Posts Tagged ‘Turismo’

Mettere la minestra a tavola in montagna

luglio 19, 2022

Una riflessione da parte di uno nato in pianura, ma con la passione dell’alpinismo e che lavora in montagna da vent’anni; uno che ci lavora per preservare l’ambiente naturale, mica per costruire muri, però lo fa fianco a fianco con quelli che lassù ci sono nati. La riflessione fa sempre bene, il problema è che non ho veramente una soluzione, un modo per guidare un pochetto le cose nella maniera che piacerebbe a me. Al massimo potrei lamentarmi, protestare e indignarmi perché vanno in un’altra maniera, ma frignare non mi piace: quando le cose si mettono male, stringi bene gli scarponi e vai, passo lento e costante, ma vai.

Un baldo giovane me nel 1994 in SudTirolo (non è un selfi, non erano di moda e si usava la pellicola, che costava tantissimo per me)

La gente di montagna non vive delle mie idee romantiche, ma di denaro. Bês, schei!
Spiegatemi con quale diritto, io che ho la casa in un posto dove per andare a fare la spesa al centro commerciale posso camminare appena 1 km in perfetto piano, potrei pretendere dagli abitanti della montagna di vivere con metà del mio reddito, per non turbare la mia sensibilità. Mi manderebbero subito a fare un giro sul mus!

Qua, se avessi lo sfondo giusto, mi sarei filmato e avrei fatto un monologo come quelli bravi che fanno i montanari in televisione. Per vostra fortuna non ho lo sfondo giusto e devo finire un lavoro su in Dolomiti, per cui non ho tempo. Il monologo è scritto al volo e via.

Il denaro non lo portano quelli come me, che consumano più che altro suole di scarponi e raramente qualche pasto in un rifugio. Il denaro lo portano migliaia, decine e centinaia di migliaia, di persone che vanno a farsi “i selfi” sul lago dove viene girata una qualunque serie tv, che presenta la montagna in modo appetibile per tutti, distorto e aberrante. Figurarsi che ho visto serie tv dove i sudtirolesi parlano veneto. Che se i’u cjate un di chei dai Schützen … li ingruma a secco. Mi fanno venire la gastrite, specie quando ci sono scene di gente che “va in montagna”. Sembrano degli impediti, vestiti da scemi, che fanno cose da storditi. Quella è l’immagine che ha di noi il “grande pubblico”. Ci credo che poi vorrebbero farci pagare l’elicottero anche se ci casca un macigno in testa per caso!

Fra i tacchi dell’Ogliastra (Sardegna orientale)

Ma i soldi li portano quelli che guardano quella roba lì, il sioreto che porta in gita la famiglia perché hanno visto “che bella che è la montagna in tv, andiamo a vedere, che poi ci facciamo i selfi e li vedono tutti, che noi siamo andati al lago come quelli della tv”.

Questi si presentano con le “sneakers”, quando si avvedono che il terreno è accidentato, camminano come un papero ubriaco su un vassoio coperto di biglie, dopo 100 m di dislivello gli viene un s’ciopon!

Bivacco Modonutti Savoia alla Sella Robon (Alpi Giulie, gruppo del Canin) – qui in infradito non ci si arriva proprio.

Allora, se i turisti non arrivano dove c’è l’attività, bisogna fare la strada, asfaltata! Il rifugio così diventa un alberghetto, con ristorante che sforna “piatti tipici” a ritmo da fast food di città, perché la domenica il nostro sioreto non è mica l’unico che ha avuto l’idea, sono migliaia, e bisogna macinare, macinare perché da settembre a dicembre non si lavora, da fine marzo a giugno non si lavora.

Cirque de Mafate, Île de la Réunion (Francia, dipartimento e regione d’oltremare nell’Oceano Indiano)

Facile fare filosofie, quando si ha un’attività che viaggia 12 mesi all’anno, o quando si è dipendenti di un’azienda che lavora 12 mesi all’anno e ti fa un bonifico 13 volte all’anno. Ma quando i turisti vengono 6 mesi all’anno, devi tirare su tutto sa? Se non sei in zona sciistica, devi fare grasso d’estate, come le marmotte. Certo, dove ci sono gli skilift ti va meglio, puoi fare grasso anche d’inverno. E se per farlo devi fare arrivare tutti i sioreti e i bauscia del pianeta a 2600 metri in infradito, boia can, vai dal presidente della Regione e gli dici che per avere il tuo voto deve fare la strada, la funivia, farlo arrivare sto fiume di umani che portano soldi!

