Archive for the ‘Friuli’ Category

Iniziata la stagione della frega dei Salmonidae

novembre 30, 2022

Love is in the water. Anche se parlare di sentimento è un’umanizzazione inaccettabile per un biologo, il dato è che alla fine di questa annata siccitosa e calda Salmo marmoratus è in riproduzione. Non era scontato: nel 2003 rilevai una diminuzione drammatica nel numero di coppie attive.

Coppia di Salmo marmoratus in attività, sembra abbiamo scelto il punto dove deporre

Quest’anno non ho possibilità di fare una buona stima quantitativa, ma mi sembra di vdere più scavi di prova rispetto al passato;  probabilmente perché l’assenza di piene ha favorito una maggiore presenza di sedimento fini, intasamento gli spazi interstiziali fra i ciottoli.

Le trote hanno bisogno di garantire un adeguato flusso di acqua attraverso il nido, condizione necessaria per la sopravvivenza degli embrioni. Quello che a noi umani pare essere un substrato idoneo, viene spesso scartato dalle trote marmorate.

Quasi sempre questi scavi di prova vengono scambiati dagli inesperti per veri nodi di frega, portando a sovrastimare di molto l’effettivo numero di coppie attive. In passato misi a punto un metodo di monitoraggio dell’attività riproduttiva dei Salmonidae e tenni un ciclo di lezioni per formare osservatori, purtroppo senza esito, perché molto credono che gestire la fauna ittica sia “seminare”. La conoscenza della distribuzione e intensità della deposizione delle uova, così come il censimento ittico, sono invece essenziali per stabilire se sia necessario intervenire in modo attivo, come e dove farlo.

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Marzo 2022 – l’asciutta dell’Isonzo

marzo 23, 2022

Una piccola risposta a una domanda che molti fanno. Questo è il dato dall’idrometro sloveno a valle della diga di Solkan.

Come potete vedere da giorni c’è “calma piatta” ovvero il rilascio minimo costante che dichiarano pari a circa 20 metri cubi al secondo. Per una serie di motivi, che non discuteremo in questo momento, noi misuriamo portate più basse a Gorizia. Il Vipacco era sui 3.3 mc/s. Questi dati sono reperibili in rete, potete fare riferimento al mio articolo intitolato Dati pubblici per guardarci attorno.

Quindi, facendo due conti a valle di Savogna non potevano esserci in totale molto più di 20 mc/s. Dico in totale perché l’Isonzo in quel tratto scorre su una enorme massa di ghiaia e ciottoli. Nell’immagine qui sotto, relativa al 21 marzo 2022, si vede particolarmente bene la striscia bianca dell’alveo dell’Isonzo.

Immagine da satellite – Sentinel 2 sensore L2A – 21/03/2022.

Un’ulteriore conferma di quanto vediamo da satellite ci viene dalla cartografia tecnica. La carta delle unità crono lito stratigrafiche accessibile sul portale cartografico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ci informa del fatto che la pianura a valle di Gorizia è costituita da depositi alluvionali, ovvero ghiaia e ciottoli.
Cosa succede se versiamo un bicchiere d’acqua su un mucchio di ghiaia? Viene assorbita tutta. Questo accade regolarmente nel caso di tutti i fiumi alpini del Friuli Venezia Giulia quando raggiungono l’alta pianura ghiaiosa. Il motivo per cui si osserva quasi sempre acqua in superficie risiede nel fatto che la velocità di dispersione è troppo bassa per fare scomparire sotto terra tutta l’acqua che arriva dai monti, inoltre lo strato di ghiaia non è completamente asciutto e non ha spessore infinito: sotto c’è una massa di ghiaia satura d’acqua, quella che chiamiamo “falda”. Quando gli apporti si riducono per molto tempo, il livello della falda scende di quota e favorisce la dispersione dei fiumi, peggiorando decisamente le cose nella zona pedemontana e di alta pianura.

Questo in sintesi si sta verificando ora. Va detto che il rilascio di acqua dalla diga slovena di Solkan viene attuato in base ad accordi internazionali, che vengono stipulati fra Stati. Noi, comunità locale, non possiamo trattare con un altro Stato, perché il nostro è il livello di Regione. Secondo le norme regionali del Friuli Venezia Giulia ogni derivazione dovrebbe rilasciare una portata minima pari al Deflusso Minimo Vitale, come viene individuato dal nostro Piano Regionale di Tutela delle Acque. La diga slovena può rilasciare molto meno in virtù di quegli accordi fra la Republika Slovenije e la Repubblica Italiana.

A valle, in Italia, c’è un’altra serie di importanti derivazioni. La prima è quella dell’impianto idroelettrico di Straccis, che sto monitorando personalmente e che al momento rilascia acqua in base al progetto di studio approvato dalla Regione, senza interrompere la continuità del fiume (abbiamo un sensore di livello nel tratto che ci permette di controllare continuamente). A valle di questa c’è la derivazione con cui il Consorzio di irrigazione e bonifica (detto oggi “della Venezia Giulia”) preleva l’acqua da inviare a un canale artificiale, che deve attenersi alle norme sul DMV definite dal Piano regionale, altrettanto deve fare la derivazione gestita dallo stesso Consorzio presso Sagrado.

