Archive for the ‘Uncategorized’ Category

Una nuova realtà

luglio 23, 2022
Un tratto del Cjarò di Cialla, 22 luglio 2022

Quello che vedete è un esempio dello stato in cui si trova il torrente Cjarò di Cialla. Seguo questo piccolo corso d’acqua collinare del Friuli dai primi anni 2000, dopo avere scoperto che conservava una comunità di pesci “da manuale”. Gobione, lasca, cobite comune, alborella, cavedano, barbo italico. C’era anche Austropotamobius pallipes. Tutto quello che dovrebbe esserci in un corso d’acqua di questo tipo, c’era. Tant’è che iniziai da subito a proporre delle forme di tutela: in nessun altro torrente avevo trovato una comunità così. Un vero sito di riferimento.

Ora non so cosa succederà. È certo che poche pozze isolate, con acqua molto calda e piene di meteosat organico in decomposizione, non possano permettere la sopravvivenza di molti pesci e invertebrati. È possibile che fra i pesci sopravvivono gli avannotti dei Cyprinidae, ma non mi faccio molte illusioni riguardo agli adulti.

In Friuli Venezia Giulia è usanza recuperare i pesci in caso di asciutte, per “metterli in salvo”, ma l’estate 2022 è talmente siccitosa da rendere impossibile trovare un posto dove trasferire i pesci recuperato senza generare un sovraffollamento pericoloso. I fiumi e torrenti sono ridotti molto male. Per la prima volta in vita mia ho visto il Natisone privo di continuità a Orsaria. Dove un tempo andavo a pescare barbi in mezzo metro d’acqua veloce, c’era una distesa asciutta di ciottoli, fra due buche piene di acqua calda.

Nessuno di questi corsi d’acqua è derivato. Non c’è una presa da chiudere. Non c’è errore umano locale. È semplicemente la somma degli effetti di un cambiamento climatico e della riduzione della capacità di ritenzione dei bacini. Questi in effetti sono fenomeni cui l’umanità contribuisce in modo significativo.

E adesso? Dovremo scoprire che effetti ha avuto questa estate. Verificare le comunità di organismi che vivono in siti dove abbiamo acquisito dati negli anni scorsi. Capire cosa è successo, senza farci deviare dalle emozioni. Per me vedere asciutto quel torrente, dove speravo di conservare specie rare, è stato dove si dispiacere. Ma sono uno scienziato, devo osservare, capire, poi consigliare cosa fare a chi ha il compito di gestire il territorio. Non so cosa rimanga del tesoro che avevo scoperto. Ma se qualcosa è rimasto, ora vale dieci volte tanto. Dovremmo capire se quelle comunità sono in grado di superare non un’estate, ma una serie di estratti così, intervallate da anni più piovosi, perché questo è lo scenario che ci aspettiamo: maggiore frequenza degli eventi sfavorevoli.

La mediterraneizzazione dei corsi d’acqua friulani è molto avanzata. So vedendo cose che mi ricordano Calabria e Sardegna. Se l’ambiente cambia, cambierà la vita. È ciò che studia l’Ecologia. Sono addolorato, ma molto curioso.

Annaspare

luglio 15, 2022

In questi giorni chi governa le regioni del versante meridionale delle Alpi sta affrontando un momento molto difficile, a causa della siccità, rinominata “crisi idrica”, perché se non dici crisi nessuno ti dà retta. Si stanno sentendo mille campane; a parte i soliti esperti da social media, sulla cui incompetenza possiamo sempre contare, ci sono coloro che esercitano il diritto di essere portatori di interesse. E la situazione non è allegra per nessuno di loro.

Corso d’acqua di risorgiva della Bassa pianura friulana con una portata molto ridotta rispetto alle estesi precedenti

In questo momento, non siamo preparati per affrontare una siccità così. Non lo siamo per le caratteristiche del nostro sistema produttivo agricolo e industriale, per quali fonti di acqua superficiali e sotterranee usiamo, per come preleviamo, trasportiamo, usiamo l’acqua, per come raccogliamo e trattiamo i reflui. In questo momento il nostro sistema è fatto in modo da funzionare con più acqua e delle inefficienze ci siamo interessati poco, spesso credendo fosse solo una questione “ambientale” negoziabile perché di poco conto.

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Crisi idrica?

giugno 21, 2022

Non è un’emergenza ma una nuova normalità

Si sta gridando da giorni all’emergenza “crisi idrica”, ovvero siccità, ma se non scrivi la parola crisi nessuno ti dà retta. Ci fai due like dagli amici, ma forse non te lo mette nemmeno il tuo cane (cit.).

