Risorgive

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Cosa crea la parte (molto) acquatica del Friuli

Le chiamiamo risultivis, in lingua friulana, per descrivere il fenomeno dell’emersione della falda freatica nella pianura fra le Prealpi e l’Adriatico.

Le risorgive non sono nient’altro che un insieme di punti in cui, nel bel mezzo della pianura, l’acqua esce copiosamente dal terreno, facendo nascere fiumi apparentenente dal nulla. In verità i geologi hanno svelato da molto tempo i segreti di questo fenomeno, che ha influenzato per decine di secoli la vita dei friulani; molto prima di sapere di potersi definire “friulani” oltre tutto.

Cosa si cela dietro l’emersione delle acque, lungo una fascia che si estende per decine di chilometri fra Polcenigo, ai piedi del Cansiglio, e Monfalcone, ai margini del Carso?

[NdA: culturalmente parlando Monfalcone non è in Friuli]

Idrografia della pianura friulana, viene indicata la linea superiore della fascia delle risorgive (clicca per una versione ingrandita)

Cansiglio e Carso sono due aree carsiche, ma in questo caso il fenomeno è in buona parte slegato dal destino delle acque carsiche. Ai piedi delle Prealpi Carniche e Giulie, allo sbocco delle valli, si aprono a ventaglio dei grandi conoidi alluvionali, creati con pazienza da Cellina, Meduna, Tagliamento, Torre, Natisone e Isonzo, oltre ad una serie di loro tributari.

Questi conoidi altro non sono che grandi mucchi di ghiaia e ciottoli, depositati dai corsi d’acqua nella zona in cui, a causa della diminuzione di pendenza, l’acqua rallenta. Più l’acqua è veloce, maggiore è la sua capacità di trascinare detriti, anche di grandi dimensioni. Viceversa, una corrente debole permette solamente il trasporto di sedimenti fini. Più ci si avvicina al mare, più lento è lo scorrimento e minore la dimensione dei granuli dei sedimenti trasportati.

Immaginate di essere di fronte a un mucchio di ghiaia su un piazzale asfaltato e di rovesciarvi sopra un bicchiere d’acqua. Che fine farà l’acqua?

L’acqua si infiltra in un mucchio di ghiaia, passando nella miriade di spazi liberi (interstiziali) fra un sassolino e l’altro. Dopo pochi istanti vedremo solamente una chiazza di ghiaia umida, che si asciugherà più o meno rapidamente. Che fine ha fatto l’acqua? È scesa fino a incontrare l’asfalto. Questo è pressoché impermeabile e quindi l’acqua non potrà attraversarlo. Ma dato che un bicchiere è un quantità piuttosto piccola, il nostro esperimento non ci dirà nulla sul destino dell’acqua, buone congetture a parte.

Se inizieremo a versare altra acqua, lentamente, questa finirà per scivolare sull’asfalto fino a uscire dai margini del mucchio. Questo è lo schema (troppo) semplificato del fenomeno che si verifica nella pianura friulana su una scala molto più ampia: ci sono decine di chilometri fra la zona di carica (dove l’acqua arriva sulla ghiaia) e le risorgive (margine del mucchio di ghiaia).

Descrizione schematica del fenomeno delle risorgive nella pianura friulana, clicca per una versione ingrandita

Il nostro esperimento col mucchio di ghiaia ci potrebbe insegnare un’altra cosa interessante: quando smettiamo di versare acqua, questa continua per un po’ a uscire dai punti di risorgenza. Viceversa, l’acqua non esce esattamente al ritmo con cui la versiamo sul mucchio. Anche questo accade, su scala molto più grande, nella nostra pianura alluvionale. Le risorgive continuano ad essere attive anche dopo molte settimane dall’ultima pioggia e lo farebbero anche se i fiumi alpini fossero del tutto asciutti per un po’ di tempo. Allo stesso modo, grandi piogge fanno aumentare lentamente la portata delle risorgive. Insomma la pianura, con la sua grande massa di ghiaia e ciottoli, funziona come un “volano” idrologico.

Il nostro esperimento non ci insegnerà però un’altra proprietà straordinaria delle risorgive: la scarsa variabilità della temperatura dell’acqua.

In un fiume alpino, al suo arrivo in pianura, l’acqua passa da circa 5 – 6°C in gennaio a 18 – 20°C in agosto. A volte la massima supera i 20°C nel pomeriggio. Se misuriamo la temperatura dell’acqua di risorgiva, nel punto in cui emerge, troveremo valori fra 12 e 13°C in tutti i mesi dell’anno, a meno che non arrivi acqua superficiale in quantità.

Il sottosuolo, dove l’acqua scorre lentamente fra la zona pedemontana e la fascia delle risorgive, non si scalda col sole estivo, né viene raffreddato dai gelidi venti invernali. La fisica si fa un po’ complessa e non ne parlerò ora, ma ci basta capire che la grande massa di acqua contenuta nella pianura ha una temperatura quasi costante, che possiamo misurare nei pozzi o alla risorgiva.

Questa caratteristica delle risorgive è molto importante dal punto di vista ecologico, perché da un lato garantisce acqua fresca anche in estate, dall’altro fa sì che non si scenda sotto i 10°C d’inverno. Le risorgive, per gli animali acquatici, sono luogo dove, dal punto di vista termico, ci sono solo le mezze stagioni!

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