Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Io una volta ho vomitato

giugno 5, 2021

La necessità di dire qualcosa, qualunque cosa, anche se non si ha la più pallida idea di cosa potere dire

C’è una scena stupenda nel film a cartoni animati L’Era Glaciale 2. Il mammut Manny racconta una storia a un gruppetto di “cuccioli” di varie specie di mammiferi simil-pleistocenici. Terminata la storia i piccoli fanno una serie di osservazioni critiche, impertinenti ed esilaranti, fino a quando ne rimane uno che non ha ancora detto nulla. Non volendo essere da meno rispetto ai suoi amici il piccoletto prende la parola, ma dato che non sa cosa dire sulla storia appena ascoltata, dice “io una volta ho vomitato!”.

Voi direte: non c’entra niente.

Appunto, non è adorabile?

Quella scena del film riproduce qualcosa che fa parte della nostra esperienza comune, o dovrebbe esserlo. Insomma lo sarebbe se prestassimo sempre attenzione a ciò che dicono e scrivono gli altri.

Osservo questo tipo di eventi frequentando alcuni gruppi nell’ambito del social network Facebook. O per lo meno me ne accorgo in quei gruppi, perché si parla di materie in cui ho delle nozioni piuttosto solide. Parlo di gruppi dove si fanno domande e si “raccontano cose” legate alle Scienze Naturali. Capita spesso che qualcuno posti la foto di una pianta, o un animale, chiedendo “sapete dirmi cos’è?”.

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Neuroni sprecati

giugno 2, 2021

Il paradosso messo in evidenza da CoViD-19

Quando frequentavo il Liceo Scientifico mi lamentavo molto dell’obbligo di studiare materie come Latino e Filosofia. Per quanto riguarda Latino, i sostenitori della sua utilità affermavano che “apre la mente” e “sviluppa l’intelligenza“. All’epoca pensavo che lo studio di qualunque materia, se non limitato a imparare a memoria nozioni, consenta di “sviluppare l’intelligenza”. Lo può fare lo studio della Fisica, ad esempio. Non c’è motivo per cui il Latino debba impegnare la mente più della Fisica.

In Italia lo studio delle discipline afferenti alle scienze “materiali” o “dure” è poco valutato. Siamo un paese in cui si considera colto solo chi abbia nozioni relative alle materie umanistiche. Si è percepito chiaramente l’effetto di tali convinzioni dopo l’inizio della pandemia di CoViD-19, con risvolti apparentemente paradossali.

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365 giorni all’anno

aprile 22, 2021

Il mio punto di vista sulla Giornata della Terra

Ho fatto e faccio divulgazione in materia di ecologia, gestione della natura e uso delle risorse naturali. L’ho sempre fatto consapevole di aggiungere un granello, conscio anche del fatto che le più grandi dune sono fatte di singoli granelli di sabbia.

Anche oggi, in una delle tante iniziative per la Giornata Mondiale della Terra verrà trasmesso via web un mio contributo sulla biodiversità. Tuttavia sono contrario alle “giornate” come questa, sono contrario alle raccolte di firme, alle manifestazioni, alle conferenze annuali. Una “giornata” è un po’ come il Natale per tutti coloro che vanno a messa solo una volta all’anno, giusto per potere dire che ci sono andati. Non aumenta la coscienza, né la conoscenza.

Ogni giorno deve essere il giorno in cui siamo consapevoli della complessità del sistema che consente la nostra vita, per potere scegliere di comportarci in modo coerente con il nostro desiderio di sopravvivere (se c’è).

Solo chi conosce può scegliere in modo ragionevole e la conoscenza si acquisisce solamente attraverso processi lunghi. Fino ad oggi abbiamo assistito a ondate di moda, abbiamo visto mescolare ragionamenti fondati e sparate campate in aria.