Detto in termini più tecnici, stiamo vivendo un’annata idrologica con afflussi inferiori alla media degli ultimi decenni nel periodo fra l’autunno 2021 e la primavera 2022. A pesare molto, qui ai piedi delle Alpi (versante meridionale), è la scarsità di neve cumulata nello scorso inverno.

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CoViD – confronto fra regioni

ottobre 28, 2021

Forse non lo sapete, ma la mia è una famiglia di etnia mista che vive secondo il principio di indeterminazione fra Friuli Venezia Giulia e Sardegna. Per questo motivo mi interesso costantemente a qualunque cosa accada in Sardegna e, nel caso della CoViD, sono particolarmente interessato perché laggiù ho metà famiglia. Mi sono divertito a esaminare i dati relativi al numero di malati ricoverati con sintomi di CoViD-19 e di ricoverati in terapia intensiva, dall’inizio della pandemia a ieri.

Ricoverati con CoViD (elaborato da dati MinSalute)
Ricoverati in terapia intensiva con CoViD (elaborato da dati MinSalute)

L’ampiezza delle oscillazioni la lascio in secondo piano, per il momento, perché la Sardegna e il Friuli Venezia Giulia non hanno la stessa dimensione di popolazione, quindi a parità di incidenza, la Sardegna avrebbe sempre più casi del FVG. Quello che mi colpisce è la diversità nella forma delle linee e lo sfasamento di alcuni picchi. Particolarmente interessante è il “minimo” che si verifica a fine inverno. In termini di numero assoluto il “buco” c’è in entrambe le regioni, ma nel caso dei ricoveri in terapia intensiva, il FVG non ha il buco, mentre la Sardegna si. Letta così, qui in FVG abbiamo avuto relativamente più casi gravi.

Perché? Non lo so, bisogna esaminare i fattori che potrebbero determinare questa distribuzione dei casi, sicuramente non è qualcosa di semplice, per cui non salto alle conclusioni.

Piccola analisi locale dei dati CoViD

ottobre 17, 2021
Malati CoViD ricoverati in FVG a confronto i dati dal 1 settembre al 16 ottobre degli anni 2020 e 2021 (dati Min. Salute)

Ho scaricato i dati dal sito web a cui si accede pubblicamente da questo link. E’ molto interessante. Nel 2021 fino a due giorni fa ci sono stati più ricoverati che nel 2020, ma l’andamento è esattamente l’opposto. Mentre nel 2020 stava partendo l’ondata che ci avrebbe portati a 703 ricoverati il 10 gennaio del 2021, questo autunno sta partendo in discesa e, se tutto continuerà come ora, il numero di ricoverati scenderà ancora. Questo è esattamente lo scenario che ci permette di dire “continuiamo così”, ovvero non renderà necessarie restrizioni come quelle delle famose Zone. In questo momento il FVG è “Zona Bianca” e i ricoverati stanno diminuendo.

Perché siamo partiti da valori più alti? Probabilmente ci sono di mezzo molti fattori diversi. Innanzitutto quando nel 2020 è iniziato tutto i numeri non erano spaventosi. Per essere chiari, nel marzo 2020 siamo partiti con 0 ricoverati e saliti fino a 236, mentre nel marzo 2021 siamo già partiti da 373 ricoverati e saliti fino a 680. Questo significa che col passare del tempo il virus è sempre più diffuso. Nel 2021 però siamo stati un po’ meno attenti. Meno restrizioni durante l’estate, molta meno paura, siamo andati nei locali a bere e mangiare senza indossare la mascherina al tavolo.

D’altro canto, nel 2021 sta aumentando rapidamente il numero dei vaccinati, ovvero di coloro che pur infetti hanno una probabilità molto bassa di essere ricoverati (o peggio). In sostanza, sebbene la temperatura cali, i virus a diffusione aerea si diano da fare (raffreddore e influenza sono provocati da virus che si diffondono come quello della CoViD) la vaccinazione di massa sta funzionando nel tenere basso il numero di ricoverati.

Questo, per quanto mi riguarda, è l’obiettivo da raggiungere. Che circoli pure il virus, l’importante è che gli ospedali siano sottoposti a un carico basso. Perché il personale che lavora coi casi CoViD non può lavorare con gli altri e il numero di malati per altre malattie non diminuisce certo. Ci servono posti liberi per infarti, ictus, incidenti vari, cancro, operazioni di ogni genere. Più ricoverati CoViD ci sono e più è probabile che i malati con altre patologie non possano essere curati.