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Piccola analisi locale dei dati CoViD

ottobre 17, 2021
Malati CoViD ricoverati in FVG a confronto i dati dal 1 settembre al 16 ottobre degli anni 2020 e 2021 (dati Min. Salute)

Ho scaricato i dati dal sito web a cui si accede pubblicamente da questo link. E’ molto interessante. Nel 2021 fino a due giorni fa ci sono stati più ricoverati che nel 2020, ma l’andamento è esattamente l’opposto. Mentre nel 2020 stava partendo l’ondata che ci avrebbe portati a 703 ricoverati il 10 gennaio del 2021, questo autunno sta partendo in discesa e, se tutto continuerà come ora, il numero di ricoverati scenderà ancora. Questo è esattamente lo scenario che ci permette di dire “continuiamo così”, ovvero non renderà necessarie restrizioni come quelle delle famose Zone. In questo momento il FVG è “Zona Bianca” e i ricoverati stanno diminuendo.

Perché siamo partiti da valori più alti? Probabilmente ci sono di mezzo molti fattori diversi. Innanzitutto quando nel 2020 è iniziato tutto i numeri non erano spaventosi. Per essere chiari, nel marzo 2020 siamo partiti con 0 ricoverati e saliti fino a 236, mentre nel marzo 2021 siamo già partiti da 373 ricoverati e saliti fino a 680. Questo significa che col passare del tempo il virus è sempre più diffuso. Nel 2021 però siamo stati un po’ meno attenti. Meno restrizioni durante l’estate, molta meno paura, siamo andati nei locali a bere e mangiare senza indossare la mascherina al tavolo.

D’altro canto, nel 2021 sta aumentando rapidamente il numero dei vaccinati, ovvero di coloro che pur infetti hanno una probabilità molto bassa di essere ricoverati (o peggio). In sostanza, sebbene la temperatura cali, i virus a diffusione aerea si diano da fare (raffreddore e influenza sono provocati da virus che si diffondono come quello della CoViD) la vaccinazione di massa sta funzionando nel tenere basso il numero di ricoverati.

Questo, per quanto mi riguarda, è l’obiettivo da raggiungere. Che circoli pure il virus, l’importante è che gli ospedali siano sottoposti a un carico basso. Perché il personale che lavora coi casi CoViD non può lavorare con gli altri e il numero di malati per altre malattie non diminuisce certo. Ci servono posti liberi per infarti, ictus, incidenti vari, cancro, operazioni di ogni genere. Più ricoverati CoViD ci sono e più è probabile che i malati con altre patologie non possano essere curati.

Terza dose

settembre 6, 2021

Non ho un’esperienza in fatto di vaccini, a parte quella derivante dall’averne assunti molti: la mia generazione è stata vaccinata per molte malattie, io ho aggiunto volontariamente il vaccino contro il virus della TBE. In nessuno dei casi durante la mia vita, a parte quello del vaccino anti SARS-CoV-2, ho ricevuto due dosi ravvicinate a distanza di un mese l’una dall’altra.

Rileggendo i miei vecchi appunti riguardo al funzionamento del sistema immunitario adattativo umano, penso di capire perché sia meglio somministrare due o tre dosi distanziate nel tempo (molti mesi) piuttosto che avere fretta di inoculare due dosi in poco più di un mese. Provo a spiegarmi e a fare qualche ipotesi. Sia chiaro agli incompetenti complottari che queste sono ipotesi di buonsenso basate sulle conoscenze che un biologo non specializzato ha riguardo al funzionamento del sistema immunitario umano.

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Rischio

marzo 16, 2021

In questi giorni gli organi di disinformazione di massa stanno martellando con i casi di morti avvenute dopo la somministrazione del vaccino anti CoViD-19 della Astra Zeneca. Da abili conquistatori di audience e like omettono alcuni particolari, che d’altro canto nessuno richiede. Questo perché pochissimi fra noi hanno ricevuto un’istruzione in materia.

Ho letto un’affermazione alquanto scorretta, attribuita a personale dell’Agenzia Italiana del Farmaco: il rischio non c’è. Nessuna persona minimamente competente può affermare una cosa del genere. Comprendo che serva a risolvere il problema della paura. Ma la paura si sconfigge con la conoscenza, non con affermazioni buttate lì.

Il rischio è funzione della probabilità che un evento sfavorevole si verifichi e della “grandezza” delle conseguenze dell’evento. Perché il rischio sia pari a zero, bisogna che la probabilità che si verifichi un evento sfavorevole sia zero. Questo non è mai vero.

Qualunque miscela di sostanze venga introdotta nel corpo umano, attraverso l’alimentazione, la respirazione, una pillola, un’iniezione, una supposta, anche solo assorbimento cutaneo, genera degli effetti. Alcuni sono molto probabili, altri poco. Ad esempio, se introduco del saccarosio (zucchero bianco comune) è molto probabile che venga scisso in fruttosio e glucosio, quindi ossidato e mi fornisca energia. Sono pronto a scommettere che su sette miliardi di umani viventi ce n’è qualcuno che non è capace di scindere il saccarosio nelle due unità saccaridiche di base. E’ solo poco probabile, non impossibile.

Se vostro figlio mangiasse una nocciola, probabilmente non succederebbe nulla di strano. Eppure c’è una probabilità, bassa ma non nulla, che sia allergico alle nocciole e manifesti una violenta reazione allergica. Senza un intervento adeguato potrebbe persino morire. Il punto è che voi non sapete se vostro figlio sia allergico alle nocciole, quindi gli permettete di mangiare una famosa crema italiana a base di gianduia, senza vivere nel terrore che si gonfino a dismisura le mucose e lui muoia soffocato.

Resta un fatto, riportato da più fonti: la frequenza di morti improvvise è uguale fra coloro che hanno ricevuto il vaccino e coloro che non lo hanno ricevuto. Quindi, per quanto sappiamo oggi, il rischio di morire per qualunque motivo dopo essersi vaccinati non è maggiore rispetto a quello precedente, salvo che la probabilità di morire causa CoViD si riduce tantissimo.