Posts Tagged ‘Pesci’

Una popolazione ben strutturata

marzo 31, 2021

Quando parliamo di popolazione intendiamo un insieme di individui, appartenenti alla stessa specie, che occupano una determinata area e sono in grado di accoppiarsi generando prole. Ci sono casi in cui la popolazione occupa un intero continente, come in quello di Anguilla anguilla (intera Europa occidentale), altri in cui una popolazione ha un areale molto ristretto, ad esempio Salvelinus umbla nel Lago Inferiore di Fusine (Tarvisio, UD).

La struttura di una popolazione è determinata dalla sua demografia: che età hanno gli individui che osserviamo? Di solito usiamo termini come “classe d’età” per indicare gli individui che hanno ad esempio 0 anni, ovvero sono nati da meno di un anno. Qualcuno usa la notazione 0+, che significa individuo che ha più di 0 e meno di 1 anni. Ovvio, non esistono individui che abbiano meno di 0 anni. Fra gli animali, a differenza di quanto accade fra gli uomini, è frequente in caso in cui si individua una stagione riproduttiva, quindi tutti gli individui nati in un certo anni, saranno venuti al mondo in un lasso di tempo piuttosto limitato. Ad esempio, per il 2021 potremmo dire che gran parte dei nati di Cottus gobio sono usciti dall’uovo ad aprile. Questi pescetti costituiscono una coorte, quella che noi umani chiamiamo “classe”. Io sono della classe 1971, ad esempio, perché appartengo alla coorte dei nati in quell’anno.

In tutte le specie viventi gli individui che nascono hanno destini diversi fra loro. Alcuni vivono brevemente, altri invecchiano molto. Quindi se nascono in questo periodo 1000 individui di Cottus gobio, fra un anno la loro coorte sarà molto meno numerosa, fra due ancora meno, fra tre meno ancora e via dicendo fino a esaurimento dell’ultimo Matusalemme. La mortalità / sopravvivenza determina dunque la numerosità di una coorte, ma prima di essa vengono la capacità e il successo riproduttivo dei genitori, ovvero ciò che determina quanti giovani nasceranno in un dato anno, entrando a fare parte di una coorte.

Per capacità riproduttiva intendiamo: quanti figli possono generare gli individui di quella popolazione in quell’anno? Dipende da quanti potenziali genitori ci sono (riproduttori) e dalla loro capacità riproduttiva, ad esempio in termini di uova prodotte (se parliamo di pesci). Se abbiamo pochi individui sessualmente maturi, non potranno certo fare molte uova. Coi pesci c’è un ulteriore elemento di cui tenere conto: la taglia delle femmine. Più grande è una femmina, più uova produce. Funziona anche coi maschi, perché ovviamente un pesce più grande ha testicoli più voluminosi, ma il grande fattore limitante è la produzione delle uova, che sono grandi, ingombranti e piene di riserve energetiche. Il risultato di tante interazioni e fenomeni biologici porta, nel caso in cui ci sia una certa stabilità di condizioni nel tempo, a determinare una struttura di popolazione in cui ci sono moltissimi giovani e sempre meno individui man mano che l’età aumenta. Nel grafico qui sotto potete vedere un esempio reale relativo a una popolazione che ho seguito per quattro anni consecutivi, facendo censimenti ittici sempre fra la fine di agosto e settembre.

Struttura di popolazione di Salmo trutta in un tratto del torrente Slizza (Tarvisio, UD) fra il 2016 e il 2019

La struttura della popolazione che vedete qui sopra è “da manuale”. Ma questa non è la norma nell’osservazione delle popolazioni ittiche. Innanzitutto va detto che ho seguito questa popolazione per un tempo piuttosto lungo. Raramente uno studio si protrae per quattro anni consecutivi a parità di condizioni ambientali. In secondo luogo, aspetto non secondario, la scelta dell’area di campionamento e il metodo applicato sono stati i migliori possibili. Nello stesso torrente, poco più a monte, le difficoltà di accesso e di campionamento hanno fatto sì che la struttura osservata fosse meno “perfetta”, anche se erano presenti le stesse coorti. Qual è il problema? In questo caso ho effettuato i campionamenti su un tratto di torrente lungo 100 metri che comprendeva una serie di habitat diversi fra loro. In particolare si inizia da un lungo raschio, si passa a una rapida con poche e piccole buche, per finire in una grande buca al piede di una briglia. Questa eterogeneità è caratteristica dei torrenti. Se avessi eseguito il campionamento solo nel raschio, probabilmente mancherebbero gli individui di classe 3 e 4, perché i pesci di quell’età sono piuttosto grandi e scelgono habitat con acqua più profonda nel periodo dell’anno in cui si limitano a cacciare e cercare riparo dai predatori. Notate, se avessi effettuato il campionamento a novembre forse non avrei trovato gli individui più vecchi nella grande buca, ma in qualche zona con acqua bassa e non troppo veloce, adatta alla deposizione delle uova.

