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Le vaschette di dissoluzione di Capo Sant’Elia (Cagliari, Sardegna)

gennaio 20, 2023

Osservazione per diletto di microforme carsiche

Una delle vaschette di corrosione osservabili alla sommità del colle Sant’Elia

Il Colle Sant’Elia (su IGM indicato come “monte”) costituisce l’estremità sud orientale del sistema di rilievi su cui sorge la città di Cagliari, nella Sardegna meridionale. Il rilievo ha una quota massima di 138 m slmm ed è caratterizzato da un versante SW che digrada piuttosto dolcemente verso il mare, mentre è delimitato da alte falesie al margine SE, verso NE si trova una bassa parete al cui piede il versante digrada abbastanza ripido verso il mare, mentre verso NW il colle è separato da una bassa sella dal contiguo colle di San Ignazio.

L’area del colle Sant’Elia con l’omonimo capo
(estratto da carta IGM 1:25.000 – www.pcn.minambiente.it)

Il punto più alto del rilievo si trova quasi alla sua estremità orientale ed è separato da un caratteristico torrione roccioso da una sella che, ben visibile da molti punti dell’area urbana e periurbana, viene indicata dai locali col nome di Sella del Diavolo e rappresenta uno degli elementi caratteristici del paesaggio cagliaritano. Nei pressi della sommità la pendenza del versante è modesta ed è pressoché coincidente con l’immersione degli strati di roccia. In quest’area affiora la così detta Pietra Forte; con questo nome, dovuto alle sue proprietà meccaniche, viene designato nell’area cagliaritana un calcare organogeno miocenico. La copertura di suolo è scarsa e discontinua e pertanto la vegetazione arbustiva non maschera completamente l’affioramento del calcare. Questa località è molto frequentata dagli abitanti della zona, che la utilizzano come una sorta di parco cittadino dove è possibile fare escursioni in ambiente quasi del tutto naturale ma in vista del centro storico. La frequentazione ha portato alla presenza di numerosi sentieri e tracce e contribuito a ridurre localmente la copertura.

In questo contesto è facile osservare diverse micro forme morfologiche da dissoluzione, caratteristiche delle aree interessate da fenomeni carsici, fra cui le più evidenti sono numerose vaschette di dissoluzione. Queste forme morfologiche sono costituite da piccole depressioni da subcircolari ad oblunghe, con asse maggiore che non raggiunge il metro di lunghezza, hanno orlo irregolare e pareti verticali o con orlo aggettante. Nell’area del colle le precipitazioni sono modeste e per lo più concentrate nei mesi invernali. L’osservazione di cui riferisco è stata effettuata il 5 gennaio 2023, dopo precipitazioni moderate.

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Trasformazioni

aprile 12, 2021

Esplorando i corsi d’acqua della Bassa Pianura friulana, si percorrono quasi solamente canali dall’andamento rettilineo, evidente prodotto dell’azione umana. Esistono però ancora i resti, spesso frammentati, dei fiumi naturali che drenavano un tempo questa porzione della pianura.

Residuo di meandro della Roggia Corgnolizza

Gran parte degli indizi relativi alla presenza, distribuzione e morfologia degli alvei dei fiumi scomparsi non sono facilmente riconoscibili.

Qui sopra potete vedere una parte del corso attuale (artificiale) della Roggia Corgnolizza, mentre la prima immagine dell’articolo ritrae un frammento di meandro naturale, ormai escluso dal flusso principale, ma rimasto intatto in mezzo a un piccolo bosco gestito a ceduo.

Le azioni di rettifica e drenaggio, attuate nel corso di alcuni secoli, unite alla riduzione progressiva della campagna a siepe e radura (cjarande in lingua friulana), rende difficile la lettura del territorio. Un aiuto importante viene però dalla disponibilità del modello digitale del terreno, in particolare quello con celle di 1m di lato.

Elaborazione del modello digitale del terreno (dati Regione FVG), si osserva il tracciato artificiale rettilineo della Roggia Corgnolizza e la sede originaria dell’alveo meandreggiante.

Nonostante l’alterazione prodotta dal drenaggio, rimangono ben riconoscibili le sedi originarie degli alvei di molti piccoli corsi d’acqua, che solcavano quest’area ancora in epoca storica, dunque molto più tardi della fine dell’ultimo episodio glaciale. Esaminando il profilo del terreno lungo una linea che tagli la pianura approssimativamente da Est a Ovest (segmento rosso) si osservano i solchi creati per il drenaggio dell’area durante le bonifiche, ma risultano ancora evidenti due elementi morfologici preesistenti.

Si nota innanzitutto la sede dell’alveo, che rappresenta una zona a quota nettamente più bassa rispetto a quella del terreno ai suoi lati. Al margine del solco dove scorreva naturalmente il fiume e dove si trova gran parte del tracciato artificiale, la quota del terreno cresce rapidamente, per poi digradare dolcemente. Questo permette ancora oggi di riconoscere un modesto dosso fluviale. Trattandosi di un corso d’acqua di risorgiva, il trasporto di sedimenti grossolani è scarso, quindi il dosso fluviale è meno alto rispetto a quello generato da un fiume di origine montana. I minimi di quota che vedete ai lati dell’alveo sono in gran parte canali creati per il drenaggio delle zone palustri che si trovavano negli avvallamenti fra i dossi fluviali.