Posts Tagged ‘Idrobiologia’

Piccole osservazioni sul Tagliamento

marzo 11, 2018

Ci sono fiumi grandi e piccoli, poi ci sono i grandi fiumi. Il Tagliamento, sebbene sia un fiume medio-piccolo se confrontato con gli altri nel mondo, è indubbiamente un grande fiume.

Lower Tiliment river - Winter 2018

La mia potrebbe essere un’opinione personale, dettata dal fatto che il Tagliamento, il cui nome nella mia lingua è Tiliment, è la colonna vertebrale del Friuli e quindi il mio giudizio potrebbe essere viziato dai sentimenti. Tuttavia non sono l’unico a pensarla in questo modo. Da anni molti ricercatori stanno studiando il Tagliamento, perché questo fiume è (purtroppo) considerato l’ultimo fiume alpino europeo ad avere ancora caratteristiche naturali per lunghi tratti. Tutti gli altri fiumi alpini, sia sul versante meridionale che su quello settentrionale delle Alpi, sono stati fortemente modificati dall’uomo, rettificati e costretti fra argini fino ad assomigliare più a dei canali artificiali che a dei veri e propri fiumi.

Questa foto è stata scattata durante una sessione di campionamento nel tratto inferiore del Tagliamento, all’altezza di Varmo. Si tratta di uno dei segmenti di fiume più belli in assoluto, con un alveo (more…)

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Modelli numerici: predire e capire

gennaio 27, 2018

La “modellazione” dei fenomeni naturali fa parte da sempre del bagaglio culturale della scienza moderna, o meglio di quella che definiamo “galileiana”. Gli scienziati tentano di individuare, attraverso l’osservazione dei fenomeni e alcuni esperimenti, le regole della natura.

Questo lavoro non è ovviamente sterile e fine a sé stesso, ma il nocciolo della “scienza”. A volte siamo tentati di confondere i risultati delle osservazioni (i dati) e una loro prima organizzazione (classificazione, nomenclatura di fenomeni, oggetti e viventi) con la scienza in toto. Lo scopo di quest’ultima in realtà è usare questi dati e queste classificazioni per tentare di individuare le leggi che regolano i processi naturali più complessi, allo scopo di comprenderli e di acquisire capacità predittive.

Si, predire ciò che accadrà è fondamentale e l’uomo vi si cimenta da molti millenni. Per i nostri lontani antenati la necessità di predire i fenomeni naturali era stringente quasi quanto per noi, se non più. L’arrivo della stagione delle piogge, lo spostamento delle mandrie di animali selvatici nella savana, la fase vegetativa di alcune piante, erano tutti fenomeni la cui previsione consentiva di aumentare la loro probabilità di sopravvivere.

Quando Homo sapiens sapiens si spostò dall’Eden dell’Africa orientale a territori meno adatti alla nostra specie, questa capacità predittiva divenne ancora più importante, perché non tutto ciò che accadeva era “positivo” per i nostri antenati. Fu così per i cacciatori e raccoglitori dispersi in tutti i continenti e divenne ancora più importante per i pastori e gli agricoltori, che iniziarono a tentare di modificare alcuni processi naturali a proprio vantaggio, senza riuscire a dominare completamente la Natura, ma solo aumentando un po’ la probabilità che una data fonte di cibo si trovasse in un dato posto, a portata di mano. Il bestiame non vive senza pascolo e il grano non cresce senza un periodo di piogge, così come non matura correttamente senza un periodo di sole e clima secco. Capire come prevedere (more…)

Un patrimonio invisibile

agosto 18, 2017

La vita quasi sconosciuta nelle acque interne continentali

Knipowitschia punctatissima

Non ricordo esattamente quanti anni avessi quando a Piani di Luzza, sopra Forni Avoltri (UD), scoprii in un ruscello alcuni bizzarri animaletti. Vedevo dei cilindri bianchi, che sembravano fatti di sassolini minuscoli, da cui sporgeva una testa e delle zampe. Chiesi lumi a mio padre, il quale mi spiegò che erano dei “granchietti” che si erano fatti la casetta per proteggere l’addome. Un po’ come i paguri.