Il grafico che vedete sopra ha una stranezza: i numeri non sono interi. Questo è dovuto al fatto che ho usato il numero stimato di individui e non quello degli individui catturati. Perché l’ho fatto? Perché il numero di individui catturati tende a sottostimare le coorti giovani se si effettuano le catture mediante elettropesca. Più piccolo è un pesce, meno è sensibile al campo elettrico, meno probabile è che venga catturato. A questo problema si ovvia adottando il removal method con almeno due passaggi ripetuti, ma questo è un altro argomento.

Ricordiamoci sempre che i nostri dati sono relativi a un campione, che può essere rappresentativo o meno della popolazione reale. La scelta dei siti di campionamento, l’eterogeneità degli habitat, la stagione e le condizioni idrologiche in cui si opera, oltre alla capacità degli operatori di catturare i pesci, sono fattori che influenzano fortemente la bontà del dato. Per motivi di costo si è soliti effettuare un solo campionamento ogni cinque o più anni, spesso senza tenere conto della stagione in cui si campiona. Questo modo di operare è evidentemente sbagliato e produce dati che probabilmente non descrivono correttamente la popolazione osservata. Questo è ancor più vero se stiamo osservando la popolazione di una specie molto mobile.

Se campioniamo in condizioni di magra, sia essa estiva o invernale, probabilmente avremo dati simili per specie poco mobili, come Cottus gobio, Padogobius bonellii, Knipowitschia punctatissima, Cobitis bilineata. Se campioniamo invece specie molto mobili come Anguilla anguilla o Thymallus aeliani, possiamo stare certi che ciò che osserveremo ad agosto si discosterà da quanto osservato a febbraio. Qual è la verità?

Possiamo intuire la verità con una buona approssimazione se effettuiamo campionamenti in siti con caratteristiche diverse, in stagioni differenti dello stesso anno. Questo ovviamente comporta uno sforzo per lo meno quadruplo rispetto a campionare in un solo sito una volta all’anno e dunque un costo che è decisamente superiore a quello di un usuale piano di monitoraggio ittico. Per questo motivo abbiamo spesso dei dati che sembrano rappresentare popolazioni non ben strutturate, mentre nella realtà queste sono composte da molte coorti. Penso sia chiaro, a questo punto, il motivo per cui il monitoraggio della fauna ittica non è per nulla facile da fare e richieda una notevole preparazione del personale, oltre a una pianificazione accurata.

Perdita di suolo e habitat acquatici

gennaio 28, 2021

Un fenomeno molto comune nei corsi d’acqua di risorgiva è l’ostruzione degli spazi interstiziali dei substrati ghiaiosi.

Canaletta di drenaggio in ambito agricolo

Questo fenomeno, che viene spesso indicato col termine inglese embedding, può arrivare alla formazione di un substrato in cui i granuli di dimensioni comprese fra 2 e 20 mm sono completamente inglobati in una matrice più fine.

All’origine di questo fenomeno, che si verifica anche in tratti dove la velocità della corrente e la presenza di terreni ghiaiosi prevedrebbe fondi del tutto diversi, c’è un elevato trasporto in sospensione di sedimenti fini, provenienti dal territorio circostante.

In condizioni naturali, nella bassa pianura friulana, i corsi d’acqua di risorgiva erano un tempo inseriti in un contesto forestale ed erano circondati da paludi e acquitrini, in cui spagliavano i torrenti di origine collinare. Questi ambienti rappresentavano un efficiente sedimentatore.

La trasformazione del territorio, attuata nel corso degli ultimi secoli al fine di estendere le aree coltivabili, ha determinato la presenza di ampie superfici di suolo nudo, drenate da un sistema di scolo che fa capo a canalette in terra come quella della foto.

In questa condizione, le precipitazioni sono in grado di rimuovere, per ruscellamento, una quantità rilevante di sedimenti fini che, trasportati fino ai corsi d’acqua di risorgiva, si depositano sui fondali ghiaiosi, generando il quadro descritto. Questo processo facilita l’insediamento di piante acquatiche, che a loro volta contribuiscono ad aumentare la scabrezza del fondo e a catturare più efficacemente il flusso di sedimenti fini.

