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Archeoecologia vegetale

maggio 10, 2020

Fra passato e futuro

Dopo l’abbandono di fienagione e pascolo, molte specie di prateria montana oggi si trovano nella boscaglia rada, che rappresenta uno degli stadi della sindinamica che porterà, forse, a un bosco vero e proprio. Sono queste specie, per gli ecologi, reperti di archeologia degli ecosistemi, ma descrivono anche una civiltà rurale ormai scomparsa.

Narcissus radiiflorus

La lettura della vegetazione è qualcosa che ho appreso, fra il 1993 e il 1997, seguendo gli insegnamenti di docenti come il prof. Nimis, il prof. Poldini e la prof.ssa Wikus Pignatti (e bastò passare due ore col suo consorte in Dolomiti per imparare altre cose straordinarie). Pur essendo diventato un ecologo delle acque interne, quasi zoologo, i loro corsi furono per me molto più di un passaggio obbligato per ottenere la laurea in Scienze Biologiche.

Asphodelus albus

Era per me un gioco, quando mi capitava di accompagnare mio padre nella sua attività di documentazione dell’uso antropico delle terre alte. Lui, da architetto, esaminava gli edifici o i loro resti, io la vegetazione.

Dopo alcuni anni di pratica, riuscivo a individuare (in Carnia) l’estensione dei pascoli e la loro porzione fertirrigata, talvolta persino la posizione di stalle i cui resti erano ormai invisibili. Spesso, lanciandomi in scommesse sull’epoca di abbandono delle strutture, ci azzeccavo.

I processi evolutivi degli ecosistemi sono straordinari. Quando compare, o scompare, un determinante l’ecosistema può mutare. Dipende molto dalla sua resistenza e resilienza, ma nel caso di perturbazioni molto intense e durature, l’evoluzione c’è sempre.

Alcuni aspetti di questo cambiamento sono macroscopici, attirano la nostra attenzione. Ad esempio l’aumento di copertura delle specie arbustive in un pascolo abbandonato. In Carnia alle quote più elevate e su substrato acido, ad esempio, è frequente che un pascolo abbandonato venga colonizzato da Alnus viridis. Ma esaminando le alnete ci si può accorgere della presenza, ormai residuale, di specie di Poaceae che non convivono volentieri con quegli arbusti e nelle loro formazioni molto chiuse.

Uno degli aspetti più interessanti di questo tipo di analisi, accanto alla capacità di ricostruire un paesaggio scomparso a seguito del cambiamento dei determinanti (sfalcio, pascolo, fertilizzazione ecc), è quello di permetterci di trasferire l’esperienza acquisita migliorando la nostra capacità predittiva. Possiamo cioè diventare più capaci nel prevedere cosa cambierà in una data porzione di territorio in seguito al mutare di determinate condizioni.

L’identità genetica di un territorio

marzo 9, 2015

Nella mia professione mi confronto spesso con il tema della conservazione di specie e habitat. Conservazione che a volte pare in conflitto con l’uso delle risorse naturali e del territorio stesso. Uno degli aspetti più controversi riguarda la tutela delle specie locali e la salvaguardia di una particolare “identità”.

Salmo marmoratus, popolazione del basso fiume Tagliamento

Trovo che la confusione fra “biodiversità” e “identità biologica” o “bioidentità” di un territorio sia frequente e fonte di diversi problemi. Il concetto di biodiversità è legato a quello di diversità in senso matematico, possiamo tranquillamente parlare di diversità e darne una misura anche quando affrontiamo il classico problemino del sacchetto di palline.

Sacchetto di palline tutte bianche, diversità zero, metà bianche e metà nere, aumenta, un terzo per ciascuna su bianche, nere e gialle aumenta ancora e via dicendo. Molti si sono impegnati a creare indici di diversità, che hanno indubbiamente una loro funzione in ecologia, anche se vengono a volte sopravvalutati, nel senso che molti ecologi applicati tendono a identificare un’elevata diversità con una elevata “qualità” o “integrità” dell’ecosistema. Questo non è proprio vero, ma l’argomento di oggi è differente.

Torniamo all’identità di un determinato territorio. Cosa intendo per bioidentità? Per me con questo termine si identificano i “connotati biologici” di una porzione di territorio che riteniamo omogenea. (more…)