Archive for the ‘Thoughts’ Category

Bio

gennaio 5, 2023

Confesso che, avendo studiato Biologia, ho sempre provato un grande fastidio per l’uso comune e scriteriato delle parole che contengono bio- ed eco-. Ad esempio c’è l’agricoltura biologica. E cosa cavolo vuoi che sia? Ogni pianta è un vivente, è biologica per principio!

In realtà per biologico non si intende il prodotto, ma il processo produttivo. Uno a questo punto immagina che qualcosa di bio sia prodotto di processi esclusivamente biologici. Ma così non è, perché in base alla norma italiana ed europea, nel processo produttivo può entrare qualcosa che non è biologico. Ovvero? Esiste una limitazione nella lista di sostanze che possono essere usate in campo e fuori, ma questa lista limitata continua a comprendere sostanze di sintesi. Ne viene limitato il dosaggio, cosa molto importante, ma non azzerato.

Qual è la sfida? Dai che non sono agronomo, la metto in termini più consoni a un ecologo: creare condizioni che siano favorevoli alla specie coltivata ma sfavorevoli alle altre. In passato non si andava tanto per il sottile, se c’erano le “erbacce”, si irrorava con erbicidi. Si usavano insetticidi, anticrittogamici e via dicendo.

L’agricoltura “tradizionale” aveva come scopo la creazione di un sistema a biodiversità zero. Perché gli agricoltori credevamo che una specie, quella coltivata, potesse vivere da sola, sufficiente a sé stessa.

Nel corso del tempo la conoscenza della vita è aumentata e con essa la consapevolezza del fatto che nessun organismo di nostro interesse sia autosufficiente e che le condizioni migliori, per noi consumatori, si ottengono quando più specie concorrono a creare un sistema.

Sfortunatamente la mentalità antica è ancora fortemente radicata. Mi capita di incontrare agronomi più giovani di me che non accettano un punto di vista distante da quello dei loro nonni. A parole sembrano convinti di essere professori di modernità, ma parlando con loro emerge la mentalità di fondo che ha guidato l’umanità negli ultimi 10.000 anni circa. La stessa con cui mi confronto quando parlo con alcuni colleghi che si occupano di gestione della fauna.

Il punto è che fra l’inizio della domesticazione delle piante e il XIX secolo circa, non era possibile altro che un’agricoltura biologica, se non biodinamica. La vera agricoltura tradizionale, quella che ha almeno cento secoli di storia, è stata fatta con la zappa, aratro trainato da animali, letame e al massimo qualche insetticida ottenuto da altre piante. Non erano convinti bio-, semplicemente non avevano altro a disposizione. Sulle viti si usava solo tintura bordolese, perché non c’era altro! Appena furono disponibili prodotti di sintesi molto efficaci e mezzi per usarli (vedi atomizzatori) gli agricoltori presero a usarli con entusiasmo, convinti di potersi finalmente liberare dalla schiavitù dei processi naturali. Illusione che potevano avere perché non conoscevano molto della vita e di come funziona.

Oggi? Abbiamo molte più conoscenze, collettivamente. L’umanità ha a disposizione conoscenze che non lo erano nei cento secoli di agricoltura passati, ma non sono conoscenze diffuse. Notate bene, non è questione limitata a una categoria: ci sono migliaia di biologi che sono preparatissimi se si parla di enzimi o di DNA, ma non hanno ben chiaro come funzioni un ecosistema. Questo fa sì che, nella realtà, gran parte degli imprenditori agricoli e dei consumatori abbia in mente molti miti, si lasci trasportare dalle illusioni, ma nella sostanza continui a ragionare come hanno fatto i nostri antenati per decine di secoli.

Ad ogni modo, caro abitante di Vega, qualunque campo, pure quello condotto con metodi biodinamici, è molto lontano dalla foresta che avrebbe dovuto essere lì.

Pubblicità

L’equazione del fiume

dicembre 15, 2022

Quando iniziai a occuparmi di qualità degli ecosistemi acquatici (nel 1995) vivevo nell’illusione comune di potere descrivere esattamente ciò che avrei osservato, giustificando ogni cosa, scovando le leggi della Natura.

Anni dopo cominciai a confrontarmi col tema della valutazione di impatto ambientale e dell’incidenza ambientale di progetti. Dopo avere raccolto dati per oltre un decennio mi ero reso conto che i sistemi di cui mi occupavo sono talmente complessi da non permettermi di comprendere realmente le leggi che li governano. Per lo meno, non osservando certe grandezze variabili con le frequenze e i metodi che devo utilizzare in attuazione alle norme ambientali italiane e unionali.

(more…)

Prospettive per la conservazione della natura

dicembre 5, 2022

Opinione personale: non credo che in futuro la conservazione della “natura” verrà sostenuta e attuata meglio rispetto a oggi. Anzi, è mia convinzione che in molti paesi europei, in primis in Italia, assisteremo a un cambiamento, con minore conservazione degli elementi naturali sul territorio, a vantaggio di un più intenso uso dello stesso e delle sue risorse.

