Posts Tagged ‘Territorio’

Un fiume tratteggiato

dicembre 12, 2021
Immagine in falso colore da Sentinel 2, il tratto di alveo del Tagliamento a valle della confluenza del torrente Degano (10 settembre 2021)

C’è un motivo chiaro se dico che non dovremmo intervenire con ulteriori modifiche allo stato attuale del fiume Tagliamento. Questo fiume, già molto maltrattato dall’uomo, conserva ancora caratteri di grande valore, possibilità enormi di usi plurimi, come ho scritto nell’articolo Una difesa del Tagliamento.
Quando iniziai a occuparmi professionalmente di fiumi, era sotto gli occhi di tutti che un’ampia parte del reticolo idrografico nel bacino montano del Tagliamento era soggetto a prolungate asciutte inverali ed estive. Eppure lo scrivemmo per la prima volta fra il 2004 e il 2005, quando la Regione iniziò a lavorare all’applicazione della Direttiva Quadro sulle Acque, la famosa 2000/60/CE.

All’epoca ero il biologo a contratto presso il Laboratorio Regionale di Idrobiologia dell’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia. L’ETP collaborò con il Servizio gestione risorse idriche della Regione, con l’ARPA e l’Università degli Studi di Trieste e insieme progettammo una serie di studi, allo scopo di comprendere e documentare gli effetti delle derivazioni a uso idroelettrico che alimentano la centrale di Somplago.

Quegli studi costituirono la base per qualcosa di molto importante: le misure di tutela quantitativa del Piano Regionale di Tutela delle Acque.

Imparammo allora che i fondovalle carnici sono, a tutti gli effetti, degli enormi canaloni pieni di sedimenti più o meno grossolani. Sulla genesi di questi canyon pieni di ghiaia ci sono ottime ipotesi, ma dato che non sono geologo, mi limito a osservare l’effetto superficiale: l’acqua può scendere nel materasso alluvionale, dove continua a muoversi verso il mare, ma in una porzione di spazio dove è inaccessibile per noi esseri di superficie. Sappiamo che non è sempre stato esattamente come ora e che il Tagliamento, in assenza di sbarramenti e derivazioni, era un fiume perenne nel tratto montano. Le asciutte si verificavano probabilmente, per brevi periodi, nel tratto molto disperdente fra la stretta di Pinzano e la linea delle risorgive. Questo favorì l’attraversamento, ad esempio al guado della Richinvelda, tristemente famoso per l’assassinio del nostro Patriarca il Beato Betrant. A monte di Pinzano il Tagliamento era stato perenne fino a metà del XX secolo.

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Perdita di suolo e habitat acquatici

gennaio 28, 2021

Un fenomeno molto comune nei corsi d’acqua di risorgiva è l’ostruzione degli spazi interstiziali dei substrati ghiaiosi.

Canaletta di drenaggio in ambito agricolo

Questo fenomeno, che viene spesso indicato col termine inglese embedding, può arrivare alla formazione di un substrato in cui i granuli di dimensioni comprese fra 2 e 20 mm sono completamente inglobati in una matrice più fine.

All’origine di questo fenomeno, che si verifica anche in tratti dove la velocità della corrente e la presenza di terreni ghiaiosi prevedrebbe fondi del tutto diversi, c’è un elevato trasporto in sospensione di sedimenti fini, provenienti dal territorio circostante.

In condizioni naturali, nella bassa pianura friulana, i corsi d’acqua di risorgiva erano un tempo inseriti in un contesto forestale ed erano circondati da paludi e acquitrini, in cui spagliavano i torrenti di origine collinare. Questi ambienti rappresentavano un efficiente sedimentatore.

La trasformazione del territorio, attuata nel corso degli ultimi secoli al fine di estendere le aree coltivabili, ha determinato la presenza di ampie superfici di suolo nudo, drenate da un sistema di scolo che fa capo a canalette in terra come quella della foto.

In questa condizione, le precipitazioni sono in grado di rimuovere, per ruscellamento, una quantità rilevante di sedimenti fini che, trasportati fino ai corsi d’acqua di risorgiva, si depositano sui fondali ghiaiosi, generando il quadro descritto. Questo processo facilita l’insediamento di piante acquatiche, che a loro volta contribuiscono ad aumentare la scabrezza del fondo e a catturare più efficacemente il flusso di sedimenti fini.

