Posts Tagged ‘Ambiente’

Concerti e sanzioni

agosto 24, 2022

Cerchiamo di capire qualcosa sull’ipotesi una contravvenzione di cui all’art. 733 bis del Codice Penale

Gira vorticosamente in rete la notizia di un esposto alla Procura della Repubblica di Lucca, per cui sarebbe stato ipotizzato un “reato” di cui all’art. 733 bis del Codice Penale in relazione allo svolgimento della manifestazione “Jova Beach Party” sulla spiaggia detta del Muraglione a Viareggio (LU).

La mia opinione è che i concerti, qualunque tipo di concerti, debbano essere fatti in strutture costruite dall’uomo e non occupando, nemmeno provvisoriamente, spazi non edificati. Potrei accettare ovviamente un’eccezione nel caso in cui venga utilizzato con strutture provvisorie uno spazio già trasformato, come un campo incolto oppure le porzioni di spiaggia che sono già state trasformate per piazzarci ombrelloni, sdraio e chioschi nell’ambito di concessioni balneare legittimamente assentite. Ma è una questione morale, che nulla ha a che vedere con la notizia di cui stiamo parlando. Prima di emettere sentenze, tutti noi dovremmo informarci, pensare, capire. Nonostante la mia posizione molto chiara, non intendo giudicare questo caso e sostituirmi a chi lo fa in modo competente. Il mio ruolo al massimo è quello di dare supporto scientifico, nel qual caso sono piuttosto qualificato ed esperto.

Da quello che riporta la stampa non possiamo sapere se l’organizzazione del concerto sia legittima o meno. Non abbiamo gli elementi necessari, ma certamente li avrà la Procura. Quindi lasciamo fare a loro il mestiere che gli compete. Noi siamo semplicemente curiosi e vorremmo sapere: cosa dice l’art. 733 bis.

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Invasi

luglio 27, 2022

Immagazzinare acqua per affrontare le future siccità?

La soluzione sembra semplice e geniale. In fondo è qualcosa di storico. Anni fa visitai il sito archeologico di al-Bitrā, che il 99,9% di noi chiama Petra, la famosissima città “nella pietra” in Giordania. A parte il fatto che la città non è per nulla nella pietra, quello che attirò molto la mia attenzione fu la presenza di alcune dighe, costruite con massi ciclopici, nelle gole laterali affluenti della gola che oggi chiamiamo Sîq. Quelle dighe avevano la funzione di trattenere l’acqua delle precipitazioni invernali e della primavera precoce, in modo da disporre di acqua durante la torrida estate successiva. La città era servita da due acquedotti paralleli, che percorrono il Sîq lungo le pareti, alimentati in parte da sorgenti poste a monte dell’area urbana, in parte da collegamenti con questi invasi. La soluzione quindi è consolidata, se consideriamo che i Nabatei costruirono quelle opere circa venti secoli fa.

Ma la situazione era totalmente differente rispetto a quella del versante meridionale delle Alpi e i Nabatei sapevano molte cose meno di noi, in merito a come funziona il mondo fisico.

Si parla con molta facilità di soluzioni apparentemente semplici come: costruiamo dighe! Accumuliamo l’acqua! A parte lo sforzo economico necessario per dare attuazione a idee di questo tipo, c’è da considerare che vanno fatte valutazioni molto serie su alcuni aspetti. Innanzitutto, quanta acqua viene fornita dalle precipitazioni, con che distribuzione stagionale e con che durata e intensità degli eventi. Non sono aspetti secondari, se non per l’inesperto. Ma non possiamo permetterci di fare pianificare e progettare degli inesperti.

La seconda cosa da considerare è: a cosa ci serve l’acqua?