Altrimenti hai due alternative: vivere come il nonno di Heidi (e i tuoi nonni) o mandare tutti in mona e scendere in pianura.

Un fiume tratteggiato

dicembre 12, 2021
Immagine in falso colore da Sentinel 2, il tratto di alveo del Tagliamento a valle della confluenza del torrente Degano (10 settembre 2021)

C’è un motivo chiaro se dico che non dovremmo intervenire con ulteriori modifiche allo stato attuale del fiume Tagliamento. Questo fiume, già molto maltrattato dall’uomo, conserva ancora caratteri di grande valore, possibilità enormi di usi plurimi, come ho scritto nell’articolo Una difesa del Tagliamento.
Quando iniziai a occuparmi professionalmente di fiumi, era sotto gli occhi di tutti che un’ampia parte del reticolo idrografico nel bacino montano del Tagliamento era soggetto a prolungate asciutte inverali ed estive. Eppure lo scrivemmo per la prima volta fra il 2004 e il 2005, quando la Regione iniziò a lavorare all’applicazione della Direttiva Quadro sulle Acque, la famosa 2000/60/CE.

All’epoca ero il biologo a contratto presso il Laboratorio Regionale di Idrobiologia dell’Ente Tutela Pesca del Friuli Venezia Giulia. L’ETP collaborò con il Servizio gestione risorse idriche della Regione, con l’ARPA e l’Università degli Studi di Trieste e insieme progettammo una serie di studi, allo scopo di comprendere e documentare gli effetti delle derivazioni a uso idroelettrico che alimentano la centrale di Somplago.

Quegli studi costituirono la base per qualcosa di molto importante: le misure di tutela quantitativa del Piano Regionale di Tutela delle Acque.

Imparammo allora che i fondovalle carnici sono, a tutti gli effetti, degli enormi canaloni pieni di sedimenti più o meno grossolani. Sulla genesi di questi canyon pieni di ghiaia ci sono ottime ipotesi, ma dato che non sono geologo, mi limito a osservare l’effetto superficiale: l’acqua può scendere nel materasso alluvionale, dove continua a muoversi verso il mare, ma in una porzione di spazio dove è inaccessibile per noi esseri di superficie. Sappiamo che non è sempre stato esattamente come ora e che il Tagliamento, in assenza di sbarramenti e derivazioni, era un fiume perenne nel tratto montano. Le asciutte si verificavano probabilmente, per brevi periodi, nel tratto molto disperdente fra la stretta di Pinzano e la linea delle risorgive. Questo favorì l’attraversamento, ad esempio al guado della Richinvelda, tristemente famoso per l’assassinio del nostro Patriarca il Beato Betrant. A monte di Pinzano il Tagliamento era stato perenne fino a metà del XX secolo.

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Stella – da Pescarola a Titiano

agosto 27, 2019

Lo Stella è uno dei fiumi di risorgiva che solcano la Bassa friulana, forse il più celebre fra i tanti corsi d’acqua che nascono in mezzo alla pianura friulana, dall’emersione delle acque della grande falda freatica che raccoglie le acque dei fiumi alpini, disperse nelle ghiaie della Alta. L’acqua dello Stella sostanzialmente è quella del Tagliamento, con qualche aggiunta derivante dalla percolazione delle piogge e dalla dispersione di rii minori nella fascia di pianura asciutta della Alta, fra i colli morenici e la così detta “linea delle risorgive”.

Abbiamo percorso una parte del tratto inferiore di questo fiume, caratterizzato da acque molto calme, corrente lentissima e rive coperte di alberi. Si parte da Pescarola, dove è stato realizzato un porticciolo in uno dei tanti meandri “di morta” del fiume. Si tratta di un antico meandro che il fiume non utilizza più, dunque è ancora più calmo del canale attivo. Raggiunto Palazzolo dello Stella si prende la strada che a destra del fiume scende verso Precenicco. Dopo avere superato la ferrovia si incontra a sinistra una strada (Via dello Stella) con l’indicazione “porto di Pescarola” o “Puart di Piscjarole” in lingua friulana. Dopo essere passati accanto alle banchine del porticciolo, prima di una decisa curva a destra, si vede sulla sinistra lo scivolo di alaggio per i natanti. Questo è il punto di imbarco che abbiamo scelto. Per visualizzare il punto di imbarco segui questo link.

