Archive for the ‘Aghe’ Category

Trasformazioni

aprile 12, 2021

Esplorando i corsi d’acqua della Bassa Pianura friulana, si percorrono quasi solamente canali dall’andamento rettilineo, evidente prodotto dell’azione umana. Esistono però ancora i resti, spesso frammentati, dei fiumi naturali che drenavano un tempo questa porzione della pianura.

Residuo di meandro della Roggia Corgnolizza

Gran parte degli indizi relativi alla presenza, distribuzione e morfologia degli alvei dei fiumi scomparsi non sono facilmente riconoscibili.

Qui sopra potete vedere una parte del corso attuale (artificiale) della Roggia Corgnolizza, mentre la prima immagine dell’articolo ritrae un frammento di meandro naturale, ormai escluso dal flusso principale, ma rimasto intatto in mezzo a un piccolo bosco gestito a ceduo.

Le azioni di rettifica e drenaggio, attuate nel corso di alcuni secoli, unite alla riduzione progressiva della campagna a siepe e radura (cjarande in lingua friulana), rende difficile la lettura del territorio. Un aiuto importante viene però dalla disponibilità del modello digitale del terreno, in particolare quello con celle di 1m di lato.

Elaborazione del modello digitale del terreno (dati Regione FVG), si osserva il tracciato artificiale rettilineo della Roggia Corgnolizza e la sede originaria dell’alveo meandreggiante.

Nonostante l’alterazione prodotta dal drenaggio, rimangono ben riconoscibili le sedi originarie degli alvei di molti piccoli corsi d’acqua, che solcavano quest’area ancora in epoca storica, dunque molto più tardi della fine dell’ultimo episodio glaciale. Esaminando il profilo del terreno lungo una linea che tagli la pianura approssimativamente da Est a Ovest (segmento rosso) si osservano i solchi creati per il drenaggio dell’area durante le bonifiche, ma risultano ancora evidenti due elementi morfologici preesistenti.

Si nota innanzitutto la sede dell’alveo, che rappresenta una zona a quota nettamente più bassa rispetto a quella del terreno ai suoi lati. Al margine del solco dove scorreva naturalmente il fiume e dove si trova gran parte del tracciato artificiale, la quota del terreno cresce rapidamente, per poi digradare dolcemente. Questo permette ancora oggi di riconoscere un modesto dosso fluviale. Trattandosi di un corso d’acqua di risorgiva, il trasporto di sedimenti grossolani è scarso, quindi il dosso fluviale è meno alto rispetto a quello generato da un fiume di origine montana. I minimi di quota che vedete ai lati dell’alveo sono in gran parte canali creati per il drenaggio delle zone palustri che si trovavano negli avvallamenti fra i dossi fluviali.

Perdita di suolo e habitat acquatici

gennaio 28, 2021

Un fenomeno molto comune nei corsi d’acqua di risorgiva è l’ostruzione degli spazi interstiziali dei substrati ghiaiosi.

Canaletta di drenaggio in ambito agricolo

Questo fenomeno, che viene spesso indicato col termine inglese embedding, può arrivare alla formazione di un substrato in cui i granuli di dimensioni comprese fra 2 e 20 mm sono completamente inglobati in una matrice più fine.

All’origine di questo fenomeno, che si verifica anche in tratti dove la velocità della corrente e la presenza di terreni ghiaiosi prevedrebbe fondi del tutto diversi, c’è un elevato trasporto in sospensione di sedimenti fini, provenienti dal territorio circostante.

In condizioni naturali, nella bassa pianura friulana, i corsi d’acqua di risorgiva erano un tempo inseriti in un contesto forestale ed erano circondati da paludi e acquitrini, in cui spagliavano i torrenti di origine collinare. Questi ambienti rappresentavano un efficiente sedimentatore.

La trasformazione del territorio, attuata nel corso degli ultimi secoli al fine di estendere le aree coltivabili, ha determinato la presenza di ampie superfici di suolo nudo, drenate da un sistema di scolo che fa capo a canalette in terra come quella della foto.