Anche per questa domanda sembra ci siano risposte semplici, ma non è così. L’acqua ci serve per bere, lavarci, lavare i nostri beni, irrigare i campi. Va bene, questi sono alcuni degli usi dell’acqua. Ma l’acqua viene usata anche per la produzione di energia elettrica. Beh certo, le dighe si fanno anche per quello, ovvio! Si, ma l’acqua si usa anche come recettore degli scarichi dei nostri sistemi di raccolta (e trattamento) dei reflui urbani. Quando tiri lo sciacquone, quell’acqua è arrivata fino a casa tua attraverso in acquedotto, se ne va attraverso una fogna, arricchita delle tua urina e delle tue feci. L’acqua però ci serve anche a scopo ricreativo. Ad esempio, a me piace tenermi in forma nuotando. Dato che vivo in una città della pianura, devo andare in piscina. L’acqua contenuta nella piscina arriva attraverso un acquedotto, non è piovana; dopo un po’ viene sostituita, perché a tutti noi piace nuotare nell’acqua pulita, non è vero? Non c’è solo la piscina. Ieri mi sono divertito a giocare un po’ con il kayak su un fiume. L’acqua serve decisamente per fare una cosa del genere, se non c’è ti diverti assai poco a stare seduto dentro un kayak appoggiato sulla ghiaia. Svariate migliaia di persone nella mia regione si dilettano nella pesca in acqua dolce. Beh, per pescare serve l’acqua, perché è l’ambiente in cui vivono i pesci. Senza acqua non ci sono pesci e non c’è pesca. A parte questo, l’acqua ha anche una funzione paesaggistica, perché ci piace guardarla. Non per nulla nelle città ci sono le fontane monumentali, il cui scopo non è dissetare i piccioni, ma gratificare noi umani con la vista dell’acqua che zampilla. Questo perché l’acqua è essenziale per la nostra vita, vederla limpida e abbondante dice alla nostra mente “non morirai di sete”. Fate caso a quanti poi postano sui social foto di laghi, fiumi, cascate. Quanti postano foto di alvei asciutti?

So che il partito del cemento è quello più rappresentato in Parlamento e il più forte all’interno di ogni Governo della Repubblica, come fu nei governi del regno. Abbiamo testimonianze della forza del partito del caementum anche ai tempi del dominio dell’antica Roma. E so che gran parte di noi crede che valutare prima di agire sia una perdita di tempo, una grandissima stupidaggine da fanatici ambientalisti. Non c’è tempo da perdere, bisogna costruire subito!

Sarebbe una enorme stupidaggine!

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Mettere la minestra a tavola in montagna

luglio 19, 2022

Una riflessione da parte di uno nato in pianura, ma con la passione dell’alpinismo e che lavora in montagna da vent’anni; uno che ci lavora per preservare l’ambiente naturale, mica per costruire muri, però lo fa fianco a fianco con quelli che lassù ci sono nati. La riflessione fa sempre bene, il problema è che non ho veramente una soluzione, un modo per guidare un pochetto le cose nella maniera che piacerebbe a me. Al massimo potrei lamentarmi, protestare e indignarmi perché vanno in un’altra maniera, ma frignare non mi piace: quando le cose si mettono male, stringi bene gli scarponi e vai, passo lento e costante, ma vai.

Un baldo giovane me nel 1994 in SudTirolo (non è un selfi, non erano di moda e si usava la pellicola, che costava tantissimo per me)

La gente di montagna non vive delle mie idee romantiche, ma di denaro. Bês, schei!
Spiegatemi con quale diritto, io che ho la casa in un posto dove per andare a fare la spesa al centro commerciale posso camminare appena 1 km in perfetto piano, potrei pretendere dagli abitanti della montagna di vivere con metà del mio reddito, per non turbare la mia sensibilità. Mi manderebbero subito a fare un giro sul mus!

Qua, se avessi lo sfondo giusto, mi sarei filmato e avrei fatto un monologo come quelli bravi che fanno i montanari in televisione. Per vostra fortuna non ho lo sfondo giusto e devo finire un lavoro su in Dolomiti, per cui non ho tempo. Il monologo è scritto al volo e via.

Il denaro non lo portano quelli come me, che consumano più che altro suole di scarponi e raramente qualche pasto in un rifugio. Il denaro lo portano migliaia, decine e centinaia di migliaia, di persone che vanno a farsi “i selfi” sul lago dove viene girata una qualunque serie tv, che presenta la montagna in modo appetibile per tutti, distorto e aberrante. Figurarsi che ho visto serie tv dove i sudtirolesi parlano veneto. Che se i’u cjate un di chei dai Schützen … li ingruma a secco. Mi fanno venire la gastrite, specie quando ci sono scene di gente che “va in montagna”. Sembrano degli impediti, vestiti da scemi, che fanno cose da storditi. Quella è l’immagine che ha di noi il “grande pubblico”. Ci credo che poi vorrebbero farci pagare l’elicottero anche se ci casca un macigno in testa per caso!