(more…)

Il ragno albino

novembre 2, 2022

E la divulgazione naturalistica

Un paio di giorni fa mi trovavo in visita ad una grotta turistica sarda, durante il Seminario nazionale sui monitoraggio nelle grotte naturali, organizzato dalla Società Speleologica Italiana. Eravamo tutti speleologi, non nel senso di “persone che vanno in grotta” ma di”persone che studiano le grotte”.

La guida che ci stava accompagnando ha ammesso da subito l’imbarazzo nel descrivere la cavità a persone che non erano turisti “normali”. Durante la sua illustrazione della grotta è arrivato alla fauna. In questo contesto ha raccontato che gli studi condotti hanno permesso di rilevare la presenza di tre specie di ragni di cui uno “albino”.

Mentre cercavo di mantenere un atteggiamento dignitoso e la postura eretta, una voce si è levata fra il pubblico dicendo “in questo momento un biologo è morto”. Appurato che non ero io quello morto, ho atteso con sadica soddisfazione il seguito.

La speleologa che non era riuscita a trattenersi, perché chiamare albino un animale troglobio depigmentato è veramente troppo, ha spiegato per bene la ragione del suo intervento. La guida, che ben sapeva di avere di fronte una schiera di scienziati, non ha potuto fare altro che scusarsi e aggiungere “mi hanno detto così”.

Proprio questo è un grosso problema della divulgazione scientifica, che interessa e affligge molto le scienze naturali. Il pubblico, che al 99% non sa molto, ascolta ciò che viene detto dalle guide, la cui formazione è spesso affidata a chi ne sa quanto il pubblico. La differenza fra un animale “albino” e uno “depigmentato” non è banale, anche se al famoso 99% sembra che non ci sia differenza: sono bianchi!

Il punto è che la differenza c’è ed è grande, ma soprattutto non è una buona idea fornire informazioni errate al pubblico, perché da informazioni errate si possono sviluppare solo ragionamenti che conducono a conclusioni sbagliate, lontane dalla realtà.

Questo episodio è solo uno dei tanti a cui ho assistito nella mia carriera di turista. Ma ho ascoltato corbellerie anche da docenti delle scuole secondarie. Per non parlare della sicumera con cui titolati accademici, che non si occupano di biologia, hanno detto immani castronerie parlando di ecologia. È un terribile male, che danneggia l’intera Italia, corrodendo dall’interno la nostra capacità di comprendere il mondo e vivere in esso nel modo migliore, possibilmente a lungo.

Sinceramente, mi sono vergognato un po’ per non avere segnalato l’errore alla guida. La collega non ha solo fatto ciò che ogni scienziato dovrebbe, ovvero diffondere la conoscenza, ma mi ha anche messo davanti al fatto che ho mollato la presa, rassegnandomi a qualcosa che mi dispiace e considero pericoloso per tutti noi, semplicemente perché a 51 anni mi sono già stufato di sentirmi dire che sono un rompiscatole, un nozionista, un presuntuoso. Non bisognerebbe mai rassegnarsi. Quel ragno, anche se non lo sa, non è albino porcamiseria!

Concerti e sanzioni

agosto 24, 2022

Cerchiamo di capire qualcosa sull’ipotesi una contravvenzione di cui all’art. 733 bis del Codice Penale

Gira vorticosamente in rete la notizia di un esposto alla Procura della Repubblica di Lucca, per cui sarebbe stato ipotizzato un “reato” di cui all’art. 733 bis del Codice Penale in relazione allo svolgimento della manifestazione “Jova Beach Party” sulla spiaggia detta del Muraglione a Viareggio (LU).

La mia opinione è che i concerti, qualunque tipo di concerti, debbano essere fatti in strutture costruite dall’uomo e non occupando, nemmeno provvisoriamente, spazi non edificati. Potrei accettare ovviamente un’eccezione nel caso in cui venga utilizzato con strutture provvisorie uno spazio già trasformato, come un campo incolto oppure le porzioni di spiaggia che sono già state trasformate per piazzarci ombrelloni, sdraio e chioschi nell’ambito di concessioni balneare legittimamente assentite. Ma è una questione morale, che nulla ha a che vedere con la notizia di cui stiamo parlando. Prima di emettere sentenze, tutti noi dovremmo informarci, pensare, capire. Nonostante la mia posizione molto chiara, non intendo giudicare questo caso e sostituirmi a chi lo fa in modo competente. Il mio ruolo al massimo è quello di dare supporto scientifico, nel qual caso sono piuttosto qualificato ed esperto.

Da quello che riporta la stampa non possiamo sapere se l’organizzazione del concerto sia legittima o meno. Non abbiamo gli elementi necessari, ma certamente li avrà la Procura. Quindi lasciamo fare a loro il mestiere che gli compete. Noi siamo semplicemente curiosi e vorremmo sapere: cosa dice l’art. 733 bis.

(more…)