Nel complesso questo mutamento ha trasformato gli habitat acquatici di quasi tutto il reticolo idrografico dei bacini di risorgiva, provocando la scomparsa di quelli adatti alla vita di diverse specie di invertebrati e alla riproduzione di alcune specie di pesci.

Tu non puoi passare

gennaio 26, 2021

Disse Gandalf al Balrog sul ponte di Khazad Dûm.

Salto netto di 3,1 m in queste condizioni di portata.

Oppure una briglia ai pesci, che siano anadromi, catadromi o potamodromi, questa le nostre specie non la passano nemmeno con un razzo legato alla coda.

Sto lavorando sulle discontinuità, ampliando l’analisi dai monti al mare e tenendo in considerazione le necessità di più specie. Le ricadute gestionali saranno importanti.

Catastrofi col cielo blu

novembre 11, 2020
I modelli meteorologici prevedono un cumulo di precipitazioni pari a 0 – 1mm sulle Alpi Carniche da oggi al 27 novembre.

Previsioni del cumulo di precipitazioni dal 11 al 27 novembre 2020 (www.wetterzentrale.de)

Traduco per i non addetti ai lavori: è in corso un grosso evento catastrofico dal punto di vista ecologico. A cui potrebbe seguire un evento catastrofico dal punto di vista idrologico, se il mare non si raffredderà rapidamente con le solite correnti nordorientali. Tutto dipende da come si piazzerà veramente il margine dell’alta pressione.
Vi spiego cosa mi preoccupa. I corsi d’acqua alpini e prealpini sono ecosistemi fortemente influenzati dalle precipitazioni.

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Le estinzioni invisibili

dicembre 30, 2019

Occhio non vede, cuore non duole?

Qualche tempo fa stavo osservando con interesse (e un po’ di senso di colpa) un tricottero nello stadio imaginale, posato su una pianta di Arundo donax, lungo le rive di un corso d’acqua della Bassa Pianura Friulana (vedi foto).

Esemplari di Anguilla anguilla catturati in ambiente di risorgiva (Friuli Venezia Giulia)

Pur avendo studiato per molti anni l’ecologia dei corsi d’acqua, non ho mai imparato a riconoscere i Tricotteri in modo da attribuire gli individui osservati a una specie. Da qui il senso di colpa. Lavorando in acqua mi limitavo a una determinazione fino al livello di famiglia, talvolta di genere, ma mi fermavo lì perché non sono uno zoologo in senso classico. A me interessava poco conoscere il nome di un organismo, piuttosto era prezioso avere informazioni riguardo alle sue abitudini alimentari, o qualcosa relativo alla porzione dello spazio ecologico che occupa un organismo. In realtà ogni specie ha caratteristiche proprie e uniche localmente, cosa che ne giustifica l’esistenza. Tuttavia in letteratura non ho mai trovato le informazioni di dettaglio sull’autoecologia delle specie che avrei potuto avere di fronte a me, mentre queste informazioni erano disponibili a livello di genere o di famiglia. Da qui la parzialità del senso di colpa.

Il punto però ora è un altro. Centinaia di persone hanno raccolto invertebrati acquatici negli ultimi trent’anni, ma quasi tutti hanno spinto il riconoscimento fino al livello tassonomico richiesto dall’applicazione di diversi indici biotici, utilizzati per la valutazione della qualità dell’ecosistema acquatico. Pochissimi faunisti si sono spinti oltre, talmente pochi che è stato possibile solamente avere informazioni generiche sulla presenza di una specie in una data area, ma mai un quadro sistematico e approfondito di tutte le specie presenti in quella stessa zona.

La differenza non è irrilevante, perché i dati in nostro possesso riguardano solo le presenze rilevate, talvolta in modo non sistematico e con campionamenti non distribuiti in modo razionale sul territorio. Detto in parole povere, non sappiamo se siano state osservate tutte le specie di Tricotteri presenti in Friuli, né conosciamo la distribuzione dettagliata di quelle osservate. Questo ovviamente vale anche per molti altri organismi poco appariscenti. Dall’altro lato siamo immersi in un mare di dati riguardo agli Uccelli, ci sono abbastanza dati su molte famiglie di Mammiferi e abbiamo una discreta di sponibilità di dati sui Pesci.

In un quadro del genere il mio pensiero va al tema delle estinzioni. Proprio in questi giorni sto lavorando su una specie ittica a forte rischio: l’anguilla europea.