Fra i tacchi dell’Ogliastra (Sardegna orientale)

Ma i soldi li portano quelli che guardano quella roba lì, il sioreto che porta in gita la famiglia perché hanno visto “che bella che è la montagna in tv, andiamo a vedere, che poi ci facciamo i selfi e li vedono tutti, che noi siamo andati al lago come quelli della tv”.

Questi si presentano con le “sneakers”, quando si avvedono che il terreno è accidentato, camminano come un papero ubriaco su un vassoio coperto di biglie, dopo 100 m di dislivello gli viene un s’ciopon!

Bivacco Modonutti Savoia alla Sella Robon (Alpi Giulie, gruppo del Canin) – qui in infradito non ci si arriva proprio.

Allora, se i turisti non arrivano dove c’è l’attività, bisogna fare la strada, asfaltata! Il rifugio così diventa un alberghetto, con ristorante che sforna “piatti tipici” a ritmo da fast food di città, perché la domenica il nostro sioreto non è mica l’unico che ha avuto l’idea, sono migliaia, e bisogna macinare, macinare perché da settembre a dicembre non si lavora, da fine marzo a giugno non si lavora.

Cirque de Mafate, Île de la Réunion (Francia, dipartimento e regione d’oltremare nell’Oceano Indiano)

Facile fare filosofie, quando si ha un’attività che viaggia 12 mesi all’anno, o quando si è dipendenti di un’azienda che lavora 12 mesi all’anno e ti fa un bonifico 13 volte all’anno. Ma quando i turisti vengono 6 mesi all’anno, devi tirare su tutto sa? Se non sei in zona sciistica, devi fare grasso d’estate, come le marmotte. Certo, dove ci sono gli skilift ti va meglio, puoi fare grasso anche d’inverno. E se per farlo devi fare arrivare tutti i sioreti e i bauscia del pianeta a 2600 metri in infradito, boia can, vai dal presidente della Regione e gli dici che per avere il tuo voto deve fare la strada, la funivia, farlo arrivare sto fiume di umani che portano soldi!

Altrimenti hai due alternative: vivere come il nonno di Heidi (e i tuoi nonni) o mandare tutti in mona e scendere in pianura.

Giornate

aprile 22, 2022

Si celebra nel mondo la “Giornata della Terra“, una delle giornate che hanno lo scopo di contribuire a informare e sensibilizzare i cittadini di molti paesi su determinati temi. Nel caso della Giornata Mondiale della Terra il tema generale è la difesa del nostro pianeta come luogo abitabile per la nostra e altre specie.

Per anni ho partecipato a eventi che si svolgono nelle giornate nazionali o internazionali dedicate a qualcosa. In particolare ho preso parte e contribuito a organizzare eventi nell’ambito delle giornate della Terra e dell’Acqua. Mi sono stancato dopo una quindicina di anni, perché ho iniziato ad avere dei dubbi sull’efficacia delle “giornate”. Sono un po’ la versione laica del Natale o della Pasqua. In quei giorni sono tutti più buoni. Il giorno prima e quello dopo sono degli infamoni come sempre?

Credo che la consapevolezza necessaria a permetterci di ridurre la nostra folle corsa verso l’autodistruzione debba venire da un’opera costante. Le giornate sono diventate troppe, a mio avviso. C’è una giornata per tutto, basta che ci sia un movimento di persone che chiede attenzione per un certo tema e si impegna per promuovere una giornata. Va benissimo, è importante avere tutto in mente, ma la moltiplicazione delle giornate tende a suddividere l’interesse in particelle sempre più piccole, compartimentando un mondo che invece è unico. Il concetto della Giornata Mondiale della Terra è proprio quello di unità: siamo tutti sullo stesso pianeta. Se questo pianeta diventa inabitabile per un lombrico, probabilmente sta già diventando inabitabile per l’uomo.