Nel 1995 chiesi al prof. Mario Specchi, ordinario di Zoologia per il corso di laurea in Scienze Biologiche dell’Università degli Studi di Trieste, che mi assegnasse una tesi di laurea sul biomonitoraggio usando gli indici biotici applicati ai macroinvertebrati bentonici delle acque correnti. Il professore accettò di avermi come studente interno e mi dette carta bianca per la scelta dell’area dove fare la tesi. Io scelsi il torrente But, uno dei più importanti corsi d’acqua della Carnia, quello che ha scavato la valle da cui proviene una gran quantità di Moro, guarda caso, e lungo cui correva un’antichissima via attraverso le Alpi fin dalla protostoria.

Scoprii così che i “granchietti” sono in realtà degli Insetti e più precisamente si tratta di Trichoptera. In base ai miei ricordi, ormai sfumati, penso che (more…)

Una stima di qualità dei dati

luglio 27, 2017

Ogni anno mi capita di campionare macroinvertebrati bentonici in almeno 25 diversi siti su corsi d’acqua delle Alpi Orientali. In tutti i casi applico il protocollo di campionamento detto Multihabitat, necessario per ottenere dati utilizzabili nel calcolo dell’indice STAR_ICMi. Questo metodo di campionamento ha molti vantaggi e qualche svantaggio. Uno dei suoi indubbi vantaggi è quello di creare uno standard: non posso variare molto da un sito all’altro il mio modo di campionare perché il protocollo è chiaro. Devo raccogliere invertebrati su 1 m2 con repliche da 0,1 m2 ciascuna e suddividere le repliche fra diversi microhabitat in base alla loro copertura relativa nel sito.

Una volta raccolti i campioni, come previsto, effettuo il sorting, riconoscimento e conta degli organismi raccolti rimanendo sul campo e senza utilizzare il microscopio binoculare, come facevamo in passato coi campioni qualitativi. Io conto veramente tutto il campione sul campo, il che è un atto di fede e rigore, anche se sono convinto che non elimini un elemento di disturbo al dato: nelle giornate piacevoli di primavera sono certamente più accurato che nei gelidi giorni invernali, quando ho le dita congelate e non vedo l’ora di scappare a casa. Mi è capitato di campionare a -11°C e il sospetto di una certa “fretta” mi ha preso.

Per questo motivo, pur sapendo che il mio modo di lavorare è uguale a quello di tutti gli altri e che una volta rispettato il protocollo sono “formalmente a posto”, sono solito sottoporre ciclicamente a controllo i miei campioni usando alcune tecniche di analisi statistica. Una delle cose che maggiormente mi interessa è capire, per stabilire quali campioni posso considerare veramente di elevata qualità, se questi campioni siano rappresentativi della comunità presente in un sito o meno. Difficile a dirsi, se non si hanno enormi campioni ripetuti e non si conosce “la verità”. Beh, uno dei trucchi che sto usando è quello di calcolare, usando il programma PAST, la curva di rarefazione dei taxa. A dire il vero viene rappresentata come una curva di arricchimento in termini di taxa, con un grafico che in ascissa riporta il numero di individui contati nel campione, in ordinata il numero di taxa rinvenuti. Si tratta di un artifizio matematico, ma crea un quadro che ha un’elevata probabilità di essere vero.

Quello che ci permette di fare una curva del genere è ipotizzare quanti taxa avrei trovato contando ad esempio 2/3 del campione, o 1/2, o anche solo 1/4 come suggeriscono alcuni colleghi desiderosi di correre al caldo nel minor tempo possibile, o di fare 5 o 6 stazioni al giorno. I miei dati dicono che non funziona per niente bene.

Curve di rarefazione / incremento dei taxa in relazione al numero di invertebrati esaminati nel campione

Curve di rarefazione / incremento dei taxa in relazione al numero di invertebrati esaminati nel campione

Nell’immagine che ho inserito qui ci sono sei campioni. Di questi tre sono reali, mentre tre (more…)

Effetto del pascolamento di Myocastor coypus sulla vegetazione di una piccola area umida

giugno 12, 2017

Le aree umide naturali della bassa pianura friulana sono ormai fortemente limitate per estensione, a seguito del processo di bonifica occorso durante gli ultimi secoli. Talvolta ambienti del tutto analoghi a quelli originari si trovano in aree marginali, oppure in siti abbandonati dopo una profonda modificazione antropica.

All’ultimo tipo di sito appartiene la piccola area umida annessa all’odierno Acquario presso il Laboratorio Regionale di Idrobiologia di Ariis di Rivignano.

Inquadramento generale dell’area. La posizione di Ariis è indicata dal rettangolo rosso.

L’area studiata è stata modificata a metà del XX secolo ed adattata ad uso di allevamento ittico (more…)