L’anguilla è una specie “importante” per l’uomo, perché ha rappresentato una risorsa alimentare rilevante in passato. Gli individui in accrescimento occupano volentieri ambienti che sono poco (o per nulla) produttivi per l’uomo. Tant’è vero che abbiamo eliminato gran parte degli habitat idonei all’anguilla europea, trasformando aree palustri in agricole.

Ammesso che un ettaro di palude possa contenere fra 30 e 40 kg di anguille, un ettaro di campo generato da bonifica (prosciugamento) può produrre da 5000 a 6000 kg di grano od orzo.

Ci siamo accorti del crollo nel reclutamento di Anguilla anguilla perché è una specie che peschiamo e facciamo ingrassare in allevamento, ma non ci siamo accorti della diminuzione (o estinzione) di chissà quante specie di animali che vivevano nei medesimi ambienti.

Obietterete che lembi di aree palustri esistono ancora e, in essi, potrebbero sopravvivere le specie di cui ipotizzo l’estinzione inosservata. Ciò avrebbe reso possibile la loro osservazione e dunque annullerebbe il rischio di un’estinzione non registrata. Magra consolazione. Questo tuttavia si scontra con un problema: il nostro sforzo di osservazione non è uniforme, né per intensità, né per distribuzione spaziale.

Un biologo molto più esperto di me, il dott. Fabio Stoch, mi fece notare molti anni fa che la nostra conoscenza degli ecosistemi di acque “dolci” era negativamente correlata con la distanza dai ponti. Questa osservazione mi spinse a fare sempre “quattro passi in più” per allontanarmi dalla strada: non ero per nulla sicuro che il mio mondo fosse rappresentato efficacemente dalle zone vicine ai ponti.

In senso positivo mi viene in mente più di un caso in cui abbiamo scoperto la presenza di specie inattese, o una frequenza inattesa di specie la cui presenza era già nota.

Al primo tipo appartiene il caso di Barbus balcanicus nell’area del Collio. Per il Friuli avevamo segnalazioni di Barbus caninus e non ci passava nemmeno per la mente l’idea che quei piccoli barbi nei torrenti collinari potessero appartenere a un’altra specie. Presi in tutt’altro genere di studi, noi idrobiologi del Friuli Venezia Giulia avevamo frettolosamente assegnato a Barbus caninus quelle popolazioni, fino a quando non venne dalla Lombardia un collega, Luca Buonerba, che all’epoca stava raccogliendo campioni per la sua tesi di dottorato. Quando lo accompagnai a catturare i “nostri” canini, li guardò e mi disse chiaramente che non sapeva cosa fossero, ma certamente non erano barbi canini. Le sue analisi sui marcatori genetici confermarono che non si trattava di Barbus caninus, ma bensì di Barbus balcanicus.

I nostri predecessori avevano sbagliato identificazione e noi, fedeli alla letteratura, avevamo accettato senza discutere le loro indicazioni. Oggi, grazie a questo fortunato caso, abbiamo preso coscienza della presenza di una specie che, per quanto ne sappiamo, era lì da ben prima che Linneo si sognasse di dare un nome a ogni taxon. Così potete leggere un lavoro scritto dai ricercatori dell’Ubiversità di Trieste (Bertoli et Al., 2019) su questa specie.

Per me, dato che mi occupo ora di gestione e conservazione più che di ricerca, è nata la necessità di tenere in considerazione questa specie, che nel 2005 consideravo assente dai torrenti dove oggi ritengo necessario tutelarla.

Immaginate quante altre specie potrebbero essere sfuggite alla nostra attenzione, in particolare se legate ad ambienti la cui contrazione o alterazione è stata più forte nell’ultimo secolo. Probabilmente ci sono state molte estinzioni locali non registrate, ma in certi gruppi di animali e piante non sono improbabili estinzioni globali, se consideriamo che alcune specie hanno areali di distribuzione molto piccoli e frammentati a causa di eventi naturali del passato (ad esempio le glaciazioni).

Da un punto di vista antropocentrico classico, l’estinzione di una specie sconosciuta all’uomo potrebbe essere considerata irrilevante, tuttavia ogni estinzione implica qualche cambiamento (che ne è causa o conseguenza) e questo sposta la biosfera dallo stato in cui ha consentito l’espansione della nostra specie. Anche senza chiamare in causa la morale, nessuna estinzione è una buona notizia, ma quelle che avvengono senza che ce ne accorgiamo sono le peggiori (per noi).