Nel complesso questo mutamento ha trasformato gli habitat acquatici di quasi tutto il reticolo idrografico dei bacini di risorgiva, provocando la scomparsa di quelli adatti alla vita di diverse specie di invertebrati e alla riproduzione di alcune specie di pesci.

Un grillo che fa molto rumore

aprile 4, 2017

No, non si chiama Giuseppe, ma Zeuneriana marmorata e per essere precisi viene definito dai naturalisti un “grillastro”. E’ balzato agli onori della cronaca pochi giorni fa quando un articolo a firma di Giulio Garau su Il Piccolo (il quotidiano di Trieste) ha narrato il 30 marzo scorso la vicenda di come un progetto di ampliamento delle strutture della società Adriastrade, nell’area industriale di Monfalcone (GO), sia stato “bocciato” a causa della presenza di questo insetto.

L’articolo non si spinge molto nei dettagli, non è nemmeno molto chiaro di che tipo di procedura (VIA o VIncA?), ma l’autore mette in evidenza l’importanza dell’iniziativa industriale riservando un tono fra l’indignato e il canzonatorio nei confronti di coloro che hanno posto fine all’iter autorizzativo a causa di un insetto, che rischiava di essere infastidito dalla crescita di un’attività che è presente sul territorio da 30 anni e dà lavoro a circa 100 dipendenti.

Da che parte sto?

E’ una domanda ridicola e indegna di una risposta. Sono convinto che sia perfettamente possibile continuare attività produttive senza per questo interferire in modo pesante con ciò che rimane dell’ambiente naturale. Altrimenti (more…)

Morfologia dei monti e fenologia

Maggio 25, 2016

Molto spesso mi trovo professionalmente impegnato nel tentare di comprendere, o prevedere, l’entità e la distribuzione di alcuni fenomeni naturali, sia nel tempo che nello spazio. Lavorando prevalentemente sugli ambienti acquatici montani, mi capita frequentemente di imbattermi in considerazioni piuttosto ovvie, ma non banali, sull’effetto delle precipitazioni, del gelo e della fusione della neve.

Qualche giorno fa, salendo a piedi lungo un monte delle Alpi Carniche fra quota 1380 m e 2036 m sul livello del mare, mi sono divertito a osservare la distribuzione dei colori. Il verde ormai deciso della faggeta a fondovalle, quello tenue al limite altimetrico superiore della specie, unito al verde più cupo dell’abete rosso, quindi il verde brillante delle praterie avviate verso la prima fioritura, il marrone giallastro di quelle appena emerse dalla coltre di neve, il candore dei nevai ancora presenti, poi il marrone scuro delle arenarie e degli scisti carboniferi e il grigio chiaro del calcare di scogliera devonico.

Alta valle di Chiaula a primavera

E’ stato bello soprattutto osservare su un versante esposto a E-NE le differenze di colore sui lati opposti di piccoli crinali secondari. La faccia rivolta a E già verde, quella esposta a NE ancora gialla, a parità di quota. Tutto dipende da quanta energia il Sole ha inviato a (more…)

Angoli di natura

settembre 23, 2010

Mercoledì scorso ho passato un po’ di tempo seduto presso le rive di una pozza in alpeggio. Ero al Passo Cason di Lanza, nei pressi dell’omonima malga, dove si trova un piccolo stagno, la classica raccolta d’acqua creata per abbeverare le vacche. Finito il mio panino (era la pausa pranzo) ho iniziato a lottare, in senso metaforico, con le libellule.

Aeshna juncea

Non ho mai dato grande peso agli ambienti residui, così come a quelli la cui estensione è molto ridotta. Ma l’esperienza mi sta insegnando a rivalutare ogni tessera del mosaico, ammettendo che se ne mancasse anche una sola, l’immagine risulterebbe rovinata. Pur rifuggendo dalla passione particolarista, che affligge in modo particolare alcuni colleghi, sono giunto lentamente alla convinzione che valga la pena di conservare e gestire in modo oculato ogni metro quadrato del territorio. (more…)