Mi avete sentito parlare raramente di ambientalismo e probabilmente non l’ho fatto in modo positivo. Probabilmente sono un ambientalista, ma non approvo quasi nulla di ciò che viene fatto dai movimenti ambientalisti, non vado d’accordo con gli “ambientalisti” dichiarati. Semplice “contrario rompiscatole”? No, è profonda convinzione che deriva dallo studio della vita. Sono un biologo e mi occupo di Ecologia, con una visione olistica che contrasta fortemente con quella riduzionistica di chi si impegna per la salvezza di questo o quell’elemento di un sistema, che funziona solo se tutte le sue parti sono presenti e nel posto giusto. L’impegno di chi promuove giornate mondiali, di chi si adopera per tentare di conservare le parti del sistema, nasce da un’intenzione lodevole e ammirevole, che condivido. Il punto è che la prima consapevolezza che dovremmo avere per salvare il pianeta e noi stessi è proprio la non individualità, la complessità, l’interconnessione fra le parti del sistema, che è unico. Se la nostra specie è comparsa e ha prosperato in certe condizioni, modificarle è abbastanza stupido. Ma non si tratta solo del lupo o della farfalla rara, che hanno pari dignità rispetto a un nematode o a un batterio. Si tratta dell’insieme, della complessità, di una visione integrata e olistica del “mondo”. Ci devono essere 365 giornate della Terra all’anno, o saremo fritti, o meglio arrostiti probabilmente.

L’habitat non basta – parte 1

febbraio 4, 2022

Spesso mi sento chiedere: perché questa specie non c’è anche se l’ambiente è bellissimo?

Innanzitutto, chiariamo che “bellissimo” detto da un umano non descrive probabilmente un ambiente “bellissimo” per un francolino di monte, un ghiozzetto cenerino o una marmotta. Ma passiamo alla questione habitat. Delimitiamo: “habitat” in senso stretto è qualcosa di legato ad una specie. So bene che esiste una Direttiva per cui habitat è un certo ambiente spesso caratterizzato da una determinata vegetazione, ma in genere si intende con habitat una porzione di spazio le cui caratteristiche consentono la vita di una specie.

Esiste ad esempio l’habitat di Carex pendula (carice pendente), in cui possono vivere tranquillamente anche Bufo bufo (rospo comune), oppure Scolopax rusticola (beccaccia). In genere l’habitat di Carex pendula non è invece quello di Epeorus alpicola (un’effimera senza nome comune) o di Tichodroma muraria (picchio muraiolo). L’habitat di Chamelaea gallina (vongola lupino) non ha nulla a che vedere con quello di Rupicapra rupicapra (camoscio), ma viene frequentato da Sterna hirundo (rondine di mare) anche se non possiamo dire che ci viva.

Le due foto che vedete in questo articolo ritraggono due habitat diversi, in luoghi vicini fra loro dal punto di vista spaziale, quasi identici da quello climatico, ma uno è adatto a Caltha palustris, ospitava larve di Anfibi (probabilmente Rana temporaria) e un gran numero di larve di Trichoptera della famiglia Limnephilidae. L’altro habitat invece è adatto ad Anemone trifolia, ci vivevano adulti di Anfibi (Salamandra salamandra) e ho notato adulti di Coleoptera Staphylinidae.

A volte però l’habitat c’è, ma la specie no. Innanzitutto, prima di dire che l’habitat c’è bisogna interrogarsi su cosa sappiamo di quel luogo. Ci sono tutte le condizioni ambientali richieste dalla specie? Cosa accade se, per esempio, si verificano periodi più o meno lunghi in cui la temperatura dell’aria o dell’acqua non è adatta a una specie poco mobile? Quella specie, pur essendoci l’habitat “fisico” adatto, non vivrà nel luogo dove si verificano questi eventi. Potremmo invece trovare specie mobili, che magari si spostano quando le cose non vanno come a loro piace. Ad esempio, non osserviamo Hirundo rustica (rondine comune) volare fuori dalle nostre finestre a gennaio, ma la stessa specie è presente in luglio. Semplicemente, la rondine cattura insetti in volo, a gennaio pochissimi insetti volano e non tutti i giorni, ma fa freddo e gli uccelli hanno bisogno di energia. La rondine, come sappiamo, migra verso l’Africa, dove trova insetti in quantità adeguata e temperature più alte. Qualcosa di simile fa Anser anser (oca selvatica), specie in cui una gran parte degli individui sono migratori, nidifica nella parte settentrionale dell’Europa e sverna volentieri in Mediterraneo. Nota bene, qui al Sud abbiamo habitat idonei all’oca selvatica e la specie è perfettamente in grado di nidificare con successo, ma molti individui preferiscono salire a Nord, dove trovano spazio e cibo in abbondanza durante l’estate.

Nella prossima puntata approfondiremo ancora l’argomento.