Bisogna lavorare per fare in modo che ogni persona, ogni umano abitante del nostro pianeta, abbia le conoscenze minime per comprendere quanto la sua vita sia legata in modo indissolubile a quella di tutti gli altri organismi e all’ambiente in cui viviamo. Dobbiamo superare un modo di pensare e agire a “giornate”, a “raccolte di firme” a “movimenti contro”. Dobbiamo essere consapevoli del mondo di cui facciamo parte, 365 giorni all’anno.

Il diplopode si arrangia

aprile 16, 2021

Il mio primo binocolo mi venne regalato da una zia in occasione della Prima Comunione, nel maggio 1980. L’ho usato per 30 anni, prima che si rompesse il supporto di un prisma. Non ho mai calcolato quante ore di birdwatching abbia fatto, dal mare fino oltre i 2500 m di quota.

È comico, vengo considerato un “ittiologo”, ma i pesci sono gli organismi che mi interessano meno in assoluto. Mi danno da vivere, anche quando non pesco, ma la mia vera passione è vagare con la mente in uno spazio a N dimensioni, dove posso misurare solo il valore un ristretto numero di grandezze fisiche, senza nemmeno sapere se quelle informazioni possano aiutarci a capire come funzionino sistemi così complessi.

A volte, di fronte a una diffusa passione per analisi univariate, mi sento estraneo all’umanità. Eppure le scienze fisiche, o naturali, sono strumenti per l’umanità. A un diplopode non serve sapere.

Trasformazioni

aprile 12, 2021

Esplorando i corsi d’acqua della Bassa Pianura friulana, si percorrono quasi solamente canali dall’andamento rettilineo, evidente prodotto dell’azione umana. Esistono però ancora i resti, spesso frammentati, dei fiumi naturali che drenavano un tempo questa porzione della pianura.

Residuo di meandro della Roggia Corgnolizza

Gran parte degli indizi relativi alla presenza, distribuzione e morfologia degli alvei dei fiumi scomparsi non sono facilmente riconoscibili.

Qui sopra potete vedere una parte del corso attuale (artificiale) della Roggia Corgnolizza, mentre la prima immagine dell’articolo ritrae un frammento di meandro naturale, ormai escluso dal flusso principale, ma rimasto intatto in mezzo a un piccolo bosco gestito a ceduo.

Le azioni di rettifica e drenaggio, attuate nel corso di alcuni secoli, unite alla riduzione progressiva della campagna a siepe e radura (cjarande in lingua friulana), rende difficile la lettura del territorio. Un aiuto importante viene però dalla disponibilità del modello digitale del terreno, in particolare quello con celle di 1m di lato.

Elaborazione del modello digitale del terreno (dati Regione FVG), si osserva il tracciato artificiale rettilineo della Roggia Corgnolizza e la sede originaria dell’alveo meandreggiante.

Nonostante l’alterazione prodotta dal drenaggio, rimangono ben riconoscibili le sedi originarie degli alvei di molti piccoli corsi d’acqua, che solcavano quest’area ancora in epoca storica, dunque molto più tardi della fine dell’ultimo episodio glaciale. Esaminando il profilo del terreno lungo una linea che tagli la pianura approssimativamente da Est a Ovest (segmento rosso) si osservano i solchi creati per il drenaggio dell’area durante le bonifiche, ma risultano ancora evidenti due elementi morfologici preesistenti.

Si nota innanzitutto la sede dell’alveo, che rappresenta una zona a quota nettamente più bassa rispetto a quella del terreno ai suoi lati. Al margine del solco dove scorreva naturalmente il fiume e dove si trova gran parte del tracciato artificiale, la quota del terreno cresce rapidamente, per poi digradare dolcemente. Questo permette ancora oggi di riconoscere un modesto dosso fluviale. Trattandosi di un corso d’acqua di risorgiva, il trasporto di sedimenti grossolani è scarso, quindi il dosso fluviale è meno alto rispetto a quello generato da un fiume di origine montana. I minimi di quota che vedete ai lati dell’alveo sono in gran parte canali creati per il drenaggio delle zone palustri che si trovavano negli avvallamenti fra i dossi fluviali.