Alcuni hanno chiesto come mai ci siano immagini con tanti pesci morti. In occasione di una forte diminuzione di portata i pesci cercano di salvarsi. Si spostano nelle zone dove l’alveo è più profondo, ovvero nelle buche e lì aspettano. Se anche la buca si prosciuga, li troviamo concentrati in aree limitate, producendo queste scene deprimenti con migliaia di pesci morti o morenti. Questo caso è tutt’altro che unico. Posso dire per esperienza personale che le asciutte di questo tipo non sono una novità, semplicemente questa volta qualcuno ha pubblicato foto e video sui social, ma nella mia carriera di idrobiologo ho assistito ad altri eventi del genere e contribuito a valutare il danno ambientale complessivo.
Cosa possiamo fare? A parte tentare di salvare i pesci autoctoni che troviamo ancora vivi, cosa che è prevista dalla Legge Regionale 42 del 2017, un evento di questo tipo impone una programmazione per i prossimi anni. Lo dissi nel 2003, l’anno del grande caldo, anche quando tornerà l’acqua gli effetti saranno sensibili per molto tempo. Quando una comunità acquatica viene annientata servono mesi perché alcune popolazioni si riprendano, ma per altre servono anni. Possiamo facilitare questo percorso di ripresa, ma dovremmo farlo ricordando che in futuro ci saranno altre asciutte simili, anzi diverranno probabilmente più frequenti a causa del cambiamento climatico e di una sempre più grande “sete” delle attività umane (produzione di energia, irrigazione, industria).

Un fiume tratteggiato

dicembre 12, 2021
Immagine in falso colore da Sentinel 2, il tratto di alveo del Tagliamento a valle della confluenza del torrente Degano (10 settembre 2021)

C’è un motivo chiaro se dico che non dovremmo intervenire con ulteriori modifiche allo stato attuale del fiume Tagliamento. Questo fiume, già molto maltrattato dall’uomo, conserva ancora caratteri di grande valore, possibilità enormi di usi plurimi, come ho scritto nell’articolo Una difesa del Tagliamento.
Quando iniziai a occuparmi professionalmente di fiumi, era sotto gli occhi di tutti che un’ampia parte del reticolo idrografico nel bacino montano del Tagliamento era soggetto a prolungate asciutte inverali ed estive. Eppure lo scrivemmo per la prima volta fra il 2004 e il 2005, quando la Regione iniziò a lavorare all’applicazione della Direttiva Quadro sulle Acque, la famosa 2000/60/CE.

All’epoca ero il biologo a contratto presso il Laboratorio Regionale di Idrobiologia dell’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia. L’ETP collaborò con il Servizio gestione risorse idriche della Regione, con l’ARPA e l’Università degli Studi di Trieste e insieme progettammo una serie di studi, allo scopo di comprendere e documentare gli effetti delle derivazioni a uso idroelettrico che alimentano la centrale di Somplago.

Quegli studi costituirono la base per qualcosa di molto importante: le misure di tutela quantitativa del Piano Regionale di Tutela delle Acque.

Imparammo allora che i fondovalle carnici sono, a tutti gli effetti, degli enormi canaloni pieni di sedimenti più o meno grossolani. Sulla genesi di questi canyon pieni di ghiaia ci sono ottime ipotesi, ma dato che non sono geologo, mi limito a osservare l’effetto superficiale: l’acqua può scendere nel materasso alluvionale, dove continua a muoversi verso il mare, ma in una porzione di spazio dove è inaccessibile per noi esseri di superficie. Sappiamo che non è sempre stato esattamente come ora e che il Tagliamento, in assenza di sbarramenti e derivazioni, era un fiume perenne nel tratto montano. Le asciutte si verificavano probabilmente, per brevi periodi, nel tratto molto disperdente fra la stretta di Pinzano e la linea delle risorgive. Questo favorì l’attraversamento, ad esempio al guado della Richinvelda, tristemente famoso per l’assassinio del nostro Patriarca il Beato Betrant. A monte di Pinzano il Tagliamento era stato perenne fino a metà del XX secolo.

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Si fa presto a dire pesce

ottobre 21, 2021

Quello che vedete in foto è un pesce. Conosco alcune decine di naturalisti che si occupano professionalmente di pesci e alcune centinaia di persone che se ne interessano per hobby, qualcuno lo fa perché è un pescatore, qualcun altro perché ha una passione per la fauna in generale. Questo mondo per me si divide in due categorie: chi spara nomi e chi cerca di identificare correttamente un taxon.

Personalmente, dato che ho studiato Biologia, ho un approccio scientifico alla questione e non mi piace sparare nomi. Il mio docente di Zoologia II (sistematica), il prof. Valli, ci ripeteva sempre che l’importante è procedere per passi successivi, restringendo il campo, cercando sempre di essere sicuri di ogni passaggio. Guardare un animale e dare un nome così, senza un processo di riconoscimento logico, porta a errori madornali.

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Tanti (troppi) fattori

luglio 23, 2021

Sai, questo… questo è un caso molto, molto complicato, Maude. Un sacco di input e di output. Sai, fortunatamente io rispetto un regime di droghe piuttosto rigido per mantenere la mente, diciamo, flessibile. (Jeffrey “the Dude” Lebowski)

Ho osservato prati, fiumi, ghiaioni, laghi, boschi, mari, deserti e l’ho fatto con occhi diversi, nel corso di questi primi 50 anni di vita. Quello che ho capito finora è che capire non è facile. Tutto è molto complicato. Questo potrebbe scoraggiarmi, invece mi regala un’ottima ragione per vivere durante i prossimi 50 anni, o 5 minuti, chi lo sa!

Una delle cose che ho imparato molto presto è che le risposte semplici funzionano bene quando vuoi soddisfare il tuo interlocutore, ma non funzionano mai per decidere come risolvere un problema.

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