ciò che vediamo in città ogni giorno. Parliamo di questioni oggettive. Gli ambientalisti hanno contestato a Jovanotti (sottolineo a Jovanotti) di avere organizzato degli eventi su spiagge, senza tenere conto del fatto che sono ecosistemi delicati, che portarci migliaia di persone avrebbe creato disturbo alla fauna, danneggiato la flora e la morfologia dei litorali. Si è parlato in modo particolare di un probabile massacro di pulli (pulcini) di fratino, un simpatico uccello limicolo che non sta proprio bene, nel senso che la sua numerosità è decisamente molto bassa a detta degli ornitologi.

Recentemente Jovanotti ha risposto in maniera decisamente incazzata alle contestazioni, affermando (così leggo sul web)

il mondo ambientalista è più inquinato delle fogne.

Nientemeno!

Dato che sono, come molti sanno, un rompipalle che non accetta di farsi trascinare dalla corrente, ho fatto alcune considerazioni in merito e ho concluso che in questa storia si è perso di vista il problema reale e si è individuato un colpevole che in realtà non lo è. A me di Jovanotti come artista non importa e le sue opere non mi hanno mai interessato, nonostante debba ammettere che alcuni brani abbiano una ritmica che riesce a farti muovere i piedi.  Ma mi importa la verità e mi interessa che (more…)

Stella – da Pescarola a Titiano

agosto 27, 2019

Lo Stella è uno dei fiumi di risorgiva che solcano la Bassa friulana, forse il più celebre fra i tanti corsi d’acqua che nascono in mezzo alla pianura friulana, dall’emersione delle acque della grande falda freatica che raccoglie le acque dei fiumi alpini, disperse nelle ghiaie della Alta. L’acqua dello Stella sostanzialmente è quella del Tagliamento, con qualche aggiunta derivante dalla percolazione delle piogge e dalla dispersione di rii minori nella fascia di pianura asciutta della Alta, fra i colli morenici e la così detta “linea delle risorgive”.

Abbiamo percorso una parte del tratto inferiore di questo fiume, caratterizzato da acque molto calme, corrente lentissima e rive coperte di alberi. Si parte da Pescarola, dove è stato realizzato un porticciolo in uno dei tanti meandri “di morta” del fiume. Si tratta di un antico meandro che il fiume non utilizza più, dunque è ancora più calmo del canale attivo. Raggiunto Palazzolo dello Stella si prende la strada che a destra del fiume scende verso Precenicco. Dopo avere superato la ferrovia si incontra a sinistra una strada (Via dello Stella) con l’indicazione “porto di Pescarola” o “Puart di Piscjarole” in lingua friulana. Dopo essere passati accanto alle banchine del porticciolo, prima di una decisa curva a destra, si vede sulla sinistra lo scivolo di alaggio per i natanti. Questo è il punto di imbarco che abbiamo scelto. Per visualizzare il punto di imbarco segui questo link.

Da qui si esce subito sul fiume Stella e ci si dirige verso valle (destra) guidati da una modesta corrente. Per tutta la gita abbiamo dovuto usare in modo attivo le pagaie, perché (more…)

Isonzo – da Pieris all’Isola della Cona

agosto 13, 2019

Lo scorso 6 agosto ho sceso, con la mia canoa gonfiabile, il tratto di fiume Isonzo fra il ponte “di Pieris” (SR 14) e l’Isola della Cona. Lo scopo della gita era puramente scientifico, dato che era mia intenzione raccogliere campioni di eDNA per scoprire la presenza di alcune specie ittiche difficilmente osservabili, ma è stata l’occasione per esplorare alcuni tratti di fiume dove non ero mai stato, né a nuoto né a piedi.

La preparazione della canoa e dell’attrezzatura, sotto il ponte “di Pieris”.

Sono partito alle 8 del mattino, per evitare la calura estiva, dalla riva occidentale dell’Isonzo (o riva destra, o friulana). Ho lasciato l’auto all’Isola della Cona e sono stato portato a monte dal mio collega Matteo, che era in zona per altri impegni. L’accesso è molto facile imboccando una strada sterrata che si diparte dalla “statale” (ora regionale) poco prima del ponte (venendo da Fiumicello) ed è molto nota, in particolare fra coloro che vanno a fare il bagno o a prendere il sole sulla grande barra laterale destra a valle del ponte. Un sentiero conduce rapidamente sotto le arcate del ponte stradale fendendo una fitta vegetazione composta quasi esclusivamente da specie alloctone invasive.

Qui ho gonfiato la canoa e preparato tutta l’attrezzatura necessaria alla discesa e al campionamento dell’acqua (filtri, connettori, siringhe, borsa frigo ecc). Ho preferito imbarcarmi nella pozza (acqua immobile) immediatamente a valle della bassa soglia artificiale che protegge il piede dei piloni, dato che non mi fidavo di affrontare la brevissima rapida centrale con un gonfiabile: ci sono alcuni massi e rami incastrati che potrebbero essere letali per il gonfiabile. Con un kayak rigido da torrente mi sarei buttato direttamente in acqua.

Uscire dalla buca è stato piuttosto facile, passando su una soglia ghiaiosa con battente sufficiente. Entrare nella corrente è banale, anche con la mia canoa gonfiabile, che di certo non è agile. Dopo pochi metri mi sono fermato in una morta a sinistra per iniziare a lavorare.

Il tratto con corrente percepibile e minuscole onde termina subito e il filone attivo (more…)