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Marzo 2022 – l’asciutta dell’Isonzo

marzo 23, 2022

Una piccola risposta a una domanda che molti fanno. Questo è il dato dall’idrometro sloveno a valle della diga di Solkan.

Come potete vedere da giorni c’è “calma piatta” ovvero il rilascio minimo costante che dichiarano pari a circa 20 metri cubi al secondo. Per una serie di motivi, che non discuteremo in questo momento, noi misuriamo portate più basse a Gorizia. Il Vipacco era sui 3.3 mc/s. Questi dati sono reperibili in rete, potete fare riferimento al mio articolo intitolato Dati pubblici per guardarci attorno.

Quindi, facendo due conti a valle di Savogna non potevano esserci in totale molto più di 20 mc/s. Dico in totale perché l’Isonzo in quel tratto scorre su una enorme massa di ghiaia e ciottoli. Nell’immagine qui sotto, relativa al 21 marzo 2022, si vede particolarmente bene la striscia bianca dell’alveo dell’Isonzo.

Immagine da satellite – Sentinel 2 sensore L2A – 21/03/2022.

Un’ulteriore conferma di quanto vediamo da satellite ci viene dalla cartografia tecnica. La carta delle unità crono lito stratigrafiche accessibile sul portale cartografico della Regione Autonoma Friuli Venezia Giulia ci informa del fatto che la pianura a valle di Gorizia è costituita da depositi alluvionali, ovvero ghiaia e ciottoli.
Cosa succede se versiamo un bicchiere d’acqua su un mucchio di ghiaia? Viene assorbita tutta. Questo accade regolarmente nel caso di tutti i fiumi alpini del Friuli Venezia Giulia quando raggiungono l’alta pianura ghiaiosa. Il motivo per cui si osserva quasi sempre acqua in superficie risiede nel fatto che la velocità di dispersione è troppo bassa per fare scomparire sotto terra tutta l’acqua che arriva dai monti, inoltre lo strato di ghiaia non è completamente asciutto e non ha spessore infinito: sotto c’è una massa di ghiaia satura d’acqua, quella che chiamiamo “falda”. Quando gli apporti si riducono per molto tempo, il livello della falda scende di quota e favorisce la dispersione dei fiumi, peggiorando decisamente le cose nella zona pedemontana e di alta pianura.

Questo in sintesi si sta verificando ora. Va detto che il rilascio di acqua dalla diga slovena di Solkan viene attuato in base ad accordi internazionali, che vengono stipulati fra Stati. Noi, comunità locale, non possiamo trattare con un altro Stato, perché il nostro è il livello di Regione. Secondo le norme regionali del Friuli Venezia Giulia ogni derivazione dovrebbe rilasciare una portata minima pari al Deflusso Minimo Vitale, come viene individuato dal nostro Piano Regionale di Tutela delle Acque. La diga slovena può rilasciare molto meno in virtù di quegli accordi fra la Republika Slovenije e la Repubblica Italiana.

A valle, in Italia, c’è un’altra serie di importanti derivazioni. La prima è quella dell’impianto idroelettrico di Straccis, che sto monitorando personalmente e che al momento rilascia acqua in base al progetto di studio approvato dalla Regione, senza interrompere la continuità del fiume (abbiamo un sensore di livello nel tratto che ci permette di controllare continuamente). A valle di questa c’è la derivazione con cui il Consorzio di irrigazione e bonifica (detto oggi “della Venezia Giulia”) preleva l’acqua da inviare a un canale artificiale, che deve attenersi alle norme sul DMV definite dal Piano regionale, altrettanto deve fare la derivazione gestita dallo stesso Consorzio presso Sagrado.

Alcuni hanno chiesto come mai ci siano immagini con tanti pesci morti. In occasione di una forte diminuzione di portata i pesci cercano di salvarsi. Si spostano nelle zone dove l’alveo è più profondo, ovvero nelle buche e lì aspettano. Se anche la buca si prosciuga, li troviamo concentrati in aree limitate, producendo queste scene deprimenti con migliaia di pesci morti o morenti. Questo caso è tutt’altro che unico. Posso dire per esperienza personale che le asciutte di questo tipo non sono una novità, semplicemente questa volta qualcuno ha pubblicato foto e video sui social, ma nella mia carriera di idrobiologo ho assistito ad altri eventi del genere e contribuito a valutare il danno ambientale complessivo.
Cosa possiamo fare? A parte tentare di salvare i pesci autoctoni che troviamo ancora vivi, cosa che è prevista dalla Legge Regionale 42 del 2017, un evento di questo tipo impone una programmazione per i prossimi anni. Lo dissi nel 2003, l’anno del grande caldo, anche quando tornerà l’acqua gli effetti saranno sensibili per molto tempo. Quando una comunità acquatica viene annientata servono mesi perché alcune popolazioni si riprendano, ma per altre servono anni. Possiamo facilitare questo percorso di ripresa, ma dovremmo farlo ricordando che in futuro ci saranno altre asciutte simili, anzi diverranno probabilmente più frequenti a causa del cambiamento climatico e di una sempre più grande “sete” delle attività umane (produzione di energia, irrigazione, industria).