In questa condizione, le precipitazioni sono in grado di rimuovere, per ruscellamento, una quantità rilevante di sedimenti fini che, trasportati fino ai corsi d’acqua di risorgiva, si depositano sui fondali ghiaiosi, generando il quadro descritto. Questo processo facilita l’insediamento di piante acquatiche, che a loro volta contribuiscono ad aumentare la scabrezza del fondo e a catturare più efficacemente il flusso di sedimenti fini.

Nel complesso questo mutamento ha trasformato gli habitat acquatici di quasi tutto il reticolo idrografico dei bacini di risorgiva, provocando la scomparsa di quelli adatti alla vita di diverse specie di invertebrati e alla riproduzione di alcune specie di pesci.

Micro forme morfologiche

gennaio 23, 2021

Camminando lungo l’alveo di un fiume si possono osservare molte forme morfologiche, a varia scala. Uno strumento interessante, che molti di noi conoscono bene, è il visualizzatore di immagini satellitari e aeree messo a disposizione da Google. Grazie a Earth o Maps possiamo vedere immagini acquisite in tutto il mondo, ottime per osservare morfologie a grande e media scala.

Qualche tempo fa, durante un sopralluogo su un tratto di fiume Tagliamento, ho scattato delle foto e ve ne propongo due, che mi sembrano interessanti.

Micro forme morfologiche nell’alveo del Tagliamento

Micro forme morfologiche nell’alveo del Tagliamento

Le immagini potrebbero essere state acquisite da una aereo in volo su un territorio semi desertico, dove l’acqua ha inciso valli, creato scarpate, isolato altipiani. Ma tutto ciò che vedete è molto piccolo. Ogni “valle” e “canyon” in queste foto è larga meno di un metro, le pareti e le scarpate sono alte centimetri.

I processi morfogenetici che hanno generato queste forme sono simili a quelli che scolpiscono a grande scala la superficie della Terra, in particolare dove ci siano rocce sedimentarie. In questo caso stiamo osservando l’erosione e risedimentazione prodotte dall’acqua in fase di ritiro dopo una piena, che aveva precedentemente depositato sedimenti fini (sabbia e silt). Possiamo riconoscere, oltre all’analogo di grandi unità morfologiche come i canyon, l’analogo di unità di media scala, come le barre fluviali.

Quando ero bambino, un gioco molto diffuso fra i miei coetanei era divertirsi a osservare l’evoluzione di micro-fiumi generati dal ruscellamento vicino alle docce nella spiaggia turistica di Lignano Pineta. E’ curioso come quel gioco abbia lasciato poche tracce nella formazione di gran parte di noi, inducendoci a gestire gli alvei fluviali in modo decisamente poco efficace.

Pesci con la valigia

novembre 19, 2020

La migrazione riproduttiva di Anguilla anguilla e Salmo marmoratus

L’autunno è tempo di viaggi nuziali, almeno per alcune specie. Chi sicuramente si sta mettendo in viaggio per raggiungere i siti riproduttivi sono due specie di pesci, un tempo piuttosto comuni nelle acque interne continentali del Friuli: l’anguilla e la trota marmorata.

Femmina adulta di Anguilla anguilla in via di trasformazione in argentina migratrice, il diametro dell’occhio è più del doppio rispetto a quello degli individui immaturi di pari taglia

Si tratta di due specie che vengono definite migratrici, ovvero che svolgono diverse fasi del loro ciclo biologico in ambienti del tutto differenti, anche se per la trota marmorata questa migrazione è decisamente di poco conto rispetto a quella che affronta l’anguilla. (more…)

Catastrofi col cielo blu

novembre 11, 2020
I modelli meteorologici prevedono un cumulo di precipitazioni pari a 0 – 1mm sulle Alpi Carniche da oggi al 27 novembre.

Previsioni del cumulo di precipitazioni dal 11 al 27 novembre 2020 (www.wetterzentrale.de)

Traduco per i non addetti ai lavori: è in corso un grosso evento catastrofico dal punto di vista ecologico. A cui potrebbe seguire un evento catastrofico dal punto di vista idrologico, se il mare non si raffredderà rapidamente con le solite correnti nordorientali. Tutto dipende da come si piazzerà veramente il margine dell’alta pressione.
Vi spiego cosa mi preoccupa. I corsi d’acqua alpini e prealpini sono ecosistemi fortemente influenzati dalle precipitazioni.

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