Da qui si esce subito sul fiume Stella e ci si dirige verso valle (destra) guidati da una modesta corrente. Per tutta la gita abbiamo dovuto usare in modo attivo le pagaie, perché (more…)

Passaggi per i pesci: perché e a cosa servono?

gennaio 13, 2019

Strutture importanti ma spesso mal congegnate

Molte specie di pesci, fra cui alcune di rilevante interesse commerciale, si spostano di molti chilometri nel corso della propria vita per svolgere attività differenti in ambienti diversi fra loro. Credo che tutti abbiano in mente la famosa migrazione dei salmoni (qui l’articolo di Wikipedia che riguarda il salmone atlantico), che risalgono dall’oceano lungo i fiumi per raggiungere piccoli corsi d’acqua montani dove depongono le uova. Ovviamente i loro giovani devono compiere il percorso inverso, raggiungere il mare, alimentarsi fino a crescere e diventare adulti, quindi tornare a risalire il fiume per deporre le uova.

Una briglia che costituisce un ostacolo insormontabile per la migrazione dei pesci.

Questo meccanismo era ben noto fin dalla notte dei tempi, tant’è che l’uomo, analogamente agli orsi che vediamo in certi documentari, si appostava in passaggi obbligati lungo la via di migrazione, per intercettare i grossi salmoni diretti verso le zone di riproduzione. Un tipo di pesca che, per quanto ridimensionato dall’allevamento intensivo di varie specie di salmone, continua a essere esercitato in molte aree del mondo, dando reddito a diverse migliaia di famiglie.

Capirete che se lungo il percorso del salmone piazziamo un ostacolo insuperabile, questo non potrà raggiungere il luogo in cui si riproduce e dunque morirà senza figli, ovvero senza generare quella prole che non solo serve a perpetrare l’esistenza della popolazione, ma anche a sostenere l’attività di pesca da parte dell’uomo. Di questo furono consci diversi governi (more…)

Acqua tema complesso

aprile 1, 2016

Traggo lo spunto dall’approvazione del Progetto di Legge regionale del Friuli Venezia Giulia n.135 in materia di “Organizzazione delle funzioni relative al servizio idrico integrato e al servizio di gestione integrata dei rifiuti urbani”. Non parlerò di rifiuti perché non sono competente in materia, limitandomi a quanto riguarda l’acqua, perché è l’ambito in cui opero a partire dal tempo in cui preparai la mia tesi di laurea.

Acquadimontagna

Il senso di un servizio idrico integrato è quello di gestire qualcosa di complesso in modo organico. L’acqua ha un ciclo che gran parte di noi conoscono, ma di cui molti sottovalutano l’importanza in termini di connessioni e consequenzialità di cause ed effetti. In sostanza, quasi tutti abbiamo capito che l’acqua delle nubi proviene dal mare e che la pioggia alimenterà poi i fiumi e le falde acquifere, per scorrere quindi più o meno rapidamente verso il mare.

Questo miracoloso ciclo, messo in moto dall’energia solare, ci sembra inalterabile e immutabile. Così non è, come dimostra il così detto cambiamento climatico, ovvero il mutare del comportamento di acqua e aria rispetto a quanto costituiva la norma di qualche decennio or sono.

Ma un’altra cosa ci ha insegnato il tempo: l’acqua è una risorsa rinnovabile ma non illimitata, rinnovabile ma non inalterabile. In sostanza, va gestita, perché la nostra richiesta di acqua è aumentata enormemente, di pari passo con la nostra capacità di inquinarla, ma non con la capacità di essere più efficienti nel suo uso.

Per anni mi sono occupato di qualità delle acque superficiali, ovvero di valutare quanto i corpi idrici superficiali fossero integri rispetto a uno stato “naturale” e capaci di sostenere i processi ecologici che vi trovavano sede prima dell’intervento dell’uomo. Questo studio ovviamente implica anche la valutazione della capacità dei corpi idrici superficiali di fornire acqua all’uomo, non limitandosi alla parte non umana dell’ecosistema.
Un fiume, un torrente, un lago, possono in effetti essere la casa di una miriade di organismi, ma anche la fonte da cui attingere acqua potabile, o idonea all’irrigazione dei campi, necessaria per il funzionamento di (more…)