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Il ragno albino

novembre 2, 2022

E la divulgazione naturalistica

Un paio di giorni fa mi trovavo in visita ad una grotta turistica sarda, durante il Seminario nazionale sui monitoraggio nelle grotte naturali, organizzato dalla Società Speleologica Italiana. Eravamo tutti speleologi, non nel senso di “persone che vanno in grotta” ma di”persone che studiano le grotte”.

La guida che ci stava accompagnando ha ammesso da subito l’imbarazzo nel descrivere la cavità a persone che non erano turisti “normali”. Durante la sua illustrazione della grotta è arrivato alla fauna. In questo contesto ha raccontato che gli studi condotti hanno permesso di rilevare la presenza di tre specie di ragni di cui uno “albino”.

Mentre cercavo di mantenere un atteggiamento dignitoso e la postura eretta, una voce si è levata fra il pubblico dicendo “in questo momento un biologo è morto”. Appurato che non ero io quello morto, ho atteso con sadica soddisfazione il seguito.

La speleologa che non era riuscita a trattenersi, perché chiamare albino un animale troglobio depigmentato è veramente troppo, ha spiegato per bene la ragione del suo intervento. La guida, che ben sapeva di avere di fronte una schiera di scienziati, non ha potuto fare altro che scusarsi e aggiungere “mi hanno detto così”.

Proprio questo è un grosso problema della divulgazione scientifica, che interessa e affligge molto le scienze naturali. Il pubblico, che al 99% non sa molto, ascolta ciò che viene detto dalle guide, la cui formazione è spesso affidata a chi ne sa quanto il pubblico. La differenza fra un animale “albino” e uno “depigmentato” non è banale, anche se al famoso 99% sembra che non ci sia differenza: sono bianchi!

Il punto è che la differenza c’è ed è grande, ma soprattutto non è una buona idea fornire informazioni errate al pubblico, perché da informazioni errate si possono sviluppare solo ragionamenti che conducono a conclusioni sbagliate, lontane dalla realtà.

Questo episodio è solo uno dei tanti a cui ho assistito nella mia carriera di turista. Ma ho ascoltato corbellerie anche da docenti delle scuole secondarie. Per non parlare della sicumera con cui titolati accademici, che non si occupano di biologia, hanno detto immani castronerie parlando di ecologia. È un terribile male, che danneggia l’intera Italia, corrodendo dall’interno la nostra capacità di comprendere il mondo e vivere in esso nel modo migliore, possibilmente a lungo.

Sinceramente, mi sono vergognato un po’ per non avere segnalato l’errore alla guida. La collega non ha solo fatto ciò che ogni scienziato dovrebbe, ovvero diffondere la conoscenza, ma mi ha anche messo davanti al fatto che ho mollato la presa, rassegnandomi a qualcosa che mi dispiace e considero pericoloso per tutti noi, semplicemente perché a 51 anni mi sono già stufato di sentirmi dire che sono un rompiscatole, un nozionista, un presuntuoso. Non bisognerebbe mai rassegnarsi. Quel ragno, anche se non lo sa, non è albino porcamiseria!

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I granchi della Colò

febbraio 10, 2017

Una grande sconfitta per la conservazione della biodiversità

Il video diffuso in rete, e divenuto subito virale, in cui la nota presentatrice Licia Colò scopre dei granchi vivi confezionati al supermercato, li compra e li va a liberare in mare a Ostia è stato un durissimo colpo per chi lotta per la conservazione della natura e della biodiversità.

Assurdo? No. Mi voglio spiegare.

Che dei granchi vivi vengano confezionati nella vaschetta, anche se so benissimo che il crostaceo non cotto deve essere mantenuto in vita per non comprometterne gusto e salubrità, mi fa impressione. Onestamente, vivi nella vaschetta con la pellicola proprio non mi piace come scena e mi sarei indignato anche io, noto mangiatore di altri esseri viventi, dai vegetali agli animali senza grandi distinzioni a parte il gusto.

Tuttavia c’è un “piccolo” problema: che granchi erano? Le specie commerciabili sono diverse e non tutte sono originarie del nostro mare. Anzi, sempre più spesso sui banchi dei supermercati troviamo specie alloctone, o aliene che dir si voglia, ovvero specie di animali che non vivono nei nostri ecosistemi.

Da molti anni noi biologi stiamo cercando di sensibilizzare il pubblico sul tema scottante delle introduzioni “accidentali”, o meglio di (more…)