Posts Tagged ‘Macroinvertebrati’

Piccole osservazioni sul Tagliamento

marzo 11, 2018

Ci sono fiumi grandi e piccoli, poi ci sono i grandi fiumi. Il Tagliamento, sebbene sia un fiume medio-piccolo se confrontato con gli altri nel mondo, è indubbiamente un grande fiume.

Lower Tiliment river - Winter 2018

La mia potrebbe essere un’opinione personale, dettata dal fatto che il Tagliamento, il cui nome nella mia lingua è Tiliment, è la colonna vertebrale del Friuli e quindi il mio giudizio potrebbe essere viziato dai sentimenti. Tuttavia non sono l’unico a pensarla in questo modo. Da anni molti ricercatori stanno studiando il Tagliamento, perché questo fiume è (purtroppo) considerato l’ultimo fiume alpino europeo ad avere ancora caratteristiche naturali per lunghi tratti. Tutti gli altri fiumi alpini, sia sul versante meridionale che su quello settentrionale delle Alpi, sono stati fortemente modificati dall’uomo, rettificati e costretti fra argini fino ad assomigliare più a dei canali artificiali che a dei veri e propri fiumi.

Questa foto è stata scattata durante una sessione di campionamento nel tratto inferiore del Tagliamento, all’altezza di Varmo. Si tratta di uno dei segmenti di fiume più belli in assoluto, con un alveo (more…)

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Un patrimonio invisibile

agosto 18, 2017

La vita quasi sconosciuta nelle acque interne continentali

Knipowitschia punctatissima

Non ricordo esattamente quanti anni avessi quando a Piani di Luzza, sopra Forni Avoltri (UD), scoprii in un ruscello alcuni bizzarri animaletti. Vedevo dei cilindri bianchi, che sembravano fatti di sassolini minuscoli, da cui sporgeva una testa e delle zampe. Chiesi lumi a mio padre, il quale mi spiegò che erano dei “granchietti” che si erano fatti la casetta per proteggere l’addome. Un po’ come i paguri.

Nel 1995 chiesi al prof. Mario Specchi, ordinario di Zoologia per il corso di laurea in Scienze Biologiche dell’Università degli Studi di Trieste, che mi assegnasse una tesi di laurea sul biomonitoraggio usando gli indici biotici applicati ai macroinvertebrati bentonici delle acque correnti. Il professore accettò di avermi come studente interno e mi dette carta bianca per la scelta dell’area dove fare la tesi. Io scelsi il torrente But, uno dei più importanti corsi d’acqua della Carnia, quello che ha scavato la valle da cui proviene una gran quantità di Moro, guarda caso, e lungo cui correva un’antichissima via attraverso le Alpi fin dalla protostoria.

Scoprii così che i “granchietti” sono in realtà degli Insetti e più precisamente si tratta di Trichoptera. In base ai miei ricordi, ormai sfumati, penso che (more…)

Una stima di qualità dei dati

luglio 27, 2017

Ogni anno mi capita di campionare macroinvertebrati bentonici in almeno 25 diversi siti su corsi d’acqua delle Alpi Orientali. In tutti i casi applico il protocollo di campionamento detto Multihabitat, necessario per ottenere dati utilizzabili nel calcolo dell’indice STAR_ICMi. Questo metodo di campionamento ha molti vantaggi e qualche svantaggio. Uno dei suoi indubbi vantaggi è quello di creare uno standard: non posso variare molto da un sito all’altro il mio modo di campionare perché il protocollo è chiaro. Devo raccogliere invertebrati su 1 m2 con repliche da 0,1 m2 ciascuna e suddividere le repliche fra diversi microhabitat in base alla loro copertura relativa nel sito.

Una volta raccolti i campioni, come previsto, effettuo il sorting, riconoscimento e conta degli organismi raccolti rimanendo sul campo e senza utilizzare il microscopio binoculare, come facevamo in passato coi campioni qualitativi. Io conto veramente tutto il campione sul campo, il che è un atto di fede e rigore, anche se sono convinto che non elimini un elemento di disturbo al dato: nelle giornate piacevoli di primavera sono certamente più accurato che nei gelidi giorni invernali, quando ho le dita congelate e non vedo l’ora di scappare a casa. Mi è capitato di campionare a -11°C e il sospetto di una certa “fretta” mi ha preso.

Per questo motivo, pur sapendo che il mio modo di lavorare è uguale a quello di tutti gli altri e che una volta rispettato il protocollo sono “formalmente a posto”, sono solito sottoporre ciclicamente a controllo i miei campioni usando alcune tecniche di analisi statistica. Una delle cose che maggiormente mi interessa è capire, per stabilire quali campioni posso considerare veramente di elevata qualità, se questi campioni siano rappresentativi della comunità presente in un sito o meno. Difficile a dirsi, se non si hanno enormi campioni ripetuti e non si conosce “la verità”. Beh, uno dei trucchi che sto usando è quello di calcolare, usando il programma PAST, la curva di rarefazione dei taxa. A dire il vero viene rappresentata come una curva di arricchimento in termini di taxa, con un grafico che in ascissa riporta il numero di individui contati nel campione, in ordinata il numero di taxa rinvenuti. Si tratta di un artifizio matematico, ma crea un quadro che ha un’elevata probabilità di essere vero.

Quello che ci permette di fare una curva del genere è ipotizzare quanti taxa avrei trovato contando ad esempio 2/3 del campione, o 1/2, o anche solo 1/4 come suggeriscono alcuni colleghi desiderosi di correre al caldo nel minor tempo possibile, o di fare 5 o 6 stazioni al giorno. I miei dati dicono che non funziona per niente bene.

Curve di rarefazione / incremento dei taxa in relazione al numero di invertebrati esaminati nel campione

Curve di rarefazione / incremento dei taxa in relazione al numero di invertebrati esaminati nel campione

Nell’immagine che ho inserito qui ci sono sei campioni. Di questi tre sono reali, mentre tre (more…)

L’indicatore solitario

settembre 21, 2015

Quando ero bambino mi dicevano “se ci sono i gamberi l’acqua è pulita che la puoi bere”. Mio padre mi aveva insegnato invece a bere dalle sorgenti di montagna, dopo avere verificato che a monte non ci fosse una malga. Perché la malga ovviamente ha del bestiame, che non usa il gabinetto. Certo, dicono che dopo che l’acqua ha passato tre sassi diventa pura. Come no, provate per credere e prenotate un paio di giorni di diarrea.

Comunque la storia del gambero tornò in auge quando, molto tempo dopo, iniziai a occuparmi di bioindicazione. Questa strana branca dell’ecologia applicata ha la presunzione di usare organismi viventi (bioindicatori) per valutare lo stato degli ecosistemi. Quale stato? Quasi tutti vi risponderanno: la qualità! A mio giudizio non è proprio così, dato che la qualità è un concetto soggettivo, ma lo scopo della mia dissertazione oggi è un altro.

La presenza di un singolo organismo, per quanto possa essere considerato un indicatore di “buona qualità” dell’acqua, non è per nulla sufficiente. Il singolo organismo (more…)